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Il primo vaccino

di Alfredo Salucci

Numero 176 - Aprile 2017

Oggi si discute tanto sulle vaccinazioni, sugli incontestabili effetti benefici e sugli effetti collaterali, pochi ma registrati. Si discute sull’obbligatorietà e sulla libera scelta di vaccinare o no i propri figli...


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Se teniamo presente che in medicina niente è scontato, la medicina non è la matematica, bisogna in ogni caso accettare, anche se piccolissimo, il rischio di effetti collaterali che ci possano essere come conseguenza sfavorevole dopo una vaccinazione. Purtroppo in medicina siamo costretti a ragionare in termini statistici. Se i benefici superano di molto gli effetti indesiderati, allora non possiamo rinunziare a un vaccino. La stessa cosa si pone per i farmaci. Ogni farmaco, anche quello ritenuto più sicuro sotto tutti i punti di vista, porta con sé i propri eventi avversi e indesiderati che, anche se raramente, possono in qualche soggetto comunque manifestarsi.
Immaginiamo per un attimo come sarebbe il mondo se non ci fossero state le vaccinazioni. Quanti morti dovremmo annoverare e quanti disabili ci sarebbero solo considerando la poliomielite. Fortunatamente, i vaccini ci sono stati e hanno determinato la scomparsa, o almeno la drastica limitazione, di molte patologie. E quante speranze nutriamo oggi affinché si trovino nuovi vaccini contro tante malattie che affliggono l’umanità? Per esempio, chi non si sottoporrebbe alla vaccinazione contro una malattia neoplastica? Immagino veramente pochi. -taglio- Allora bisogna solo ringraziare chi, rendendo immune l’organismo con la vaccinazione, ha aperto questa grande strada al genere umano contro tante malattie che facevano migliaia di vittime. La storia dell’immunizzazione inizia nel XVIII secolo con la grande scoperta di Edward Jenner, medico britannico nato nel 1749. Dopo la laurea a Londra, allievo di John Hunter, chirurgo e titolare della scuola di anatomia più prestigiosa al mondo, tornò nel suo paese, Berkeley, dove fu medico condotto. Durante la sua attività fu attirato dal fatto che le mungitrici, colpite dal vaiolo vaccino, una specie di vaiolo che attaccava le mammelle delle vacche, forma molto attenuata di vaiolo, non si ammalavano di vaiolo umano, una forma molto più pericolosa. Il fatto era ben conosciuto dai contadini. Chi era stato colpito dal cowpox, vaiolo vaccino o bovino, non si ammalava di vaiolo umano. Quest’osservazione, però, non era mai stata presa in considerazione dai medici, praticamente non si erano mai chiesti perché chi era stato affetto da vaiolo bovino restava protetto contro il vaiolo umano. Jenner capì che ci doveva essere qualche relazione, un qualcosa che facesse sì che dopo la malattia di vaiolo bovino non ci si potesse ammalare anche di vaiolo umano. Dopo oltre venti anni di studi ed esperimenti, decise di inoculare, tramite scarnificazione, il materiale purulento di vaiolo vaccino, prelevato dalle pustole di una contadina, in un bambino di otto anni. -taglio2- Il bambino, dopo circa una settimana dall’inoculazione del materiale, iniziò ad avere i sintomi della malattia: cefalea, senso di freddo, malessere, dolori muscolari, ma dopo qualche giorno tornò in ottima salute. L’esperimento, però, non era concluso. Ora si doveva dimostrare che il bambino era protetto, tramite quella scarnificazione, dal vaiolo umano. Così, Jenner continuò l’esperimento inoculando nel bambino, dopo circa due mesi, materiale prelevato dalla una lesione cutanea contenente pus di una persona affetta da vaiolo umano. Il bambino non ebbe nessuna manifestazione della malattia. Cominciava così una nuova era della medicina. Nel 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarava la vittoria sul vaiolo. Oggi la vaccinazione antivaiolosa non si pratica più. Il vaiolo è scomparso come malattia. Il termine vaccino deriva proprio dal vaiolo vaccino (o bovino), quello che ha permesso a Jenner di aprire le porte all’immunizzazione.
Dobbiamo veramente essere molto grati al dottor Edward Jenner, perché grazie a lui molte persone furono salvate dal vaiolo, e nello stesso tempo aprì un nuovo filone di ricerca per la medicina: l’immunologia. Una branca che sarà di fondamentale importanza negli anni successivi e che permetterà di studiare e ricercare nuovi vaccini per combattere altre malattie.





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