Abbiamo intervistato la presentatrice e creatrice digitale Sofia Valleri, che è al timone del bellissimo format “Meet The Driver” dedicato al motorsport
Meno cronaca e più storytelling, meno tecnica e più emozioni. Questa è l'anima di “Meet The Driver”, il format di Sofia Valleri (presentatrice internazionale e creatrice digitale) nato con il desiderio di offrire un punto di vista diverso sul mondo dei motori, dando un accesso esclusivo al dietro le quinte attraverso delle interviste ai suoi protagonisti. -taglio- Noi l'abbiamo intervistata Ci parla di "Meet The Driver"? Come e quando è nato il progetto? «“Meet The Driver” nasce dall’idea di raccontare il motorsport non solo come competizione tecnica, ma come storia umana, fatta di emozioni, sacrifici e sogni. L’idea è venuta qualche anno fa, quando ho notato che molte storie dei piloti, soprattutto quelle più personali, restavano spesso nell’ombra. Il progetto è quindi nato per creare un ponte tra il pubblico e i protagonisti delle corse, mostrando anche il lato umano oltre la performance in pista». Qual è la sua filosofia e il suo approccio al mondo del motorsport? «La filosofia di “Meet The Driver” si basa sull’autenticità: vogliamo andare oltre i numeri e le statistiche, raccontando le emozioni dei piloti, le sfide quotidiane, i momenti di paura e gioia. L’approccio è sempre molto personale, cercando di far emergere la passione che muove queste persone, e mostrando che il motorsport non è solo adrenalina, ma anche dedizione, resilienza e sogno». Ci fa qualche esempio di piloti che ha intervistato? Quali sono i racconti che solitamente la emozionano di più? «In “Meet The Driver” ho avuto l’opportunità di intervistare piloti come Giancarlo Fisichella, Antonio Giovinazzi, Lucas di Grassi, Davide Rigon e Maro Engel e molti altri campioni. Ciò che mi emoziona di più sono i racconti legati a momenti di sfida personale. Per esempio, Fisichella mi ha confidato di come fosse solito mettere dentro il casco le foto dei suoi amici piloti, scomparsi proprio durante alcune gare, per portarli sempre con sé. Questo gesto semplice ma profondo è un esempio di quanto il motorsport possa valere davvero per un driver: non è solo adrenalina e velocità, ma anche emozioni, ricordi e legami umani che restano per tutta la vita». È più difficile per una donna farsi strada in un ambiente a prevalenza maschile come quello del motorsport? «È indubbiamente un ambiente a prevalenza maschile, e per una donna può essere più difficile emergere. Tuttavia, oggi forse grazie al progetto di Susie Wolff e alle driver capaci e preparate come le iron dames vedremo un rapido cambiamento di prospettiva». Quanto le piace condurre e intervistare? Lei aveva avuto altre esperienze lavorative di questo tipo in passato? «Mi piace moltissimo condurre e intervistare. Prima di “Meet The Driver” ho avuto esperienze come conduttrice per Superyacht TV un canale di Monte Carlo. Devo dire che interagire con i piloti è più stimolante». "Meet The Driver" è indubbiamente molto glamour come format? Come sceglie i suoi outfit? «Il format ha sicuramente un lato glamour, ma è in secondo piano. -taglio2- Siamo abituati troppo alla forma e abbiamo perso di vista il contenuto. Vorrei che fosse la sostanza di “Meet the Driver” a essere al centro dell’attenzione ovvero le storie dei piloti e i suoi protagonisti: i driver». Lei vive a Montecarlo giusto? Cosa le piace del Principato di Monaco? «Sì, vivo a Montecarlo da ormai dieci anni e adoro il Principato. È un luogo che unisce lusso e sport, sicurezza con una grande passione per il motorsport. La qualità della vita, il clima, l’ambiente internazionale la rendono unica. Qui ho fatto nascere e sto crescendo i miei due figli Aris e Leon-Ayrton…ormai Monaco è nel mio cuore in modo indelebile». "Meet The Driver" è ora su YouTube, ma arriverà mai in tv? «Al momento “Meet The Driver” è su YouTube, ma non escludiamo future collaborazioni televisive. Stiamo lavorando anche a nuovi progetti legati al motorsport e alla narrazione di storie umane e sportive, alcuni dei quali saranno annunciati nei prossimi mesi. Incrocio le dita e spero che questa intervista mi possa portare fortuna!». Altri progetti in cantiere? «Per il momento mi sono concentrata completamente su “Meet The Driver”. Come insegno spesso ai miei figli: per riuscire a fare qualcosa bisogna fare una cosa alla volta e cercare di farla bene. Non si può fare tutto insieme, perché altrimenti il risultato non sarebbe soddisfacente. Per me il format è come un figlio: ha bisogno di cure, di attenzione e di tempo per crescere sano e forte, prima di poter affrontare nuovi traguardi e progetti. Ora il mio impegno è farlo crescere al meglio, passo dopo passo, per poi poter esplorare altre opportunità in futuro».