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JOAN AS POLICE WOMAN

di Maresa Galli

Numero 180 - Settembre 2017

In formazione con il cantautore e polistrumentista Benjamin Lazar Davis, Joan As Police Woman è tornata in concerto in Italia.


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In formazione con il cantautore e polistrumentista Benjamin Lazar Davis, Joan As Police Woman è tornata in concerto in Italia. All’anagrafe Joan Wasser, classe ’70, nasce a Biddeford, nel Maine (Usa). Ispirata dal soul di Stevie Wonder, Nina Simone, Al Green, Sly and the Family Stone, Ann Peebles, Dusty Springfield, Marvin Gaye, Betty Davis, Curtis Mayfield, è cantautrice, violinista e chitarrista. Esordisce come violinista nel gruppo Dambuilders, per suonare poi con artisti del calibro di Lou Reed, David Sylvian, Sheryl Crow, Sparklehorse, Dave Gahan, Elton John, Scissor Sisters, Steve Jansen, Antony and the Johnsons, Guillemots, Joseph Arthur, Rufus Wainwright, Lloyd Cole e Afterhours. Ha scelto il suo soprannome di “poliziotta” per rendere omaggio a telefilm cult degli anni ’70, “Pepper Anderson agente speciale”, una delle prime serie con protagonista una donna bella e in gamba: Angie Dickinson. -taglio- Della sua partecipazione alla riedizione dell’album degli Afterhours, “Hai paura del buio, Remastered & Reloaded”, nel quale ha riletto la canzone “Senza finestra”, afferma che si è trattato di “un’esperienza molto positiva. Sono grata a Manuel Agnelli per aver apprezzato subito le mie idee e siamo arrivati a fare il pezzo senza sforzo. Tutte le collaborazioni dovrebbero essere come questa!”, spiega. Il suo album d’esordio, nel 2006, “Real life”, è salutato con entusiasmo dalla critica e premiato, agli Independent Music Awards, come migliore disco pop rock. Nel corso degli anni la sua musica si trasforma, più ricercata nel sound e negli arrangiamenti abbandonando le chitarre più rock per esprimersi con il pianoforte e con l’eleganza degli archi. Nell’album “The Classic”, del 2014, Joan esorcizza i fantasmi del passato (la perdita della madre e del compagno Jeff Buckley), componendo con massima libertà creativa classic songs più soul, meno indie-rock e punk degli esordi. Alterna concerti con la band, con Davis, da solista, come nel toccante tributo a Nico ideato da John Cale, storico fondatore, con Lou Reed, dei Velvet Underground, nel quale interpreta, voce e piano, “My Heart Is Empty”. Nell’ultimo tour italiano, una delle tappe del suo decimo anno di carriera solista, ha presentato il progetto ispirato alla passione condivisa con Davis per i viaggi in Africa e, in particolare, per la musica dei Pigmei: “Let It Be You”. -taglio2- L’idea maturava già nel periodo in cui la cantautrice era impegnata nel progetto di Damon Albarn “Africa Express”. L’album, anticipato dal singolo “Broke Me In Two”, è accompagnato da un videoclip che vede protagonista, oltre al duo, l’attore Fred Armisen. “Let It Be You” è un piacevole mix di r’n’b, techno-rock, desert-blues, electro-soul, con atmosfere dai mille sapori e colori. Con Lou Reed, i Velvet e Patti Smith ha condiviso la passione nel raccontare New York, un intero, brulicante mondo, con le sue persone eccentriche, con la sua vita frenetica. Nel futuro ancora progetti da condividere con grandi musicisti, come l’album che sta realizzando con David Sylvian, un progetto solista e ancora tournée per raccontarsi. “Il mio lavoro non è che questo, cercare di essere onesta più che posso riguardo i miei sentimenti. Una volta che ho fatto questo, un mio brano non è più propriamente mio, va in giro per il mondo, appartiene agli altri, se decidono di volerlo con sé. Ho fatto un concerto a Tel Aviv e sono rimasta lì per una settimana; mentre visitavo la Città Vecchia a Gerusalemme, sono stata al Muro del Pianto e ho visto la gente in estasi. Estasi che per mia formazione non posso riferire alla religione, ma posso accostare alla musica e all’amore. La canzone parla di trovare un amore che è come la Città Santa, il mio Dio è l’amore”.





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