logo-coverstory

Giovanni Allevi

Il re della “giungla”

di Sacha Lunatici

Numero 217 - Febbraio 2021

albatros-giovanni-allevi

Abbiamo visto il grande maestro scendere in strada nelle più belle città italiane ed incontrare i busker, ovvero musicisti, giocolieri, circensi e tanto altro. Una "giungla" di storie e personaggi che Allevi ha raccontato con la sua solita magica leggerezza, dimostrando che l'arte può nascondersi dietro ogni angolo


Le prime quattro puntate più lo speciale natalizio della docufiction prodotta da TwisterFilm, “Allevi in the Jungle”, hanno segnato uno dei più grandi successi di RaiPlay. In attesa di ritrovarlo, a marzo, alla guida di quattro nuovi episodi il compositore e pianista Giovanni Allevi si racconta a tutto tondo ai nostri lettori.-taglio- Maestro, come è cambiata la tua concezione di arte di strada grazie a questa avventura? “Non conoscevo l’arte di strada, se non distrattamente. Poi ho sentito che in quel mondo magico, duro ed affascinante, si celasse qualcosa di molto importante ed attuale, soprattutto in questi tempi di sfiducia e di incertezza. Ho così aperto uno scrigno di gioielli, entrando in contatto con persone straordinarie che incarnano il vero spirito di essere artisti, innovatori e rivoluzionari. Portatori spontanei di bellezza e di sorrisi.” E tu come sei cambiato a seguito di questa lunga esperienza on the road? “Ho maturato una maggiore fiducia nel mondo. Il coraggio dei buskers, i valori che li animano, la ricerca della bellezza e la loro umanità mi sono rimasti dentro. Mi ha colpito l’amore incondizionato che nutrono per la propria disciplina, vissuta come una autentica missione. Ho così ritrovato il contatto con il ribelle, il rivoluzionario che è nascosto in fondo alla mia anima.” Che volto ha l'Italia che hai conosciuto da vicino in questi mesi di tour affrontati peraltro in piena pandemia? “L’Italia di questi mesi ha il volto della tenerezza. Gli occhi che spuntano sopra le mascherine brillano di umanità e c’è una gran voglia di abbracci. Effettivamente abbiamo registrato la docu-serie in giro per le città forse nel momento meno opportuno, facendo lo slalom tra le zone rosse, sempre nell’assoluto rispetto delle norme. Eppure ovunque, nonostante le difficoltà ed il freddo, le persone ci hanno accolto con grande affetto ed entusiasmo.” Dalla serie emerge una tua forte empatia, una profonda sensibilità e un'autentica curiosità nei confronti dei tuoi interlocutori. Quali obiettivi ti sei posto nel momento in cui ti è stato affidato questo inedito ruolo di "narratore girovago"? “Sono stato animato da un intento filosofico sovversivo. Voglio dimostrare che la vera creatività, lo spirito innovatore, la cultura, nascono dalla strada, dalle difficoltà e non negli ambienti protetti della torre d’avorio dell’accademia. I ragazzi che ho incontrato si svegliano al mattino con l’unico scopo di perfezionare la propria forma espressiva, incuranti del riscontro esterno, disinteressati ad avere una vita sui social. Vivono l’attimo, lontano da qualunque sicurezza economica. Degli extraterrestri. E per di più sembrano anche felici.” Una persona come te che si definisce "asociale", ansiosa ed estremamente timida, come è stata capace di riuscire in maniera così brillante in questa missione? “Ecco il grande paradosso! Io ho davvero difficoltà nelle relazioni umane. Sono abituato a stare in disparte ed in silenzio. È molto difficile che mi soffermi a parlare con qualcuno, per timidezza e per un mio perenne senso di inadeguatezza. Come se non bastasse, non amo apparire e temo la presenza delle telecamere. Tuttavia la scintilla che avevo davanti e la responsabilità di farla emergere, mi hanno portato a vincere le mie paure, per gettarmi in una avventura inconsueta, senza sapere minimamente quale sarebbe stato il risultato finale. Mi sono affidato all’istinto e in maniera del tutto estemporanea ho portato i miei interlocutori sui temi che sono per me di vitale importanza: l’innovazione, la creatività, l’essere controcorrente, la fiamma interiore.” Hai riscontrato delle similitudini nei percorsi umani e artistici dei protagonisti di “Allevi in the Jungle” con la tua storia di uomo e di artista? “Ho rivisto in loro lo spirito autentico di essere artisti, la voglia di sperimentare, l’esigenza di vivere nel fuoco dell’attimo rifiutando ogni certezza e consuetudine. Purtroppo mi sono anche accorto di essere molto più ansioso di loro, immagino per via delle numerose aspettative e proiezioni che gravano sulla mia persona; ma per fortuna, credo di aver recuperato in questi ultimi tempi l’incoscienza degli inizi.” Ogni episodio della serie si chiude con una domanda suggestiva e impegnativa che recita: "Che cosa è davvero importante per te?". Se quello stesso interrogativo fosse posto a te, che cosa risponderesti? “Dopo aver registrato i primi quattro episodi ho iniziato a sentire dentro di me un disagio: stavo presentando al mondo qualcosa, l’arte di strada, di cui non avevo una esperienza diretta. Per essere amico dei buskers, per conquistare la loro fiducia, dovevo trovare il coraggio almeno una volta di scendere in strada, con la mia musica, col cappello. E l’ho fatto! Mascherato, completamente irriconoscibile, ho suonato il mio concerto per flauto dolce e orchestra per i pochi passanti che si fermavano. L’ho fatto per capire cosa si prova. Soltanto allora ho potuto rivolgere a me stesso la domanda cruciale con cui si concludono gli episodi. Cosa è davvero importante nella vita, per me? La follia. Non ho avuto dubbi.” Prendendo a prestito il titolo del tuo ultimo libro “Revoluzione”: quale rivoluzione e quale evoluzione auguri al mondo della musica? “Mi auguro che la gente, intesa come coscienza collettiva, possa immediatamente riscoprire l’importanza della cultura, della musica, della letteratura, della filosofia e del teatro, così come è evidente a tutti la centralità della ricerca scientifica. Mentre nel lungo termine, auguro alla Musica di fare tesoro della crisi profonda che ci ha tutti coinvolti, per levarsi dal buio e svelarci nuovi orizzonti luminosi, nuove prospettive; per afferrare in anticipo il mondo futuro più bello che ci attende.” La passione che anima la vita di ciascuno di noi è foriera di soddisfazioni, ma, al contempo, di dolori. La musica e la vita per te è stata più gioie o più affanni? “Abbiamo davanti a noi due possibilità. O condurre una vita piatta, come una retta, facendo quello che siamo abituati a fare, omologandoci agli stereotipi banali che la società conformista ci offre, soffrendo neanche più di tanto, gioendo quanto basta. Oppure possiamo rompere la catena monotona degli eventi, e animati da follia, fare e dire ora ciò che non abbiamo ancora avuto il coraggio di esprimere. In questo modo, la vita non è più una retta, ma una sinusoide di emozioni, una continua altalena che oscilla tra paura e desiderio. Pronti?”

ads-publicità


Booking.com

Booking.com