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Indie Italia

di Adriano Fiore

Numero 193 - Novembre 2018

Abbiamo passato anni a ballare la Disco Music. Anni spensierati, per un genere che si è protratto con forza fino alla fine degli anni Novanta e che, comunque, ancora oggi nelle feste di vario genere, fa la sua figura, trasmettendo per osmosi quel clima Yuppi di spensieratezza e cazzeggio...


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Abbiamo passato anni a ballare la Disco Music. Anni spensierati, per un genere che si è protratto con forza fino alla fine degli anni Novanta e che, comunque, ancora oggi nelle feste di vario genere, fa la sua figura, trasmettendo per osmosi quel clima Yuppi di spensieratezza e cazzeggio. La critica agli anni ’80, che hanno comunque visto consacrarsi protagonisti che hanno fatto la storia della musica, è che tuttavia siano stati un periodo – non solo nel mondo musicale – di totale disimpegno, di divertimento e basta, in contrasto con gli anni precedenti caratterizzati da un cantautorato impegnato, che in tutto il mondo faceva sentire la propria voce sui temi d’attualità così come, anche quando parlava d’amore, lo faceva con delle vere e proprie poesie mai banali. Dopo, invece, c’è stato il vuoto cosmico, con una scrittura musicale dove è entrata in gioco fortemente la sessualità involgarendo inevitabilmente testi e tematiche, così come al tempo stesso la politica e la critica sociale sono usciti completamente dal panorama pop, rinchiudendosi in una nicchia che sembrava, anno dopo anno, destinata mestamente a scomparire. -taglio- E poi? E poi succede che alla volta del Nuovo Millennio il mondo, dimostrandosi non più un posto così tranquillo, dà luogo ad una generazione che, all’epoca adolescente, inizia a guardarsi intorno, a ragionare su se stessa, a imborghesirsi forse un po’ ma nel senso migliore del termine, ovvero evitando il divertimento fine a se stesso ma piuttosto contestualizzando tutto, il periodo storico vissuto, le persone che ci circondano, il nuovo modo di vivere i sentimenti e tanto, tanto altro ancora. Dopo più o meno una ventina d’anni, quindi, oggi ci ritroviamo davanti ad un Rinascimento di quel cantautorato che credevamo morto per sempre, con tantissimi giovani artisti della scena Indie, Trap, ma anche Pop e Hip Hop capaci di parlare con la testa più che con il cuore, con un vocabolario ricco e ben strutturato, condannando definitivamente a morte, almeno per il momento, la “triade d’oro” del sole-cuore-amore. Che sia un fenomeno passeggero? Ovviamente si, lo è e lo sarà come tutti gli altri, ma la cosa più importante è viverlo a pieno, evitando di ripetere gli stessi errori del passato, quando tanti non furono capiti se non a distanza di anni, talvolta post-mortem, e soprattutto quando quelli che dovevano capirli erano oramai diventati troppo grandi, ascoltando quelle -taglio2- parole tra sospiri e rassegnazioni. Godiamoci Calcutta, Franco 126, Frah Quintale, Cosmo, Thegiornalisti, Coez, ma anche Fedez, Ghali, SferaEbbasta, la Dark Polo Gang e tutti gli altri. Ognuno a modo suo esprime un mondo che alla fine è il nostro, sentimenti che sono quelli comuni e correnti, non finti amori da film o realtà in cui tutto va bene. Oggi non va bene niente, e loro lo capiscono e lo dicono, ognuno ovviamente col proprio linguaggio che può o meno piacere. Criticarli senza conoscerli, tuttavia, così come paragonarli a mo’ di caricatura ai grandi del passato o, peggio ancora, non riconoscergli tale forte grado di innovazione rispetto al passato è il tipico atteggiamento che ci porterà, ancora una volta, a perdere la preziosa occasione di viverli a pieno e, perché no, di trarre spunto dalle loro interessanti riflessioni e critiche. Per fortuna come negli anni ’70 c’è di nuovo chi si è ingegnato per sussurrarci all’orecchio quello che siamo e dove stiamo andando. Chi ancora una volta si fingerà sordo stavolta lo farà in maniera colpevole, autoproclamandosi anche incapace di vedere i grandi di oggi per la troppa nostalgia del passato, che nasconde più voglia di gioventù che non voglia di buona musica.





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