Al Mercadante Roberto Andò porta in scena “Non posso narrare la mia vita” con Lino Musella
Roberto Andò, regista e direttore del Teatro Nazionale di Napoli, a due anni dalla scomparsa di Enzo Moscato gli rende omaggio con lo spettacolo “Non posso narrare la mia vita”, tratto da “Gli anni piccoli” e altri testi del compianto artista, con protagonista Lino Musella. Scrittore, drammaturgo, attore, regista e cantante, visionario, poeta, filosofo, -taglio- Moscato ha sondato, profetico, unico, l’anima misterica, fragile, vulnerabile, “invisibile” di Napoli, città metafora di mondo. In scena anche frammenti di testi tratti da “Partitura”, “Signurì Signurì”, “Rasoi”, “Co’Stell’Azioni”, “Mal-d-Hamlé”, “Hotel de l’Univers” e dagli inediti “Autodafé Primo” e “Intorno a ciò che si dice impossibile”, dal libro “Le scritture del Grande Infante”. Lo spettacolo ha debuttato con successo al Teatro Mercadante, drammaturgia e regia di Roberto Andò, una produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, messo in scena da un cast eccellente, con protagonista Lino Musella, fantastico alter ego di Moscato: Tonino Taiuti, Lello Giulivo, Flo, Giuseppe Affinito, Vincenzo Pasquariello, Ivano Battiston, Lello Pirone, Eleonora Limongi; voci e corpi della città Nikita Abagnale, Mariarosaria Bozzon, Francesca Cercola, Gabriella Cerino, Nicola Conforto, Mattia Coppola, Vincenzo D’Ambrosio, Matteo Maria D’Antò, Ciro Giacco, Eleonora Fardella, Mariano Nicodemo, Maurizio Oliviero. “Da napoletano – afferma Musella – sono stato toccato dallo sguardo di un regista non napoletano come Andò. Ogni cosa, in questo spettacolo, propone un’evocazione del poeta Moscato. In tutta la musica c’è un richiamo alla sua voce. Ci sono le facce, i corpi con cui ha vissuto e che lo hanno ispirato. Non voglio perdere il pudore che ho sempre provato nei suoi confronti. Sono in rapporto stretto con la sua scrittura: pur se libera da metriche e da rime è una poetica dell’oralità, per rendere vive le sue parole, presenti”. La scena è dominata da una grande scalinata nei Quartieri Spagnoli, luogo di nascita di Moascato, che culmina con un monumentale busto di Sant’Antonio col Bambino. Un velo separa le scale dal proscenio. Ai lati balconcini e finestre sospesi e, al centro del palcoscenico, una piccola piscina che mostra “quella favola bugiarda” dell’Eldorado, bagno cittadino della Napoli laurina dove il popolino si incontrava con frange di aristocrazia – oggi impensabile. Tra sacro e profano, tra infanzia ed età adulta, -taglio2- la memoria prende vita, ed è dimensione interiore individuale e collettiva, ricordi di fanciullo cresciuto ai Quartieri con tanti personaggi sospesi come proiezioni della mente, tra reale e metafisico, tra vita e finzione. Gli oggetti in scena sono brandelli di memoria: una scrivania, libri di autori amati letti e riletti sparsi a terra, un microfono ad asta, un pianoforte, un banchetto di scuola e un giradischi, sedie di legno di un vecchio cinema e sdraio. La madre di Moscato (Flo) è esposta in una vetrina natalizia, per ricordare l’infanzia, la spesa alla Standa di via Toledo, echi di vicoli e di janare che suggestionarono Moscato. Giovani si tuffano a mare, ballano in spiaggia, ma poi il ricordo si scheggia. Ritorna alla memoria la malattia dell’infanzia, una ghiandoletta, prima crepa dolorosa/necessaria in una vita che sceglie, lontana dal caos e dalla volgarità, il mondo del sapere. Ricorda la neve a Napoli, caduta nel 1956 e i grandi autori classici letti e riletti, compagni di pensiero di Moscato, mirabilmente incarnato da Musella, corpo e logos, etereo e reale. Due personaggi spiccano nel non-racconto: un cameriere (Giuseppe Affinito) che non riesce a farsi vedere, ignorato, scalzo ed un anziano vestito di stracci (Tonino Taiuti) appoggiato ad un bastone, sapiente e caustico narratore di antica memoria che intona classici napoletani e dispensa perle di amara saggezza per poi trasformarsi nell’irriverente maschera di Pulcinella che canta “Walk on a wild side”. Le memorie di Moscato, le azioni dei personaggi sono intercalati dalle musiche e dai canti a cura di Pasquale Scialò, mirabilmente cesellate dalle belle voci di Lello Giulivo e di Flo. Poi un ricordo, un altro frammento: la proiezione di una scena dal film “Niagara” con Marylin Monroe. La sapiente regia corale di Roberto Andò che ha colto l’interiorità e la penombra, l’impalpabile, le scene e luci di Gianni Carluccio, il suono di Hubert Westkemper, i costumi di Daniela Cernigliaro, le coreografie di Luna Cenere, attori in stato di grazia rendono lo spettacolo preziosa perla, memoria viva di Moscato. E l’ultima voce che si ode è proprio quella del compianto drammaturgo, che canta da autentico chansonnier. Più vivo che mai nelle sue opere e nell’Invisibile, la dimensione che preferiva qui mirabilmente evocata.