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GHALI

Non è cool!

di Laura Fiore

Numero 207 - Febbraio 2020

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Uno dei volti più famosi dell’attuale scena pop-rap italiana si racconta sulle pagine di Albatros, dall’esperienza sanremese al nuovo album


Ghali è ormai una garanzia nel panorama rap italiano ed europeo, ed è impossibile non aver mai canticchiato uno dei suoi ritornelli perché sono di quelli che ti entrano in testa e non se ne vanno più. Ultimo, ma solo in linea temporale: “Boogieman, spegni queste nuvole”, che è quello del suo ultimo pezzo in collaborazione con Salmo, che sta paralizzando le radio e le classifiche. -taglio- Ghali quindi è tornato, e l’ha fatto in grande stile, infatti l’abbiamo ritrovato sul palco di Sanremo con dread rosa e qualche tatuaggio in più ma con la stessa grinta e lingua tagliente di sempre. “DNA” è il titolo del suo ultimo album che preannuncia una stagione incredibile per Ghali.

Sei tornato in grande stile e al momento la tua “Boogieman” è nelle classifiche di tutto il mondo, così come il tuo album “DNA”, che lavoro è stato fatto dietro questo progetto discografico?

“Ho lavorato a questo album come mai avevo fatto prima d’ora, nel senso che ci ho tenuto a curare tutto nei minimi particolari e posso dire che il risultato finale per me è stato perfetto fin da subito. Per realizzare questo nuovo disco mi sono diviso tra l’Italia e gli Stati Uniti, in particolare tra Atlanta e Los Angeles; insieme al mio staff abbiamo iniziato a prendere in considerazione delle bozze di alcuni testi cui stavo lavorando in quel periodo, ma non avevo ancora nulla di finito. Poi, grazie ‘alla mano’ di produttori come Zaytoven, che ha lavorato con nomi storici della musica americana come Future, 21 Savage e Usher, ma anche Bobby Kritical, Bijan Amir, Kristofer Avedon e altri, abbiamo raggiunto il sound giusto. Quello che mi premeva di più in ‘DNA’ era cambiare volto, cioè presentare la mia musica con uno stile diverso da quello ascoltato nelle mie canzoni precedenti. Spero di esserci riuscito….”

Alcuni addetti ai lavori sostengono che ormai gli album non hanno più motivo di esistere, poiché le varie piattaforme musicali permettono di ascoltare tutto e tutti quando e come si desidera, qual è il tuo punto di vista?

“Prima di rispondere alla domanda posso dirti che già quando io ho iniziato a fare musica si diceva che gli album fossero una cosa superata… io ho iniziato nel boom di Youtube, ed è grazie a questa piattaforma che sono riuscito ad arrivare a tante persone con un investimento, pubblicitario intendo, minimo rispetto al passato. La mia posizione sembrerebbe quindi abbastanza chiara; poi però crescendo artisticamente, ti rendi conto che non puoi sentirti soddisfatto professionalmente se non realizzi un album. Un disco è un mondo, non sono solo 12 canzoni che metti insieme e che fai ascoltare in giro. Un album è terapeutico, è un modo per mostrare se stessi e la propria storia al pubblico e da esso poi partono i tour grazie ai quali hai la possibilità di entrare a contatto con le persone e dare un senso al lavoro realizzato.”

Anche in “DNA” è forte la critica sociale che viene fuori attraverso la satira delle tue battute, poi però nel tuo percorso artistico non ti sei mai ufficialmente schierato…

“Sinceramente mi sento di dire che sono figlio della mia generazione; una generazione fatta da giovani che in casa guardavano la tv invece di leggere il giornale, o che non hanno mai parlato di politica perché non si sono mai sentiti parte attiva in Italia. Il mio punto di vista può essere giudicato in qualsiasi modo, ma questa è la mia realtà e so che è comune a molti, non mi sono mai schierato perché è impossibile schierarsi; la situazione politica italiana è contraddittoria e purtroppo grottesca in molti aspetti. Io con la mia musica parlo della vita di tutti i giorni, dei problemi che una persona si trova ad affrontare quotidianamente, se poi risulto ‘politico’ è una cosa involontaria… io racconto la mia realtà.”

Più volte è stato detto che ai tuoi concerti c’è un pubblico molto eterogeneo, c’è chi ti ha criticato per questo e chi invece l’ha trovata una cosa stupenda, tu cosa ne pensi?

“È una cosa stupenda! Chi mi ha criticato fa parte di quella vecchia scuola rap in cui è improbabile incontrare un signore incravattato ed una bambina, eppure a me la cosa non disturba affatto. Io non ho mai voluto fare il duro, il mio rap non è quello di ‘soldi, donne e macchinoni’, come ho detto prima io racconto la vita e se anche il successo mi ha dato la possibilità di elevare la mia posizione sociale io non mi lascio nulla alle spalle. Come posso dimenticare o rinnegare quella che è stata la mia vita fino a qualche anno fa? Forse è questo che piace alle persone, oltre ovviamente alla musica! – ride ndr. – Se un bambino canta un mio ritornello sono felice, se una mamma canta un mio pezzo sono felice, perché so che il mio messaggio musicale è arrivato a tutti!”

A proposito di mamme, la tua è molto presente nei tuoi brani…

“Assolutamente sì. Mia madre è stata una figura fondamentale nella mia crescita, un punto di riferimento. Mi accompagnava in studio, mi dava i soldi per registrare. Il primo pensiero quando ho raggiunto il successo è stato comprarle una casa a Baggio. Del resto è il mio quartiere, anche io vivo ancora lì.”

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“Un album è terapeutico, è un modo per mostrare se stessi e la propria storia al pubblico”

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