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Il paese delle campane

di Yvonne Carbonaro

Numero 203 - Ottobre 2019

Da oltre 1000 anni le campane risuonano nel mondo partendo da un piccolo centro del Molise


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La quasi totalità dei rintocchi che risuonano dai campanili d’Italia e non solo provengono da campane costruite ad Agnone, comune di circa 5.200 abitanti in provincia di Isernia in Molise. Antica città osco-sannita, è sede di quello che si presume sia il più antico stabilimento al mondo per la fabbricazione delle campane. Da oltre 1000 anni la Fonderia Marinelli le realizza per poi inviarle, come da antica tradizione, alle chiese di città e paesi nei cinque continenti oltre che, ed è il motivo di maggiore vanto, al Vaticano. Nel 1924 il Papa Pio XI concesse alla fabbrica il privilegio di effigiarsi dello Stemma Pontificio e il 19 marzo 1995 lo stabilimento ricevette la visita di Giovanni Paolo II. -taglio- I proprietari, i fratelli Marinelli così dichiarano: “Tutte le campane lavorate direttamente presso la nostra fonderia hanno una caratteristica speciale ben definita derivante dalla esperienza di vari secoli, trasmessa di generazione in generazione, esse infatti si presentano con una forma svelta ed elegante hanno un suono limpido, dolce e squillante e sono di una durata secolare. Tutto questo si deve alla sana e diligente fusione ed alla bontà del bronzo, formato esclusivamente da rame e stagno puro. Esse inoltre sono ornate attentamente con eleganti fregi ed artistici bassorilievi e portano scolpite chiaramente le iscrizioni e le immagini che si desiderano”. Con la tecnica della cera persa vengono prodotte anche grandi sculture e bassorilievi di bronzo per portali di chiese. Vi lavorano artisti, fonditori, operai di grande esperienza e rara specializzazione. La visita alla fonderia risulta molto interessante giacché vi è annesso un museo con i prototipi realizzati nei secoli. Vi sono documentate origine, storia e tradizioni ed è esposta la più vasta collezione al mondo di bronzi sacri tra cui la preziosissima “campana dell’anno mille”. Vi sono conservati studi, manoscritti, antichi documenti e testi rari come l’edizione olandese, del 1664, del “de tintinnabulis”, opera definita la “bibbia” dell’arte campanaria. Testimonianze fotografiche e campane commemorative arricchiscono l’esposizione. Un esperto incaricato illustra e mostra ai gruppi in visita le varie tecniche e fasi di lavorazione. Spiega anche che le stesse hanno una voce che differenzia l’una dall’altra al punto che per l’occasione viene anche eseguito un concerto per campane. La “voce” delle campane, vale a dire la nota posseduta da ogni campana, i procedimenti adottati sono gli stessi descritti da Diderot nell’ Enciclopedia. Le differenze sono esclusivamente quelle relative all’esperienza del fonditore e a materiali che prima non erano disponibili. Aggiunge infine che per la riuscita -taglio2- di una buona campana bisogna seguire determinate regole e misure, relative allo spessore, al peso, alla circonferenza e all’altezza, rapportate tra loro in base al timbro sonoro che si vuole ottenere. Questi rapporti sono definiti nella “Scala Campanaria”. La tonalità della campana è data, oltre che dalle caratteristiche citate, dai suoi diversi spessori. La tonalità dominante viene data dal colpo di battaglio sull’orlo, che ne è la parte più spessa. Il colpo produce delle vibrazioni su tutta la struttura che si trasformano in armonici superiori ed inferiori. Riguardo alle note per l’accordo delle campane leggiamo su appunti di fine ‘800, “Se la nota musicale risulta “crescente” bisogna ridurre lo spessore; se calante il diametro”. Nell’attiguo punto vendita è possibile acquistare gadget come campanelli e copie in miniatura di campane storiche. In paese la lavorazione dei metalli e la produzione di ferro battuto, un tempo rivolta ai contadini per attrezzi agricoli come l’aratro, le falci, la zappa, ecc. oggi si indirizza sugli oggetti ornamentali soprattutto in rame che viene battuto o martellato ed anche lavorato a sbalzo o cesellato. Data l’eccellenza della produzione di campane famosa da secoli, di cui si è detto, il comune molisano ha goduto nei secoli di un certo benessere con varie chiese ricche di tesori d’arte, bei negozi di prodotti tipici tra cui vini, salumi, pecorini, caciocavalli e dolciumi come le Ostie, i Mostaccioli Reali, i Confetti Ricci. In uno scavo occasionale del marzo 1848 presso la fonte del Romito a Capracotta venne scoperto uno dei documenti più significativi della civiltà degli Osci, originari abitatori del territorio. La preziosa placca denominata "Tabula Anglonensis " eccezionale testimonianza della religiosità osca della metà del III secolo a.C. dal 1873 è conservata, ahimè, nel British Museum di Londra.


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