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Il rebus sanità

di Alfredo Salucci

Numero 200 - Giugno 2019

È da qualche tempo che mi pongo domande sulla sanità. Domande che forse vi sarete poste anche voi


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È da qualche tempo che mi pongo domande sulla sanità. Domande che forse vi sarete poste anche voi. Domande la cui risposta non è semplice; giacché ognuno in base alle proprie esperienze avrà la sua risposta, sia come paziente sia come operatore sanitario.
Queste sono le domande: la sanità in Italia funziona o no? i nostri sanitari sono preparati almeno quanto i colleghi europei o no? il disastro sanitario, che siamo costretti a constatare giorno dopo giorno tra la cosiddetta malasanità, la spesa sanitaria che aumenta, le prestazioni diverse tra nord e sud Italia, la condizione, spesso precaria, delle strutture ospedaliere, il numero dei posti letto, la situazione dei pronto soccorso, ecc., a chi va attribuito? A tutto questo vanno aggiunte altre problematicità come il riordino della Facoltà di Medicina, il ruolo dei medici di medicina generale e degli specialisti ambulatoriali.-taglio- Io dopo tanti anni di attività ospedaliera una risposta l’ho elaborata. È la mia risposta che non pretende di avere nessun carattere di assolutezza. Ognuno, poi, può avere risposte diverse basate su altre esperienze. Alla prima domanda, se la sanità in Italia funziona o no, rispondo che nonostante tutto funziona. E il nonostante va riferito alle condizioni in cui i medici sono costretti a operare. Nessun professionista lavora come i medici, in particolare i medici ospedalieri. Nessun lavoratore sarebbe capace di affrontare nell’arco di pochissimo tempo se non addirittura nello stesso momento due o più situazioni difficili. È comodo parlare dell’attività del medico senza avere nessuna cognizione di causa. I medici sono professionisti di altissimo livello, anche perché sono costretti, loro malgrado, a supplire e fronteggiare in prima persona le troppe carenze che connotano purtroppo tanti nostri ospedali. E questa cosa avviene anche patendone, sempre più spesso, le conseguenze fisiche, morali e giudiziarie. E quanto affermo è avvalorato da tanti episodi di buona, anzi ottima sanità, che spesso passano inosservati, come se dovessero essere la norma in una sanità disastrata. Certamente dovrebbero rappresentare la norma, ma in un ambiente sanitario almeno adeguato agli standard europei: ospedali funzionanti, personale medico e paramedico adeguato, posti letto in numero sufficiente per il bacino di utenza, ecc., ma non è così. Eppure in queste condizioni spesso si grida al miracolo, nel senso che, nonostante tutte le carenze-taglio2- i medici riescono a fare cose che vanno ben oltre le attese, gli esempi non mancano, anche se solo pochi casi raggiungono l’attenzione dei media, molto più interessati a trattare i casi della cosiddetta malasanità. Circa la preparazione, quella dei nostri medici è di altissimo livello, anche se, e questo va tenuto presente, le capacità sono acquisite soprattutto sul campo, lavorando spesso in strutture ospedaliere completamente inadeguate. A supporto di quanto affermo i riscontri non mancano. Mi risulta, e certamente risulterà anche a voi, che non si va più tanto spesso all’estero per curarsi, le eccellenze sono anche in Italia e capita sempre più frequentemente che dall’estero vengono in Italia per curarsi. Così, nonostante tutto, in Italia si riesce a risolvere anche qualche caso che in altri paesi europei era stato dato come disperato e senza soluzione. L’ultima domanda riguarda il cosiddetto disastro sanitario. Com’è stato possibile ridurci in questo modo? E qui la risposta non è semplice. Stiamo vivendo da 1978, da quando furono abolite le Casse Mutue, una riforma sanitaria continua, stressante per medici e pazienti, e non sappiamo ancora quando e come finirà. Questo significa solo che molte scelte sono state fatte senza cognizione di causa, senza essere stati capaci di valutare quello che sarebbe successo. Sempre secondo la mia opinione adesso c’è bisogno di una seria programmazione che deva impegnati, insieme ai politici, i pazienti, i sanitari e i parasanitari, attraverso le loro rappresentanze.





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