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GAETANO TRIGGIANO

Pop Illusion

di Laura Fiore

Numero 198 - Aprile 2019

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Gaetano Triggiano è tornato e anche stavolta sul palco riesce non solo a stupire il proprio pubblico, ma anche ad emozionare facendo credere a grandi e piccini che tutto è possibile


Dopo il successo della scorsa stagione, è ripartito dal Teatro della Luna di Milano “Real Illusion” - Tour 2019, one man show dell’illusionista di fama mondiale Gaetano Triggiano. Un viaggio affascinante e coinvolgente alla scoperta dell’essenza stessa dell’illusionismo, che questa primavera porterà il “David Copperfield europeo” sui palchi dei principali teatri italiani, per proseguire poi da ottobre 2019 a febbraio 2020. Un appuntamento da non perdere che vedrà Triggiano protagonista assoluto di uno spettacolo unico, di livello internazionale: uno show concepito con un nuovo modo di fare magia, dove le illusioni si mescolano con la realtà. Con un continuo lavoro di perfezionamento e di ricerca, di studio e di progettazione, l’artista continua a stupire il pubblico creando le illusioni più strabilianti; sul palcoscenico Triggiano sarà affiancato da un cast di ballerine ed accompagnato dall’originale e coinvolgente musica del Maestro Angelo Talocci. Inoltre lo spettacolo vanta la direzione artistica di Arturo Brachetti, che come ci racconterà Triggiano in questa intervista, è un grande amico col quale fin da subito si è creata una sintonia incredibile. Noi di Albatros l’abbiamo incontrato in esclusiva.

È partito il tour dello spettacolo “Real Illusion”, quali saranno le novità di questa nuova edizione?

“Lo spettacolo ogni volta si arricchisce di esperienza e quindi si può dire che è sempre diverso per me; dal punto di vista artistico sono stati inseriti un paio di numeri nuovi anche se poi la struttura in generale rimane sempre la stessa: il racconto di un mondo a metà tra la realtà e l’illusione.”

A proposito della struttura dello spettacolo, il tuo è uno show delle illusioni inglobato in un linguaggio teatrale, spiegaci meglio...

“In questo spettacolo racconto me stesso, racconto delle mie passioni e paure, di quando da bambino guardavo la luna e sognavo. Il linguaggio teatrale, che è quello della finzione, mi permette di non creare un’illusione a sé stante giusto per far vedere che sono bravo a far sparire una donna, ma lega tutto ad un racconto. Ad esempio, da bambino guardavo la luna e mi chiedevo come fosse possibile che questa palla restasse sospesa nel cielo, così nello spettacolo entriamo in una scena molto onirica dove c’è una fontana di ghiaccio e dove una donna comincia a volare. -taglio-A questo si alternano momenti anche più divertenti, quando spiego agli uomini come far perdere la testa ad una donna e in scena una mia assistente perde letteralmente la testa sul palco. Il linguaggio teatrale mi aiuta a creare quelle atmosfere che servono a regalare la parte dell’emozione, non solo lo stupore, sentimento che fa da padrone in questo tipo di spettacoli. È quindi l’effetto inserito all’interno di un concetto, la scenografia è un non luogo dove può esserci tutto ma nulla esiste. È tutto un po’ surreale e a momenti diventa realistico, simpatico, dinamico...”

La direzione artistica dello spettacolo è di Arturo Brachetti, come è nato questo sodalizio artistico?

“Il rapporto con Arturo nasce molti anni fa, quando io ero poco più che adolescente e lui era un giovane artista che si esibiva a Parigi. In quell’occasione io riuscì ad entrare nel suo camerino dicendo di essere suo cugino, Arturo rimase colpito da questa mia intraprendenza, anche perché poi gli dissi che facevo il prestigiatore. Ero molto appassionato e avrei voluto imparare tanto, lui subito vide in me quella luce e quella voglia; diciamo che diventare illusionista è un po’ come farsi prete… è una vocazione, senti che la tua missione è quella di stupire e regalare emozioni al pubblico. Arturo mi ha portato in giro e nel frattempo io imparavo e capivo la filosofia di quest’arte. Abbiamo sempre avuto molta sintonia nell’interpretazione dell’arte, quindi ogni volta che c’è un progetto, mi consulto con lui. Per questo spettacolo, ci teneva molto a curare la direzione artistica e quindi abbiamo fatto una settimana parlando, delirando, tirando fuori idee!”

In un’intervista ha dichiarato che la magia non è per te una forma d’arte, ma è una necessità...

“Sì, è un bisogno. Come dicevo prima, essendo per me una vocazione, non potrei farne a meno, fa parte di me e se ci pensi della vita di tutti: viviamo molto nell’inganno anche in senso purtroppo negativo. Nella vita cerchiamo sempre di essere quello che non siamo, basta guardare anche tutti i social. Anche nella sfera sentimentale c’è la parte iniziale della seduzione dove si cerca di stupire l’altro assumendo atteggiamenti che magari non ci rappresentano. Quindi la magia fa parte della vita, anche a livello antropologico, quando è nato l’uomo è nata la magia. C’è quindi questa necessità che a volte serve anche per dare un senso a quello che facciamo.”

È mai capitato che ti ritrovassi a vivere qualcosa che sembrava reale e invece poi si è rivelata un’illusione?

“Beh, personalmente si. Tante volte ti illudi nelle piccole cose, anche della stessa carriera artistica. Sono 20 anni ormai che mi esibisco e ci sono stati momenti di vera illusione dove io stesso sono stato ‘vittima’, ma non sempre significa che è un male. Spero ancora di illudermi... quando ti disilludi finisce la magia. La vita, invece, deve essere ricca di sogni, pur non realizzabili, ma sono il motore di tutto.”

Il pubblico interagisce molto nei tuoi spettacoli, c’è un episodio che ricordi particolarmente?

“Più che un episodio, si tratta di un’emozione. Una volta una signora mi disse, dopo uno spettacolo: ‘Mi sembra di averti conosciuto’; il fatto che lei aveva avvertito la sensazione di conoscermi voleva dire che ero riuscito ad arrivare e la cosa mi ha fatto veramente piacere!”

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“Diventare illusionista è un po’ come farsi prete... è una vocazione, senti che la tua missione è quella di stupire e regalare emozioni al pubblico”

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