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Il paese dei balocchi

di Fabrizio Grieco

Numero 203 - ottobre 2019

Dalle sue tele esplode la fantasia, ed i sogni diventano realtà. Paolo de Santi in mostra a Napoli


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Una bella mostra nella Casina Pompeiana di Napoli ha reso noto alla città il “pittore dei sogni”. Il pubblico, numeroso, ha apprezzato e si è incuriosito di fronte ai suoi paesaggi irreali popolati di omini di legno. Come ha detto la curatrice Yvonne Carbonaro: “I dipinti di Paolo de Santi introducono ad un fantastico viaggio nel Paese delle Meraviglie, un Paese di casette cubiste strette le une alle altre e di alti edifici cilindrici che svettano su alture, su improbabili e suggestivi dirupi o su incredibili Meteore sorgenti dalle acque, di arditi ponti e misteriose gallerie. Un mondo onirico eppure concreto, con tanto di abitanti, trenino, torri e castelli, che spinge la fantasia a vagare tra scale e sentieri o a navigare su barchette di carta in un mare azzurrissimo”. Un tuffo, insomma, nel paese dei balocchi dell’infanzia. Il ritorno all’età dell’innocenza è un concetto che molti pensatori hanno ipotizzato, e auspicato, come la fase più autentica della vita dell’uomo. Da Rousseau che sosteneva che le facoltà umane e intellettive proprie dello stato originario dell'uomo, e dunque del bambino, vengono sistematicamente corrotte nella società contemporanea da civiltà e cultura. -taglio-A Pascoli secondo cui c’è dentro noi un fanciullino che rimane tale anche quando noi cresciamo, che si meraviglia di tutto, poiché tutto gli sembra nuovo e bello. È in tutti gli uomini ma soprattutto il poeta, e dunque l’artista, esprime il fanciullo che è dentro a ciascuno di noi. Lo scrittore scozzese James Matthew Barrie, infine, ha creato Peter Pan, l’eterno fanciullo che non vuole crescere, per il quale il dolore può essere sconfitto con la fantasia e il rifugio nell’immaginazione così che egli si “nutre” di favole. Prestigiosi precedenti letterari di mondi fiabeschi si ritrovano nell’Alice di Lewis Carroll, del Barone di Münchhausen di Raspe, del Gulliver di Swift, del nostro Pinocchio di Collodi. Gli abitanti di questo “paese dei sogni” di De Santi sono ometti di legno con stravaganti cappellini a punta, soldatini di stagno, “che raccontano tante storie di un’epoca infantile felice e spensierata in compagnia di giocattoli, palle da gioco, trottole, matite, piccoli movil con farfalle, angeli, campanelle, civette e pesciolini che rimandano a Calder, ma anche ai giochini sospesi sulle culle dei neonati”. Intriganti mensole appaiono come isolette flottanti in uno -taglio2-spazio senza forza di gravità. Uno spazio-tempo magico segnato dalla presenza frequente di sveglie rotonde o esagonali. Secondo la curatrice il simbolismo delle sveglie, che attira l’attenzione sul tempo che trascorre e che allo stesso tempo si ferma il quel luogo inesistente ma vivo, ludico e fanciullesco, porta ad individuarne altri: il ferro di cavallo, il gobetto, simboli di fortuna, la fortuna di soffermarsi o di ritornare, insistiamo, nell’universo nostalgico e fiabesco dell’infanzia. Data la continuità narrativa dei suoi piccoli personaggi che sembrano essere lì per lì per muoversi e dell’ambientazione di questo paese dei balocchi e dei sogni se ne potrebbe ricavare con ottimi risultati una serie di film animati sul genere dei Puffi, dell’artista belga Peyo. Sono presenti naturalmente i richiami all’infanzia napoletana del pittore che si concretizzano oltre che negli “strummoli” e nei cornetti di corallo, nella presenza del mare di Napoli, dei paesaggi di Ischia. Ma, come ha scritto Yvonne Carbonaro: “I rimandi al reale restano però fuggevoli sprazzi. Domina il surreale della fantasia e del sogno in cui dimensioni e prospettiva vengono scompaginati”.





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