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Incontrare l’arte

di Maresa Galli

Numero 193 - Novembre 2018

In scena “Il modo minore” di Moscato, uno spettacolo musicale che ripercorre un repertorio amato e tramandato di generazione in generazione


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Taglio del nastro per la nuova stagione di Casa del Contemporaneo, il centro di produzione diretto da Igina Di Napoli, con lo spettacolo “Modo minore” di Enzo Moscato che ha esordito al Festival di Ravello. La “Casa”, che rinvia ad un luogo animato da artisti, curatori e tecnici che dialogano con le realtà culturali presenti sul territorio, sviluppa progetti in quattro spazi a Napoli, Castellammare di Stabia e Salerno e produce eventi teatrali site specific presso siti archeologici della Campania. Il centro di produzione è formato dall’incontro di tre gruppi storici: il teatro per l’infanzia Le Nuvole, la Compagnia di Enzo Moscato e la Fondazione Salerno Contemporanea. La ristrutturata Sala Assoli ai Quartieri Spagnoli di Napoli diviene sala multimediale per ospitare teatro, musica, danza, cinema. Enzo Moscato, che aprì la Sala Assoli nel 1986 con il “Compleanno”, scritto per la scomparsa di Annibale Ruccello, afferma che lo spazio diretto da Di Napoli “è un punto di riferimento e prima ancora, di orientamento per chi il teatro lo vuole vedere, per chi il teatro lo vuole fare”. -taglio- Il celebre autore e attore inaugura la riapertura della Sala con il suo “Modo minore”, del quale è interprete, autore e regista, su progetto e con gli arrangiamenti e la direzione musicale di Pasquale Scialò, una produzione di Compagnia Enzo Moscato, Casa del Contemporaneo, a cura di Claudio Affinito. Il raffinato spettacolo musicale propone una carrellata di componimenti musicali cosiddetti di “modo minore”, poco conosciuti o dimenticati, tratti dal ricco repertorio che va dagli anni ’50 ai ’70 con canzoni originali composte da Pasquale Scialò. Un seguito ideale del precedente successo di Moscato, “Toledo Suite”, che raccontava attraverso la musica gli umori dell’Italia degli anni ’40. Modo minore spazia dal repertorio napoletano a quello nazionale e internazionale, con le melodie di Sergio Bruni, Luigi Tenco, Giorgio Gaber, Teddy Reno, Umberto Bindi, Pino Donaggio, Ugo Calise, Gloria Christian, Bruno Martino, Mimmo Rocco, Mario Trevi, Antonio Basurto, Enzo Di Domenico, Equipe 84, Sonny and Cher, Dalida, Marino Barreto, i Platters. Un ricco, elegante defilè di artisti e canzoni che hanno definito/rappresentato ed emozionato un’epoca e che costituiscono un “viaggio mnemonico – musicale che, scanzonatamente, ma non senza il rigore dell’attenzione e dell’approfondimento filologico – si muove, anzi, si sposta danzando discretamente – come spiega Moscato – in modo minore, appunto, vale a dire in umiltà – dal cuore agli arti, dal centro al margine (e viceversa) del complesso e al contempo leggerissimo e giocoso impero canoro – -taglio2- napoletano (ed internazionale) relativo agli ultimi tre decenni del ‘900”. L’ensemble che accompagna Moscato è composto da valenti musicisti: Paolo Cimmino, Antonio Colica, Antonio Pepe e Claudio Romano. Moscato interpreta/recita “Russulella”, “L’ammore mio è…fragese”, “Accarezzame”, “’Na bruna”, “Giacca rossa ‘e russetto”, “Arrivederci”, “Cerutti Gino”, “Ciao amore ciao”, “Bang Bang”, “Dracula cha cha cha”, “Bambino/Guaglione”, “Chiaro scuro (Trase llà), di Moscato-Scialò, “’O bar ‘e ll’università”, “Que sera sera”, per concludere con “Mandolino d’ ‘o Texas”. Un cortometraggio, realizzato da Carlo Guitto, con Cristina Donadio, Ernesto Mahieaux, Enzo Moscato, Enzo Perna, Nunzia Schiano, ed i piccoli Maria Pia Affinito, Isabel e Oscar Guitto, Elisa e Dario Barletta, Michele e Francesca Fiorellino, arricchisce il viaggio moscatiano. Per il gran finale entra in scena, imbracciando la chitarra, Pasquale Scialò che, con Moscato, ha costruito uno spettacolo ricco di segni sulla Napoli che fu, memoria e archetipo di mondo, e su canzoni appassionate, sentimentali, ironiche, poetiche, graffianti che hanno accompagnato il periodo dei night club e le sonorità americane, la canzone dei vicoli e dei festival e il mirabile “The Koln Concert” di Keith Jarrett. Frammenti palpitanti vita – perché la musica scandisce i nostri battiti, e la parola di Moscato è ritmo, musica, teatro, rivelazione e consolazione. Il mondo è ancora pieno di tanta Bellezza.


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