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I Cavalli, la mia vita

di Pasquale Di Palma

Numero 208 - Marzo 2020

Intervista a Monty Roberts, il suo metodo di non violenza ha conquistato il mondo dell’equitazione


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Monty Roberts è "l'uomo che ascolta i cavalli", come recita il titolo della sua autobiografia (diventata negli anni un bestseller mondiale). Ha iniziato a cavalcare a sette anni, ha vinto otto volte il titolo di campione del mondo di rodeo, ma il mondo intero lo conosce per il suo metodo di addestramento privo di violenza.-taglio- E' il metodo Join Up, che consiste nel comunicare con i cavalli, utilizzando il loro stesso linguaggio non verbale, ma fatto di gesti, chiamato Equus.

I cavalli la sua vita. E’ giusto?

“Non posso immaginare la mia vita senza i cavalli. Sono stati i miei maestri, i miei amici, i miei compagni di lavoro e il mio divertimento. Il loro messaggio è stato così forte che ho dedicato la mia vita a cercare di capire cosa vogliono comunicarci”.

Cosa l’ha spinta a pensare ad un metodo non violento per addomesticare i cavalli?

“A 13 anni ho vissuto un'esperienza che mi ha segnato nella mia vita, ho assistito alla cattura dei 150 Mustang nel deserto del Nevada che dovevano essere catturati per essere poi utilizzati in un Rodeo. I cavalli che si ferivano o che non si lasciavano domare sarebbero diventati carne da macello. Fu quell’evento che non ho mai dimenticato a farmi cambiare per sempre. L’anno dopo sono tornato nel deserto, ma per osservare i cavalli, spiarli di giorno e di notte, cercando di cogliere tutti gli aspetti più importanti della comunicazione non verbale tra di loro. Grazie a questa attenta osservazione sono riuscito a decodificare una sorta di loro linguaggio segreto, che ho chiamato Equus. Da quel momento ho iniziato ad usarlo per poter domare i cavalli selvaggi senza violenza, senza infliggere loro alcun dolore, convincendoli ad accettare la sella la briglia e infine il cavaliere”.

Insegnare il linguaggio dei cavalli a degli allievi richiede tempo? E’ qualcosa di difficile?

“La lingua dei cavalli è facile da imparare è più facile dell'italiano, molto più facile dell'islandese del giapponese è più facile di tutte le lingue del mondo. Il dizionario dei cavalli si può insegnare in tre settimane. Per me una persona che non vuole fare degli sforzi per imparare a comunicare con il proprio cavallo, non deve proprio possederlo non è nemmeno corretto nei confronti del cavallo direi. E’ come dire: ‘Sei mio, ti monto ma non voglio imparare a conoscerti”. Non è corretto.”

Hai creato il tuo metodo da autodidatta, quindi?

“Ho iniziato a cavalcare sin da piccolo. Allora non c'era nessun Monty Robert che insegnasse agli altri come trattare un cavallo.-taglio2- Tutti volevano tenersi i segreti per sé. Sono stati i cavalli, ad insegnarmi così tanto, che ho pensato che meritassero di più, che la gente imparasse a conoscerli. Ho visto più di 10.700 cavalli al momento in cui ha scritto il metodo join up, fino ad adesso ho lavorato con circa 70.000 cavalli. Ho messo la prima Sella del Primo Cavaliere a più di 13.000 cavalli. Io ora sono in grado di insegnare tutto quello che so in meno di cinque anni, ma per impararlo io ci ho messo una vita.”

Dal suo primo libro, e i tanti antri che ha scritto, sul metodo, quanto è cambiato il modo di domare i cavalli nel mondo?

“ Si, per fortuna in molti stati, tra cui la Norvegia. La Svezia, la Danimarca e l’Australia, è proibito l’uso della frusta. L'educazione è la risposta. L'educazione alla comunicazione alla cura e al benessere del cavallo. Tutto passa da lì. Per eliminare la violenza, perchè non credo che ci sia tutta questa gente che vuole trattare male gli animali, bisogna combattere l’ignoranza. Ci sono parti del mondo in cui mangiano Non c'è nessun sentimento verso questi meravigliosi animali, ma ci sono anche tanti posti dove questo non accade. Ci vorrà tempo, ma un giorno le cose cambieranno e più ci avvicineremo al concetto del cavallo come animale da affezione e compagnia e non solo da lavoro più riusciremo a passare le informazioni corrette alla gente, così da arrivare all’obiettivo.

So che ha creato anche una Università interattiva su tale educazione non violenta…

“Considerato che vi era un interesse mondiale verso il mio metodo, ho pensato che la cosa più semplice fosse avere una luogo che ci mettesse tutti in rete. Internet ti permette di lavorare con miliardi di persone utilizzando un solo cavallo, con lezioni on-line. Nella mia Università on-line invito anche i migliori Cavalieri al mondo a partecipare alle lezioni. Cavalieri che vogliono seguire la via della non violenza. La nostra speranza è che tutto ciò, col tempo, farà cambiare atteggiamento verso i cavalli, anche ai paesi più restii, come ad esempio l’ Argentina, dove è ancora molto difficile fare passare questi concetti, giustificandosi dicendo che dipende dal Sangue Latino degli animali.”





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