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Il governo dei migliori

di Alfredo Salucci

Numero 223 - Settembre 2021

Ieri come oggi fa riflettere il pensiero di Platone nella democratica Atene


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Ci può essere un governo dei migliori in democrazia? In pratica, esiste la possibilità che in uno Stato democratico siano proprio i migliori a governare? È un aspetto questo della nostra storia della democrazia che ha sempre interessato gli studiosi, e tutte le indagini necessariamente partono dalle prime esperienze di uno Stato democratico, -taglio- ossia dall’antica città di Atene. È qui che inizia la democrazia per merito di uomini di prestigio a partire dal legislatore Solone (638 a.C. – 558 a.C.), ritenuto persona giusta e saggia, e considerato il fondatore della democrazia ateniese. Fu lui a dividere gli ateniesi in classi su base timocratica. Clistene continuò la politica di Solone e pose le basi per un governo a partecipazione popolare. A Clistene successe Pericle, ricco e aristocratico, capo del partito democratico che gestì il potere ad Atene per oltre trent’anni, dopo aver eliminato Cimone capo del partito conservatore. Pericle fu promotore di una politica populista, emanò molte leggi a favore dei poveri, e permise alle classi inferiori di accedere alla politica e agli uffici pubblici. Concesse anche molti contributi a quanti erano stati impegnati in qualità di giurati nel massimo tribunale popolare di Atene, l’Eliea. Secondo alcuni storici Pericle favorì molto la crescita della democrazia, secondo altri studiosi l’ampliamento delle istituzioni democratiche promosse da Pericle e la sua politica populista facilitò la successiva grave crisi.
Questi sono stati i primi vagiti della democrazia ad Atene tanti secoli fa, quando il governo della polis poteva essere conquistato anche da gente comune, quindi non necessariamente i migliori. Di questo modo di gestire la cosa pubblica non era per niente convinto Platone che non riteneva la democrazia il sistema migliore per governare una città. La sua avversione per questa forma di governo gli derivava, forse, anche dal fatto che il suo maestro, Socrate, era stato condannato a morte proprio quando ad Atene vigeva la democrazia diretta. La morte di Socrate lo aveva segnato profondamente.-taglio2- Ma la sua insofferenza alla democrazia non derivava solo da questo motivo; giacché Platone era convinto della necessità di affidare il governo della polis ai migliori, non a gente modesta sotto tutti i punti di vista che poteva governare per il solo fatto di essere stata eletta. Il pensiero e il timore che la democrazia non riuscisse ad esprimere i governanti migliori impegnò Platone alla ricerca di un governo formato dalle persone veramente capaci di amministrare una città. E queste sue convinzioni le ha esposte in alcuni dialoghi e in particolare nei libri quinto e sesto della Repubblica. Nel quinto libro Platone, attraverso Socrate, illustra il suo concetto di Stato. Un progetto ritenuto utopico dai più e che nello stesso tempo ha fatto rientrare Platone tra i totalitaristi e i precursori del comunismo. In questo libro Platone afferma che i filosofi devono governare in quanto sono quelli che hanno fatto tutto un percorso per giungere alla sapienza, e sono quelli che ricercano continuamente la verità. Questa cosa li rende migliori di tutti, per questo è necessario affidare a loro il governo della città. Adimando, uno degli interlocutori di Socrate, non convinto del fatto i filosofi dovessero reggere le sorti della città, fa notare come queste persone non godessero di una buona reputazione tra i cittadini. Socrate gli risponde con la metafora della nave. Racconta di una nave in balia delle onde governata da un capitano con scarse conoscenze nautiche. I marinai molto preoccupati, nonostante anche loro fossero inesperti, cercavano in tutti modi di appropriarsi del timone, ritenendo inutile avere competenze della navigazione. Per loro era sufficiente impossessarsi del timone.
Questa cosa, secondo Platone, succede anche in democrazia dove tutti ritengono di saper governare, basta avere i voti per impossessarsi del comando, così anche i peggiori possono assumere le responsabilità di governo con conseguenze a volte disastrose.





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