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Il vento, le orme e il deserto

di Pasquale Matrone

Numero 198 - Aprile 2019

Più l’età incalza più cresce la voglia di scrivere; di assemblare i segni di una vita di cui si paventa la dimenticanza


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Più l’età incalza più cresce la voglia di scrivere; di assemblare i segni di una vita di cui si paventa la dimenticanza; di svelare la parte ancora sconosciuta di sé stessi agli altri: almeno a coloro con i quali si è entrati in relazione, nel corso degli anni. Non al mondo intero, certo. Nessuno potrebbe mai coltivare la pretesa di lasciare le proprie tracce nel cuore di tutti quelli che gli sono stati coevi, né tanto meno in quello degli infiniti altri destinati ad abitare ancora la terra nei futuri millenni.-taglio- Poeti scrittori filosofi artisti, sia pure i più grandi, si sono conquistati, con le loro opere, qualche secolo, appena; o addirittura, pochi e i più fortunati, alcuni millenni nella memoria del genere umano. Ma anche costoro sono rimasti legati a uno spazio geografico, a un continente, a un universo culturale… all’occidente o all’oriente; al nord o al sud del pianeta, ad esempio. La scrittura sfida la morte: si vanta di poterne varcare la soglia, di avere la capacità di continuare a dare voce agli assenti, descrivendone pensiero fattezze indole difetti. Recupera fotogrammi di vita e li proietta sullo schermo bianco del foglio, in una finzione di presente destinato a durare, a ripetersi: sempre eguale e, tuttavia, di volta in volta nuovo allo sguardo di un pubblico mutevole. Gli spettatori non sono mai gli stessi. Ciascuno ‘legge’ il film a modo suo: ne rimescola le sequenze, ne interpreta il messaggio dal personale punto di vista, secondo paradigmi ermeneutici dissimili da quelli dell’autore e ben lontani -taglio2-dai codici estetici etici e linguistici dai quali l’opera è attraversata all’inizio. La morte è più forte. Vince. Col passare dei giorni la fisionomia di chi ha scritto muta: strati sempre più spessi di polvere di tempo si addensano sulla sua superficie. Le orme, per profonde che siano, verranno cancellate dagli infiniti altri granelli di sabbia, nel deserto perennemente rimodellato dal vento. E dopo? Il nulla e l’oblio. La voglia di mettere nero su bianco, purtroppo, non ascolta ragioni. È brama insaziabile di vivere. È, insieme, illusione di farsi memoria e incapacità di capire che le ore dedicate alla scrittura vengono invano rubate alla possibilità di vivere ogni attimo del proprio presente segnando il cuore di coloro con i quali si sta condividendo il cammino.





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