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Jamie Lee Curtis

Contro ogni violenza

di Tommaso Martinelli

Numero 226 - Dicembre-Gennaio 2021-2022

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Il Premio alla Carriera ricevuto a Venezia celebra una grande professionista che con i suoi film continua a far emozionare e riflettere, combattendo contro le tante ingiustizie che ci circondano


Attrice amatissima e poliedrica, Jamie Lee Curtis è stata la star indiscussa della 78. Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera e ha presentato “Halloween Kills” di David Gordon Green, ultimo film della celebre saga horror di cui l'attrice è anche produttrice, in tutte le sale italiane dal 21 ottobre. Figlia di due star che hanno fatto la storia del cinema come Tony Curtis e Janet Leigh, Jamie nel corso della sua carriera ha saputo sfruttare il suo talento in ruoli diversissimi spaziando dalle commedie diventate veri e propri ‘cult’ (“Una poltrona per due”; “Un pesce di nome wanda”) a film horror (“Halloween”) che le hanno fatto guadagnare il titolo di ‘Scream Queen’, indiscussa regina del brivido. Jamie, che emozione hai provato nel ricevere il Leone d’Oro alla carriera? “Sono davvero onorata e orgogliosa. Non nego che è molto difficile per me pensare che questo sia un “Premio alla carriera”, sembra che si chiuda un cerchio: io mi sento molto più creativa oggi di quanto non lo fossi da ragazza. Ho dedicato questo premio alle vittime e ai sopravvissuti alla violenza di qualsiasi tipo: fisica, politica, spirituale, sessuale, psicologica, culturale, emotiva, domestica e alla violenza e all’odio che proviene dalla discriminazione contro coloro che osano pensare in maniera indipendente.” Lei ha avuto una carriera spettacolare. Quando ha capito che la recitazione sarebbe stata la sua vita? “Adoro il mio lavoro e quando prendo parte ad un nuovo progetto tutte le persone sul set diventano parte della mia famiglia: senza ognuno di loro non sarebbe possibile realizzare un film. Ho provato questa sensazione sin dall'inizio della mia carriera: mi piace la collaborazione che c'è dietro la settima arte. Faccio questo lavoro soprattutto per i momenti che trascorro insieme alle altre persone, attimi che diventano i più importanti della mia vita: sono come un dono per me. D’altronde è proprio questa è la magia del cinema.”

Tre film in cui ha preso parte e che reputa i più significativi? “Sicuramente il primo “Halloween”, “Un pesce di nome Wanda” e “True lies”. Ho recitato anche in altri film venuti malissimo ma meglio non parlarne (ride, ndr).” Da oltre venti anni in Italia, la sera della Vigilia di Natale, va in onda “Una poltrona per due”, considerato un cult. E’ consapevole dell’affetto che gli italiani hanno nei suoi confronti? Cosa ricorda di quel film? “Sono davvero sorpresa! Adoro quel film, è fantastico e fa ancora molto ridere. Aver avuto la possibilità di partecipare a quel film lo reputo un dono che mi ha fatto John Landis, che mi ha voluta dopo aver lavorato insieme un corto horror. Chi mi conosce sa che non prendo le cose molto sul serio e lui deve averlo capito. E’ per questo, poi, che mi ha chiesto di recitare in “Una poltrona per due”. Da quel film in poi è arrivato il successo vero e proprio.” A Venezia 78 ha presentato Halloween Kills, sequel di Halloween del 2018. Come descriverebbe questa nuova avventura? “Nel film del 2018 abbiamo scelto di approfondire molto la psicologia dei personaggi, avvicinandoci quindi molto di più agli spettatori. Siamo attori ed è quasi una missione cercare la profondità delle storie, per questo la considero un’esperienza davvero soddisfacente. Come nel 2018, abbiamo dato voce al trauma, creando una collisione tra la realtà della vita e la realtà di Laurie: la sua rabbia, infatti, coincide con quella delle donne che subiscono violenze e vogliono dare voce al loro trauma. In questo secondo capitolo scopriamo anche la rabbia della comunità: trovo che quel che accade nel film abbia tante analogie con quello che sta succedendo nel mondo reale: una rabbia collettiva contro il sistema.” Cosa significa per lei tornare a rivestire i panni di Laurie? “Mi sento sempre sentita molto responsabile dei ruoli che mi sono stati assegnati nel corso della mia carriera: mi sento anche responsabile di quello che il pubblico pensa di me e quello che il pubblico pensa di me deriva dal lavoro che svolgo. La cosa più eccitante di essere un'attrice che recita lo stesso ruolo da tanto tempo, come me che interpreto Laurie da più di 40 anni, è che posso assistere a tutti i suoi naturali cambiamenti: siamo esseri umani e siamo in continua evoluzione. Laurie è umana, per questo è così facile riconoscerci in lei: come tutti noi combatte contro i demoni che ci si pongono di fronte nella vita. Siamo tutti sulla stessa barca.” Nel film, però, c’è anche un altro messaggio: non c’è tanta speranza perché il male è ancora lì… “Guardo ogni giorno il telegiornale e penso che non ci sia molta speranza, soprattutto in molti luoghi del mondo. Non sempre ci sarà una vittoria contro il male, però ci sono delle piccole vittorie grazie a persone buone che si adoperano per fare cose positive. Quello che David (il regista del film David Gordon Green, ndr) ha creato con questo film è un occhio verso il futuro, un’occasione per urlare. Sfogarsi, essere in collettività con gli altri.” Tra poco tornerà sul set per girare il terzo film di questa nuova saga di Halloween: cosa può anticiparci? “Ho letto la sceneggiatura durante il volo in aereo diretto a Venezia. Sono molto emozionata: posso dire solamente che credo sia un modo perfetto per chiudere questa trilogia.” Come si fa a diventare un’icona del genere horror? “In realtà sono una persona che si spaventa facilmente (ride, ndr)! Sul web ci sono tantissime mie foto da bambina perennemente con la faccia spaventata. A parte gli scherzi, credo che sia un talento naturale quello che ho. Sono un’attrice che non ha nessuna formazione: io mi preparo emotivamente e quello è il mio lavoro. Creo una connessione con la paura, le mie reazioni sono tutte assolutamente naturali. Credo sia questa la ragione a cui devo il mio successo nel genere horror.”

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