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Guido Rocca

La libertà di essere

di Adriano Fiore

Numero 222 - Luglio-Agosto 2021

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L’arte sociale è al centro dell’opera del Maestro Guido Rocca ed il suo uso del colore diventa simbolo di rinascita, riflessione e rivoluzione


“Come ormai quasi tutti sanno i pensieri creano la realtà, uno de pensieri più aberrativi che circola è il fatto che sia difficile vivere d’arte. Agli artisti che aiuto, consiglio di non pensare ai soldi o al successo ma di mettere l’attenzione sul vero scopo dell’arte e di andare in disaccordo con l’idea limitante che di arte non si vive. Solo queste due cose, se applicate bene, possono far cambiare la carriera di un’artista, c’è uno spazio infinito per vivere di e per l’arte, è l’attitudine mentale in questo caso a fare la differenza”: basterebbero queste parole, intense, sentite, vere, per spiegare l’universo artistico ed il pensiero di Guido Rocca. Un uomo che ha fatto dell’arte la sua vita, o meglio è stata l’arte stessa a “impossessarsi” dell’esistenza del pittore milanese, in un continuum di intuizioni, evoluzioni e crescita personale che lo ha portato oggi ad essere uno dei maggiori esponenti dell’arte come soluzione sociale e dell’astrattismo italiano contemporaneo. U “Come artista cerco di non fermarmi alla situazione attuale ma di andare oltre la politica, la logica o la polemica odierna. Cerco di creare con uno sguardo nella mia intimità ed un altro rivolto al futuro” – è così che oggi Rocca vive il suo sentire artistico, evitando di farsi “limitare” da divieti e costrizioni: “La mia ispirazione non può essere limitata da barriere e limitazioni, perché è una necessita spirituale, non può essere imbrigliata o imprigionata, le leggi dell’universo fisico non hanno effetto su chi siamo veramente…” Maestro, la Cover Story di questo mese è dedicata al “Colore”: che cosa significa per te questa parola e cosa ha significato nella tua arte? “Credo che i miei quadri rispondano meglio a questa domanda di quello che potrei riuscire a fare io con le parole. In ogni caso se si osservano le mie opere, i colori e la loro interazione sono la parte più evidente. Per me il colore è il proseguimento del mio universo interiore. Ad esempio quando dipingo non penso mai quali colori usare, non c’è una scelta del colore, c’è semplicemente il coraggio di essere, o meglio la libertà di essere. Addirittura creo i colori direttamente sulla tela, non li mischio sulla tavolozza, le sfumature che esprimo sono impossibili da creare razionalmente, sono il frutto di un gesto che arriva nel mondo ma parte da fuori. Il colore nella mia arte sono io.” Come descriveresti la tua opera e da cosa trai maggiormente ispirazione? “La mia opera è un’opera astratta ad olio, non ho una descrizione concettuale, anzi creo con la speranza che i miei quadri comunichino da soli e con lo scopo che possano essere utili a chi li osserva. Ognuno può avere la sua interpretazione e il suo dialogo in totale libertà. In ogni caso Le opere ad olio sono composte da migliaia di pennellate minuscole, date in ripetizione e con velocità ma ogni tratto che imprimo sulla tela è come se fosse sempre il primo, non riuscirei a fare opere cosi grandi in moto robotico. Quando dipingo vivo uno stato di presenza intenso, meno utilizzo la mente, più l’opera esprime l’energia giusta. Considera che nella parte finale del lavoro, mi allontano dalla tela e dove mi va l’attenzione, aggiungo anche solo un pallino colorato o tolgo colore con il fondo del pennello e vado avanti così per ore, facendo piccoli ritocchi in modo maniacale ma arriva un momento in cui, quando mi allontano, l’attenzione non mi va più da nessuna parte e vedo tutta l’opera contemporaneamente ma non in modo nitido, vedo un alone di colori che vibrano e ondeggiano, allora capisco che il quadro è completo e l’energia che emana e quella giusta. È il quadro stesso che mi dice che è finito.” Da cosa o da quale sentimento trai la tua ispirazione? “L’ispirazione per me è ovunque e da nessuna parte, nel senso che la vita stessa mi ispira ma anche la solitudine mi ispira tantissimo. Nonostante mi ritengo una persona solare amo tanto la nostalgia. Credo che non ci sia nulla in particolare che mi ispiri ma di sicuro c’è una sorta di benzina che fa emergere una necessità pulsante di esprimermi e fare arte e quella benzina è lo scopo. Per me l’arte è come uno specchio magico che smaschera le persone e li concede ciò che meritano, ovvero vedersi per quelle che sono. La scintilla divina che è l’essenza di tutti noi, spesso è sepolta da identità fasulle e da atteggiamenti violenti che l’uomo finisce per assumere ma l’arte