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Fuga dei medici dal pronto soccorso

di Alfredo Salucci

Numero 231 - Giugno 2022

L’ultimo concorso per dirigente medico al Pronto Soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli è andato deserto. Perché? E perché tanti giovani medici rifiutano un posto di lavoro in pronto soccorso? A porsi questa domanda sono soprattutto quelli che non conoscono bene la nostra situazione sanitaria. Allora tentiamo di chiarire i motivi del perché della rinuncia


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L’ultimo concorso per dirigente medico al Pronto Soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli è andato deserto. Perché? E perché tanti giovani medici rifiutano un posto di lavoro in pronto soccorso? A porsi questa domanda sono soprattutto quelli che non conoscono bene la nostra situazione sanitaria. Allora tentiamo di chiarire i motivi del perché della rinuncia. -taglio- Il primo motivo è il timore di trovarsi coinvolti nella cosiddetta malasanità, rischio oggi molto elevato, anche se nella maggior parte dei casi non è da attribuire a errori medici, ma alle carenze delle strutture sanitarie. Perché un giovane medico all’inizio della sua carriera dovrebbe cacciarsi in certi posti altamente rischiosi e compromettere così un’attività appena iniziata se può farne a meno? Il secondo motivo è quello economico. Il lavoro fatto in emergenza è un lavoro che logora. Eppure per un lavoro come quello del pronto soccorso non ci sono incentivi economici. Così, il medico che fa un lavoro d’ufficio e il medico del pronto soccorso a fine mese ricevono lo stesso misero stipendio.
Il terzo motivo è relativo al prestigio. Quali vantaggi avrebbe il giovane medico dall’attività in pronto soccorso? La risposta è nessuno. Perché delle vite umane salvate in un pronto soccorso per la capacità dei medici non se ne parla mai. Il quarto motivo è quello legato all’incolumità personale. Giorno dopo giorno aumentano le aggressioni a medici e infermieri del pronto soccorso, dell’emergenza e della guardia medica. Anche quest’aspetto dell’attività medica, purtroppo, passa spesso inosservato: quasi che sia un rischio inscindibile dall’attività esercitata, per cui c’è poco da fare.
Il quinto motivo è relativo alla la qualità di vita che fa il medico di pronto soccorso. Quale vita farà il giovane medico che accetta di lavorare al pronto soccorso? Starà a casa con la sua famiglia i giorni di festa? No! Potrà scegliere quando andare in vacanza? No! Potrà mandare un certificato di malattia, come fanno tanti lavoratori? No! Anche questa cosa è difficile da fare. Non presentarsi per il cambio significa lasciare il collega in pronto soccorso. Sarebbe una cosa odiosa. Il sesto motivo è rappresentato dalla mancanza di medici. Fino a qualche decennio fa c’era la pletora medica. Questo costringeva i medici ad accettare qualsiasi posto di lavoro. -taglio2-Così chi aveva maggior bisogno di lavorare spesso finiva per concorrere per un posto in pronto soccorso. Oggi non è più così e i medici possono scegliere la specialità in cui ritengono di potersi meglio realizzare. Questi sono solo alcuni dei motivi che possono spingere i medici a evitare non solo il pronto soccorso, ma anche a evitare di partecipare al concorso di specializzazione in emergenza urgenza. In Italia ogni anno sono messi a concorso oltre 1000 posti di specializzazione in branche di urgenza ed emergenza, ma i partecipanti sono meno della metà dei posti banditi. Ora è bene chiedersi perché siamo messi così male. Se analizziamo le riforme in campo sanitario degli ultimi decenni capiremo come molte di queste riforme sono state fatte senza un’adeguata programmazione. In pratica, senza prevedere quello che sarebbe successo negli anni successivi. Tutto inizia nel 1969 quando fu liberalizzato l’accesso alle facoltà universitarie con qualsiasi diploma, compreso l’accesso alla facoltà di medicina, dove prima si accedeva solo con la licenza liceale. Questo ha comportato in pochi anni la pletora medica, a cui il legislatore ha tentato di rimediare con altre riforme: obbligo di scelta tra ospedale e medicina di famiglia, numero chiuso e concorso per accedere alla facoltà di medicina, ecc. A tutte queste piccole o grandi riforme va aggiunta la riduzione dei posti letto e il contenimento dello stipendio dei medici, oggi tra i più bassi in Europa, questo per limitare la spesa sanitaria. Così la fragilità del nostro sistema sanitario è esplosa con la pandemia di Covid-19, quando abbiamo avuto bisogno dei medici pensionati, molti di loro morti, e dei medici appena laureati. Può migliorare la nostra situazione sanitaria? Penso di sì. Ma solo attuando una seria e opportuna programmazione.





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