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Esperienza infinita

di Paolo Carotenuto

Numero 193 - Novembre 2018

Sono tanti gli anni trascorsi sul palco di Maria Teresa Vitolo, ed altrettanto è il tempo che, ad oggi, dedica alla formazione e al perfezionamento dei ballerini campani e non solo


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L'arte del movimento napoletano ha una data di nascita, almeno stando ai ricordi ed ai successi del nome legato a Maria Rosaria Vitolo. Trent'anni di coreografie e di didattica allo stato puro, con un pedigree consolidato e che soprattutto si consolida nel tempo. A cominciare dalla sua stessa formazione presso il Centro Napoletano del Balletto ed in pianoforte presso il Conservatorio di Benevento. E poi a seguire con i vari Victor Litvinov, Margarita Trayanova e fino all'abilitazione all'insegnamento presso l'Accademia Nazionale di Danza di Roma. Un percorso ricchissimo che nel 1988 l'ha spinta a realizzare il passo più significativo, quello del primo giorno de "L'Arte del Movimento", stavolta inteso come ensemble su cui trasferire le proprie competenze ed energie acquisite fin lì. Esattamente trent'anni addietro, come in un progetto nato per non concludersi mai, con esperienze finanche su RAI1, attraverso il musical "Via Crucis" di Martino Brancatello e la regia di Pino Insegno. Un excursus così eterogeneo da valerle l'accredito di docente di "Danza in Fiera", la kermesse europea più importante che si tiene a Firenze ogni febbraio. -taglio- Un punto di arrivo? Assolutamente no, ci mancherebbe! Sarebbe sufficiente il programma dell'ultimo spettacolo allestito al Teatro Politeama di Napoli lo scorso giugno per comprendere la programmazione vastissima ed eterogenea dell'ensemble di Maria Rosaria Vitolo per rendersene conto. A cominciare dal neoclassico con un'evoluzione coreografica della tecnica accademica in chiave appunto neoclassica e per passare alla tecnica classica negli indirizzi Danzagioco, Propedeutica e Predanza. Il repertorio di balletto classico ha invece visto in scena "Coppelia" con il pas de deux di Valentina Acunzo e Gianpiero Trimaldi, oltre ad Enrica Saccoccia e Guglielmo Schettino, ed anche "La vedova allegra" con Lorena De Marco ed ancora Gianpiero Trimaldi oltre a Luisa Mentone e ancora Guglielmo Schettino. Prima di tuffarsi nel mondo flamenco dell'ensemble con "Adios tristeza" di cui la direzione artistica scrive: “In questo quadro, che si dipana attraverso quattro diversi palos della tradizione flamenca (seguidilla, garrotin, tangos e bulerias) c’è quello che il flamenco è per gli andalusi: la quotidianità, la vita di tutti i giorni che scorre, intrisa di attimi di preoccupazione, di tristezza, di devozione, di fede, di gioia. Abbiamo provato a ribaltare il topos classico del dramma flamenco, nel quale l’acme si raggiunge con la morte dell’eroe, per una volta la vita e la speranza vincono, fugando per un lungo attimo la tristezza...”. -taglio2- Infine il repertorio brioso di contemporaneo, hip hop e modern con "Gli occhi di maruzzella" di Erminia Sticchi, "Music is the engne of our soul" di Maddalena Raia e "Made in Japan" di Francesca Dell'Aria. Un programma mozzafiato anche dopo trent'anni di lavoro su e giù per l'Italia. Chiediamo alla direttrice artistica Maria Rosaria Vitolo qual è il segreto: “Dopo così tanti anni di sala e palco non mi manca e non mi è mai mancato l'entusiasmo. Lavorare con i ragazzi non è mai facile ma è al contempo bellissimo! E per questo non dimenticherò gli anni passati con l'allievo Domenico Luciano, nel frattempo diventato uno dei ballerini italiani più famosi e bravi in giro per il mondo. Una soddisfazione incredibile che mi ha dato tanto, e che cerco di trasferire ancora con lo stesso entusiasmo alle nuove e nuovissime generazioni di talenti che mi seguono. Fino a questi ultimi ragazzi dello spettacolo di giugno al Teatro Politeama che abbiamo voluto raccontare accanto ai miei strettissimi collaboratori ed insieme a Fabio Crestale, Enzo Correale e Massimiliano Craus che hanno infine legittimato il lavoro dello scorso anno accademico. Un tris d'assi che ci ha inorgoglito, cominciando con l'ormai francese d'adozione Crestale, passando per il maestro più carismatico della danza in regione e per finire con il nuovo docente di storia della danza del Teatro dell'Opera di Roma. Ennesima dimostrazione che il lavoro paga.”





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