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Giuseppe Barbale

Colorando la vita

di Claudia Minichino

Numero 222 - Luglio-Agosto 2021

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L’artista di Novara racconta ai nostri lettori la sua pittura, il suo modo di lavorare e i suoi obiettivi, sintesi della sua strada verso il successo


Giuseppe Barbale nasce a Novara, nella sua vita prende strade diverse dall’arte, fino a quando non cede al richiamo della sua creatività. Ciò che lo smuove, fin da piccolo, è l’idea di riuscire a trovare una strada che gli permettesse di esprimersi e di innovarsi, continuamente. Si approccia alla pittura con il desiderio di creare qualcosa che potesse definire la sua identità. Sui Social si fa presto strada e diventa un’artista apprezzato in tantissimi posti del globo. Ha esposto a Mantova, nel 2019, a Parigi, Pechino, Colonia, e così via. Ama incontrare le persone e poter raccontare delle sue opere. La sua è un’arte d’istinto, che prende le forme della vita che conosce e a cui aspira. Con lui abbiamo chiacchierato di sogni, passioni, trans artistiche e tanto altro, cominciando dall’incontro fra l’uomo e l’artista… Chi è Giuseppe Barbale? “Beh, un po’ difficile da spiegare (ride, ndr). È difficile perché io nasco in tutt’altro settore. Mi sono diplomato al geometra, anche se ho sempre avuto la passione per l’arte, dato che nasco in una famiglia di artisti. Cresco prendendo un po’ di spunti, essendo sempre stato una persona creativa. Tuttavia non riuscivo a canalizzare bene questa mia creatività, trovare qualcosa che mi rappresentasse appieno. E poi, praticamente, ho deciso di prendere le spatole e i colori e cercare un’identità mia. Difatti nasco totalmente da autodidatta, non ho studi accademici alle spalle. Semplicemente, sentivo dentro di me quest’energia, e poi grazie ai social ho acquistato un po’ di notorietà. Ma, diciamo, io non l’ho nemmeno cercata una grande popolarità. Il mio bisogno primario era quello di esprimermi e raccontarmi. Infatti, amo le esposizioni perché lì ho la possibilità di raccontare le mie opere, che essendo astratte possono sembrare incomprensibili. Quando invece riesci a raccontarle, riesci a far vedere un po’ il mondo attraverso i tuoi occhi, e questa è sempre una grande soddisfazione.” L’arte infatti è ispirazione, forse una delle massime espressioni della creatività. Come nascono i tuoi progetti artistici? “Sono totalmente istintivi. La definisco quasi una trans artistica. Riesco a liberare la mente e a dialogare con il mio subconscio. Raramente parto con un progetto ben definito; ho due, tre filoni che mi guidano e mi ispirano maggiormente. Però in realtà, per la scelta di colori e rappresentazioni, seguo molto ciò che il mio istinto mi suggerisce. Le mie sono composizioni che devono soddisfare principalmente il mio sguardo, poi quando ritengo che l’opera sia finita, vado a ricercare i linguaggi, i significati nascosti al suo interno. Faccio quasi un processo al contrario, perché quando smetto di creare è un po’ come se mi risvegliassi e guardassi ciò che ho fatto per la prima volta.” In che modo le attuali vicende politiche e sanitarie hanno influito sulla tua arte o sull’arte in generale, secondo te? “Su quella che è la mia arte, a parte i primi mesi di lockdown, dove c’era molta incertezza e sconcerto, io ho sempre cercato molto colore. Nei colori mi rifugio spesso, cerco la felicità anche laddove – in quel momento – non c’è, o è difficile trovarla. L’arte in questo periodo è stato il mio rifugio, anche se in generale non mi sento influenzato da questo tipo di dinamiche. Più che ciò che succede nel mondo, mi influenza ciò che succede nella mia vita, nel mio personale mondo. Non cerco, molte volte, un senso importante da dare alle mie opere, perché sono talmente intime che forse le stravolgerei. Non lego mai una mia opera a qualcosa di attuale, perché perderebbe la sua essenza.” L’arte ti ha portato un po’ in giro nel mondo. Qual è il traguardo più importante che oggi ritieni di aver raggiunto? “Il traguardo più grande, per me, è quello di essere apprezzato nel mondo. Non solo dagli amanti o esperti dell’arte, ma soprattutto dalla gente comune. Questo, grazie al mondo dei social, è possibile e lo trovo meraviglioso. L’arte è un linguaggio universale, di unificazione, e il traguardo più grande è proprio arrivare ad un pubblico vasto, il più vasto possibile.” La trans artistica di cui parlavi, riconducibile molto all’esperienza di flusso, conosciuta come “flow”, è qualcosa che ti accade sempre o che viene indotta da alcune caratteristiche particolari? “Allora, tendenzialmente per me l’arte è nata come hobby. Ho dei piccoli riti che ripeto, che sono una sorta di mantra. E poi quando entro in questo flusso, libero totalmente la mente. È importante avere molta tranquillità, perché – ad esempio – se vengo disturbato mi rendo conto che l’opera prende una piega totalmente diversa da quella che stava prendendo. Per cui la tranquillità e il silenzio sono due caratteristiche principali di quando sono intento a realizzare un’opera.” Le tue opere sono presenti in allestimenti e musei di quasi tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Cina. Qual è il passaggio successivo dopo aver raggiunto il successo? “Non ho mai verificato questa cosa, sai? Vivo alla giornata e non vivo il successo come qualcosa che mi deve condizionare. Questa leggerezza mi permette di approcciare al mio lavoro con libertà, senza vincoli. Molte volte vivo male anche una commissione, per dirti. Perché mi piace che l’arte venga libera e senza aspettative.” Qual è il bilancio, per te, tra talento e istinto ed esperienza e allenamento? “Allora, nel mio caso l’istinto ha un ruolo primario. Però mi rendo conto di come l’allenamento continuo sia qualcosa che migliora lo stile ed anche l’equilibrio dell’opera stessa. Molte volte fuggo da questa sorta di equilibrio, perché scappo da un’opera che possa essere simile ad una mia precedente. Non mi piace l’idea, che hanno molti artisti, di produrre delle opere fotocopia, che abbiano sempre lo stesso stampo. La cosa che mi da tanta energia è la continua sensazione di essere alla scoperta di qualcosa, di essere di fronte a delle nuove forme.” Quali sono oggi i tuoi progetti futuri? “Innanzitutto, cercare di farmi conoscere il più possibile. E poi, soprattutto, spero di ritornare ad avere contatto con le persone ed esporre le mie opere in pubblico, perché è una cosa che mi manca tantissimo.”

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