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Giordano incantato a Capodimonte

di Maresa Galli

Numero 215 - Novembre 2020

Imperdibile la mostra di Luca Giordano, visitabile fino al prossimo gennaio presso il museo napoletano


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Lo scorso mese di ottobre è stata inaugurata, al Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, la mostra “Luca Giordano. Dalla Natura alla Pittura”, a cura di Stefano Causa e Patrizia Piscitello (visitabile fino al 10 gennaio 2021). L’esposizione è un’idea di Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte e di Christophe Leribault, -taglio-direttore del Petit Palais di Parigi, dove si è svolta con il titolo “Luca Giordano. Le triomphe de la peinture napolitaine”, insieme alla mostra di Vincenzo Gemito, che rientra nella “Stagione napoletana” di Parigi. L’esposizione, dedicata allo storico dell’arte Ferdinando Bologna, presenta dieci sezioni con oltre novanta opere provenienti da prestigiosi musei ed istituzioni, tra i quali Louvre, Prado, Patrimonio Nacional, Fondazione Santamarca, Palazzo Abatellis, Pinacoteca nazionale di Bologna, Musei civili di Vicenza, Complesso dei Girolamini, Curia di Napoli, Museo e Certosa di San Martino, Museo Duca di Martina, Museo del Tesoro di San Gennaro, Pio Monte della Misericordia, Società italiana di Storia Patria e ancora tanti altri. Luca Giordano nasce a Napoli nel 1634; attivo a Napoli, Firenze, Madrid, Roma, ad appena vent’anni realizza nella sua città natale due dipinti per la chiesa di San Pietro ad Aram e la pala del transetto della chiesa di Santa Brigida. Soprannominato “Luca fa presto”, per la rapidità nell’esecuzione delle opere, oltre che prolifico autore di migliaia di disegni, dipinti e affreschi, è uno dei maggiori artisti del Barocco europeo. In Spagna, dove è attivo per circa dieci anni, sarà nominato pittore del re. Nel 1694 diviene capo dei pittori della corte spagnola, come attesta la consegna delle chiavi dello Studio del Palazzo da parte del Sovrano Carlo II. Guarda al naturalismo di Caravaggio e di Jusepe de Ribera, ma anche agli anticipatori dell’arte barocca di Rubens, del Veronese, di Pietro da Cortona. Trascorre i suoi ultimi anni di vita a Napoli, lavorando per la Certosa di San Martino e per le chiese dei Girolamini e di Donnaregina. Muore nel 1705, ed è sepolto nella chiesa di Santa Brigida di Napoli. Artista prolifico, dotato di una tecnica prodigiosa e di grande creatività, regala al mondo preziose opere del barocco traducendo in luci e colori le emozioni, mescolando, nella sua pittura, realtà e fantasia, divenendo il più importante pittore del Seicento napoletano. “In questa seconda tappa, a Napoli – spiega Sylvain Bellenger – Giordano ci viene raccontato come non lo è mai stato prima, diversamente da Parigi. Sebbene egli abbia contato molto per i francesi, non lo si poteva presentare allo stesso modo ai napoletani,che sono abituati a incontrarlo frequentemente, a volte senza riconoscerlo, nel loro museo o nelle loro chiese. I curatori hanno saputo ricollocare la particolarità del grande pittore e anche pensarlo nel contesto delle chiese napoletane,-taglio2- poiché in fondo è a Napoli e soprattutto nello spazio delle architetture barocche, più ancora che nei musei, che Giordano si mostra in tutta la sua dimensione e dà prova del mestiere e della visione che porterà fino in Spagna, con i rapimenti trionfanti e gioiosi che rendono il monastero dell’Escorial un luogo un po’ meno austero”. L’allestimento comprende un centinaio di opere, che includono anche suoi maestri e contemporanei e disegni, provenienti dalla pinacoteca e da altri musei. Dipinti che incantano, come il capolavoro giovanile de “Il Buon Samaritano” (dai depositi di Capodimonte), tela restaurata lo scorso gennaio; il “San Michele”, “cannonata di antinaturalismo barocco”, spiega Bellenger, (dalla Chiesa dell’Ascensione a Chiaia); “Sansone e il Leone” (dal “Prado” di Madrid). L’allestimento della mostra, curato da COR arquitectos (Roberto Cremascoli, Edison Okumura, Marta Rodrigues) con Flavia Chiavaroli, trasporta Luca Giordano dai vicoli ai salotti napoletani del ‘600, creando autentiche “Wunderkammer”, stanze delle meraviglie con quadreria, carta da parati che fa da antica tappezzeria, boiserie rosso scuro: ogni sala ha una carta con eguale disegno ma in diversa tonalità. Le dieci sezioni terminano con l’installazione multimediale ideata e realizzata da Stefano Gargiulo (Kaos Produzioni), viaggio nelle opere e nei luoghi immortalati da Luca Giordano a Napoli, nella chiesa di San Gregorio Armeno, a Santa Brigida, alla Certosa di San Martino ed ai Girolamini. Il progetto site specific presenta una piccola cappella con candele votive, con un dialogo tra tecnologie digitali oggi indispensabili, immagini, suoni e rumori della vita napoletana. Altra preziosa sezione della mostra, quella che evidenzia la relazione tra Giordano e le ceramiche napoletane seicentesche, grazie alla ricerca di Lucia Arbace. L’esposizione termina con un’installazione multimediale interattiva progettata e realizzata da Stefano Gargiulo (Kaos Produzioni) che mostra luoghi e opere affrescate da Luca Giordano a Napoli: la chiesa di San Gregorio Armeno, Santa Brigida, la Certosa di San Martino, i Girolamini. Un invito al viaggio di chiese, palazzi, istituzioni culturali, per ritrovare gli affreschi del più importante pittore del Seicento napoletano dotato di tecnica prodigiosa, sperimentatore e innovatore. “La vera mostra di Giordano – affermano i curatori – rimane Napoli con i suoi dipinti e i suoi affreschi”.





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