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J&PEG

di Johanna Wrobel

Numero 200 - Giugno 2019

Un sapiente gioco di riflessi e proiezioni, un inconsueto e articolato processo creativo, un continuo uso di riferimenti iconografici dell’universo della storia dell’arte...


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Un sapiente gioco di riflessi e proiezioni, un inconsueto e articolato processo creativo, un continuo uso di riferimenti iconografici dell’universo della storia dell’arte (antica e quella contemporanea), un ironico e giocoso approccio ai social media, caratterizzano le opere del duo J&PEG. Antonio Managò (1978, Busto Arsizio) e Simone Zecubi (1979, Gallarate) lavorano a quattro mani utilizzando una prassi operativa, che mescola differenti tecniche e media artistici, spaziando dalla pittura alla fotografia, dal disegno alla scultura, dalla computer grafica all’installazione. Entrambi diplomati all’Accademia di Belle Arti di Brera: Managò in scultura, Zecubi in scenografia, vivono e lavorano a Milano. Sin dagli esordi (2006), si fanno conoscere per la loro originalità artistica. Nel 2008 allestiscono a Firenze la prima personale “Working Mates”, curata da Achille Bonito Oliva. -taglio-La ricerca artistica dei J&PEG è basata sulla minuziosa preparazione tecnica di ogni opera, nonché sull’approccio concettuale complesso e meditato. Ogni atto creativo è preceduto da una vera e propria costruzione di una scenografia, creata in studio, realizzata in camera di posa, all’interno della quale vengono poi collocati i veri protagonisti delle opere. Questa sorta di “set” cinematografico è caratterizzata da fondali totalmente neri, sui quali appaiono improvvisamente, illuminati da forti lame di chiarore, gli oggetti e i dettagli anche più impercettibili. La magia della luce, una luce dirompente, attraversa il buio fitto senza forma ne misure, per svelare il mondo arcano delle cose, fino alle pieghe più celate e particolari altrimenti invisibili. Le immagini digitali, spesso di grande formato, vengono successivamente completate attraverso studiati interventi pittorici. Altre opere, invece, si basano sul grande gioco tonale di ombre e chiaroscuri, dove le figure inguainate nei teli grigi o neri, emergono dallo scuro dello sfondo, grazie ad un sapiente utilizzo delle fonti luminose. I personaggi senza volti, ingabbiati nelle pieghe dei tessuti monocromi, si trasformano in una specie di elementi compositivi del tutto uguali: forme plastiche e simboli, che richiamano sovente le immagini iconografiche dell’arte del passato. A volte, gli stessi personaggi, fanno parte degli allestimenti inusuali, forti e sorprendenti, e diventano a sua volta, delle nuove icone. Quelle guaine omogenee, che rendono tutti degli ignari figuranti, assumono un ruolo protettivo, permettono di-taglio2- conservare per sempre, in una forma di bozzolo informe, gli echi degli avvenimenti accaduti o dei ricordi, che altrimenti potrebbero svanire. Le ultime opere fotografiche dei J&PEG, si concentrano sul mondo dei social media, che nell’ultimo decennio hanno fatto cambiare la percezione di sé e le dinamiche di interazione sociale, ponendo principalmente accento sulla parte superficiale dell’individuo. Nell’utilizzo dei media, l’essere umano cerca in tutti i modi di velare i propri difetti e fragilità. Questo processo ha fortemente influenzato il modo di apparire. I personaggi delle opere degli artisti milanesi recitano un ruolo, montato ad arte, spesso esasperandolo. Figure bloccate in pose studiate e teatrali, si atteggiano al modo delle icone contemporanee, immerse negli scenari quasi psichedelici, spinte dalla evidente voglia di nascondere al meglio un senso di inadeguatezza. Scenari onirici, ambientazioni surreali, personaggi che indossano una “maschera” per simulare ciò che non sono, ma che vorrebbero essere e che la società gli impone di diventare. Volti celati da un velo leggero, intrigante e sapientemente posato, trucchi da diva e colori sgargianti. Un mondo artificiale e per niente vero, ma tanto coinvolgente da perderci la testa. Un universo per niente sconosciuto, che come ogni fiaba, anche la più crudele, coinvolge ed attira gli ignari spettatori, lasciandogli interdetti e ammaliati da una realtà incantata ed affascinante.





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