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Il Re che sognava la pace

di Maresa Galli

Numero 235 - Novembre 2022

Giovanni Paladini pubblica il suo nuovo romanzo storico sul Re di Svevia la cui storia è ancora tutta da riscoprire


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Giovanni Paladini è autore colto prolifico. Nato a Carmiano (LE), risiede e opera a Cavallino di Lecce. Docente di Lingua e Letteratura Inglese, studioso appassionato, si occupa di didattica, formazione e narrativa per ragazzi. Tra le sue pubblicazioni, “The Tent”, “Don Liberatore”, “La cometa dai piedi piatti”, “Artenglish”, “Nonno, voglio volare”, -taglio- “La Cripta della Chiesa dei SS. Nicolò e Domenico”, “La Piccola Ghirlandaia”. Da sempre cultore di storia di Cavallino e dell’arcaico popolo dei Messapi, che viveva nel Salento, è abile divulgatore che, grazie alla fiaba ed alla narrativa, avvicina i più giovani alla conoscenza del territorio e delle proprie origini. Paladini ha da poco scritto un nuovo romanzo storico, “Manfredi. Il Re dissepolto sognava la pace amava l’Italia”, prefazione di Nicola Montesano, pubblicazione a cura della Pinacoteca e Biblioteca “Camillo d’Errico” di Palazzo San Gervasio (Potenza). La figura di Manfredi esercitò grande fascino: uomo di bellissimo aspetto e di grande intelligenza, buon poeta in volgare siciliano, scienziato curioso delle cose della natura, filosofo e traduttore di Aristotele, fu consacrato anche come figura poetica da Dante, che lo colloca nel Purgatorio. L’interesse per Manfredi rinacque poi nell’800, sentito romanticamente come eroe e fautore ante-litteram di un’Italia unita e anticlericale, secondo ideali neoghibellini ben lontani da quelli del personaggio storico. Manfredi nasce a Palazzo San Gervasio (PZ), figlio prediletto, naturale, poi legittimato, del grande sovrano Federico II di Svevia e di Bianca Lancia, sposata in quarte nozze; diviene reggente del Regno di Sicilia alla morte del padre, nel 1250, in nome del fratellastro Corrado IV e vive le sue mille avventure tra Melfi, Lagopesole e Palazzo San Gervasio. Dopo il suo matrimonio con Elena d’Epiro, Manfredi sceglie di trascorrere la luna di miele nel celebre Palazzo da lui rimodernato. Spiega Paladini: “perché scrivere oggi di un re medievale? Perché la nostra società ha bisogno di un Manfredi innamorato del Cielo e di Gesù! Manfredi coltivò per tutta la sua vita l’amore per la scienza e per la poesia ereditato dal padre, insieme a quello per l’arte, la bellezza, la giustizia. Amava più la penna e i libri della spada. Riconosciuta e ammirata unanimemente è poi l’umanità del suo Governo per cui fu spesso sostenuto e acclamato. Credo che non si renda mai del tutto giustizia all’innocente condannato ingiustamente. Manfredi fu bollato dalla Chiesa del XIII secolo come un lussurioso parricida e fratricida, fu fatto odiare e quell’odio fu definito santo. Il mio Manfredi è semplicemente un uomo consapevole di essere peccatore, ma in grado di rialzarsi dopo le cadute e di perseguire, con incrollabile fede, la via della salvezza.-taglio2- Il guelfo bianco Dante Alighieri lo colloca nel III canto del Purgatorio, dimostra per lui una pietosa comprensione e una partecipazione commossa, elevando la sua voce al di sopra della maledizione della Chiesa. Io lo consegno a tutti i lettori perché possano cogliere, la di là di ogni valutazione storico-politica, il fascino della sua persona come exemplum di salvezza. Lo consegno in particolare ai cittadini di palazzo San Gervasio, soprattutto ai suoi giovani, contemporanei e futuri, affinché attingano a lui fonte d’acqua viva”. Il prezioso volume ha una parte grafica molto curata, con le eleganti illustrazioni di Clara Pagliara Gennari e la bella copertina realizzata da Giuseppe Caporale su disegno di Margherita Salamida, mentre le schede storiche e genealogiche fanno rivivere un periodo di battaglie con i feudatari e le città ribelli, aiutando a conoscere una pagina di storia caratterizzata dal potere temporale dei Papi. Bravo Paladini, che ha ricostruito la vicenda di Manfredi partendo da fonti documentarie frammentarie. Toccanti le lettere che Bianca Lancia scrive all’adorato figlio Manfredi, raccontandogli del suo amore totale per Federico con il quale sogna di lasciare un mondo migliore, rappresentando una figura femminile progressista, molto avanti rispetto ai suoi tempi, quando la donna è vista come un essere inferiore, se non addirittura “la porta dell’inferno”. Il volume chiude con “Il monologo di Manfredi”, che si rivolge ai suoi concittadini, raccontandosi con umiltà, fede, amore per la giustizia e la virtù. “Amate la Libertà e non confondetela col libero arbitrio. Siate operatori di Pace. Amate la Bellezza, create nuova Bellezza e respiratene il profumo. E, infine, vi esorto ad amarvi! Amatevi senza riserva alcuna. Amatevi col cuore e sentite la voce della vostra coscienza. Volgete lo sguardo verso il Cielo. È il Cielo la nostra casa sicura”. Uno splendido libro, che ricorda le cronache del tempo e fa tesoro di errori e nobili gesta del passato, raccontando di un’epoca in cui l’Italia, seppure divisa, era il cuore del Mediterraneo: crocevia di culture diverse, terra di scontro ma anche di confronto e scambio tra Nord e Sud, tra Oriente e Occidente.





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