grazie ad una sinfonia, un verso, una pennellata, ti spoglia e ti lascia nudo, ti strappa di dosso le vesti e tutto ciò che pensavi di essere può svanire in un attimo. A volte bisogna essere forti per rendersi conto di essere speciali, questo implica prendersi responsabilità, ma in realtà non c’è niente di più bello che essere sé stessi. Più che ispirato mi sento motivato a fare qualcosa che so che può liberare le persone.” Quindi il tuo è un processo creativo che muove da sensazioni e riflessioni interiori ma poi si sviluppa all’impronta sulla tela, senza nulla di pianificato a priori… “Assolutamente no, tutte le mie opere sono frutto di un flusso creativo, ho fatto anche opere concettuali soprattutto collage ma le mie opere ad olio e acrilico nascono da una necessità pulsante e vibrano di questa esigenza. Questo non significa che ci sia qualcosa lasciato al caso, l’opera deve essere sempre bilanciata e armonica, ma riesco a raggiungere questa soddisfazione solo se l’attenzione non è rivolta alla tecnica ma al lasciarmi andare liberamente. La tecnica l’ho acquisita negli anni ed è proprio il non dovermi troppo concentrare sulla tecnica che mi permette di lasciare il giusto spazio a ciò che per me conta di più: la comunicazione.” I tuoi colori catturano, emozionano e lasciano l'osservatore interrogarsi e perdersi. Nello specifico cosa ti piacerebbe fosse notato di più da chi si approccia alla tua arte? “Schumann diceva: ‘Mandare luce dentro le tenebre dei cuori degli uomini. Tale è il dovere dell’artista’. Mi piacerebbe che accadesse questo quando le persone entrano in comunicazione con le mie opere. Credo che l’arte abbia il potere di creare trasformazioni interiori e permettere alle persone di tramutare ciò che è nascosto dentro di loro in consapevolezza. A volte sono le inquietudini più incistate nel profondo a divenire luce, altre volte invece sono proprio la gioia e la bellezza interiore ad emergere, proprio perché c’è tanta meraviglia dentro ognuno di noi ma spesso ce ne dimentichiamo a causa di fallimenti o di persone che non ci apprezzano. La vita spesso ci passa davanti senza che riusciamo a coglierne l’essenza, proprio perché diamo più valore all’esterno, piuttosto che al nostro mondo interiore ed è invece proprio migliorando il nostro universo emotivo che la vita poi cambia di conseguenza, come diceva Jim Morrison “la vita è uno specchio”. Sono convinto che le tele di un pittore non solo sono fatte di materia ma contengano l’artista stesso, i suoi scopi e le sue intenzioni.” Il tuo percorso artistico è segnato da tanti momenti da ricordare. Quali quelli che secondo te hanno segnato dei punti di arrivo e di nuova partenza? “Sicuramente quando ho scoperto la poesia da bambino è stato il primo passo verso l’uomo che sono oggi, Poi mi sono immerso dentro informazioni fasulle e idee sbagliate e ho concordato su una teoria spesso in voga nella società, ovvero che le droghe e l’alcool sono degli utili mezzi per portare l’artista ad aprire la mente a nuove visioni. Con questa idea marcia in testa e un’insicurezza di fondo, ho perso la mia essenzialità fanciullesca e ho iniziato a immaginarmi come un poeta maledetto che pasteggiava ad assenzio. Alla fine sono diventato così, la droga e l’alcool mi hanno aperto tante porte, ma tutte portavano all’inferno, per non parlare degli psicofarmaci, che invece prendono la tua creatività e te la seppelliscono sotto cumuli di cemento armato. Ho passato anni tosti, soprattutto perché ero sempre in giro per il mondo in paesi anche pericolosi rischiando la vita tante volte. È stata l’arte a salvarmi una luce sempre accesa nelle tenebre, senza quel bagliore non ne sarei mai uscito. E da lì ho iniziato un percorso che mi ha portato a capire che l’unica cosa che veramente conta è fare qualcosa che sia di contributo e di aiuto agli altri. Ora dipingo e scrivo con la consapevolezza che l’arte è una forma di rivoluzione gentile ed è la linfa vitale di questa società.” Come continuerà questa “rivoluzione” nei prossimi mesi? Su cosa stai lavorando? “Sto preparando una mostra che ho in testa da tanti anni e ora è il momento di realizzarla. Inoltre sto tenendo conferenze on-line per aiutare altri artisti a riuscire a vivere d’arte, il mio scopo è veramente creare un cambiamento sociale. Credo che gli artisti debbano creare in intimità ma poi debbano essere uniti come gruppo, perché un individuo da solo non sempre ce la fa, mentre il gruppo vince sempre se allineato verso uno scopo comune. Ho scritto anche un libro che si intitola “Arte e Vita” che pubblicherò a breve e racconta come si può utilizzare l’arte per migliorare la propria vita e quella degli altri.”

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