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Il bello del quotidiano

di Maresa Sottile

Numero 204 - Novembre 2019

Quest’anno cadono 450 anni dalla morte di Bruegel ‘il vecchio’, un artista in grado di raccontare attraverso le sue opere la realtà contadina del suo tempo


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Nel 1569, il 5 settembre a Bruxelles moriva il pittore Pieter Btuegel (il vecchio). Della sua data e luogo di nascita, solo supposizioni, dalle quali si dedurrebbe che è morto a soli 45/47 anni. Bruegel ebbe molto successo in vita, ritenuto poi, per un paio di secoli, un pittore minore e ‘riscoperto’ solo alle soglie del ‘900. Oggi è considerato uno dei grandi Maestri della Storia dell’Arte. Il mondo in cui nacque, crebbe e visse Bruegel, era diverso dal mondo classico in cui sono cresciuti ed hanno operato i grandi dell’arte italiana del tempo. Diversa cultura, mito, idea della religione, della società, dell’uomo. All’inizio della sua formazione artistica fu soprattutto incisore. Si formò ad Anversa prima presso la bottega di Pieter Coecke, del quale poi sposerà la figlia - valente miniaturista - e dove si iscrisse alla Gilda. Al 1557 risale la sua prima opera pittorica datata: “Paesaggio Fluviale con la parabola del seminatore”. Passò poi alla bottega di Hieronimus Cock, partendo però subito dopo, per il suo viaggio in Italia come molti artisti del suo tempo. -taglio-Non subì l’influenza dei nostri grandi maestri, dei quali vide certamente le opere; quello che gli rimase di questo viaggio, nel quale traversò parte della Francia e tutta l’Italia, fu soprattutto il paesaggio, che studiò e rappresentò diventando un grande paesaggista. Rientrato tornò nella bottega di Hieronymus Cock, chiamata “Ai quattro venti”, la più importante di Anversa, dove conobbe le opere di Bosh, delle quali realizzò molte incisioni. E in quella bottega, oggi Museo, conobbe anche molti personaggi importanti della città, al tempo prospero centro economico e commerciale olandese. Uomo colto ebbe amicizie sincere con eruditi e potenti, spesso ricchi personaggi, che collezionarono le sue opere. Nel ‘63 si sposò e si trasferì a Bruxelles, ebbe due figli, che lasciò orfani ancora bambini, data la sua morte prematura, anche loro divenuti pittori e così i loro figli, nipoti: una dinastia di artisti che durò 200 anni. Ma nessuno eguagliò la grandezza di Bruegel il vecchio. L’opera di Bruegel si diversifica in tre filoni: i paesaggi, il mondo popolare (anche quando realizza le poche opere religiose), e il mondo fantastico, della tradizione fiamminga, vicino a quello di Bosch. Il filone popolare: una serie di grandi quadri, per lo più, con scene di vita popolana. Si racconta che il pittore, con un amico, travestiti da contadini frequentasse sagre, mercati, feste popolari. Infine la pittura fantastica dai temi simili a quelli di Bosh, essendo le loro radici culturali le stesse, che ben conosceva per la -taglio2-gran quantità di stampe da lui eseguite delle sue opere. I paesaggi sono magnifici, anche come sfondo a scene di ogni genere. Bruegel racconta il mondo soprattutto contadino con un gran numero di personaggi, ed ognuno è ‘raccontato’ con dovizia di particolari sia fisici che psicologici perché Bruegel narra l’umanità, l’“uomo”; non gli interessano i grandi personaggi, ricchi e potenti, dimostrando un forte legame con la sua terra, i suoi conterranei, le sue tradizioni, anche se ne vede e ne narra i difetti, i vizi. Le opere sacre, che nel nord Europa sono molto meno richieste che in Italia, da lui realizzate sono molto diverse da quelle concepite in Italia, in Bruegel, restano legate al mondo popolare. La pittura fiamminga ha sempre privilegiato i soggetti comuni, le scene quotidiane, gli eventi popolari e Bruegel questo mondo lo racconta a volte con un sorriso bonario, spesso con ironia, a volte drammaticamente, sempre attento alla natura, ai sentimenti, buoni e cattivi, attento alla fisiognomica, creando un suo stile e un suo mondo ben precisi, in una pittura di alto valore artistico, capace di regalare vera e profonda emozione. Pur essendo vissuto poco, ma avendo anche iniziato molto giovane, il numero delle sue opere è consistente, e oggi sono nei musei di tutto il mondo. Al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli se ne possono ammirare due tra le più belle e celebri: “Il misantropo” e “La parabola dei ciechi”, nella quale, tra l’altro, il paesaggio è bellissimo.





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