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EMANUELE SALCE

Giochi di parole

di Tommaso Martinelli

Numero 198 - Aprile 2019

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A 30 anni dalla scomparsa di Luciano Salce, suo figlio Emanuele ha letto, per la prima volta in un audiolibro intitolato “Cattivi soggetti”, i suoi celebri racconti


Un’opera letteraria unica pubblicata da Volume Audiobooks, firmata da Emanuele Salce, attore e regista, la cui voce esalta al massimo il testo di “Cattivi soggetti” grazie ad una lettura empatica e brillantissima. Un’antologia di racconti pungenti, ironici, grotteschi, di epoche differenti e umori diversi. “Cattivi soggetti” presenta al meglio Luciano Salce scrittore, raffinatissimo e corrosivo, con racconti che sono anche dei perfetti soggetti, o meglio, delle vere e proprie sceneggiature cinematografiche. “Cattivi soggetti” è ovviamente un titolo a doppio uso. Sono cattivi soggetti certi personaggi poco raccomandabili, ma anche soggetti cinematografici cattivi, cioè non piaciuti, non realizzati, cestinati, restituiti (quasi mai) dai produttori ai quali erano stati proposti. E una loro origine cinematografica si può ritrovare nel gusto per l’intreccio, la trovata, la situazione. La sorpresa è di avere di fronte un Salce sempre corrosivo, pieno di estri e fantasie, ma anche indulgente, sottilmente ironico e intenerito. Autenticamente scrittore.

Come nasce l’idea dell’audiolibro “Cattivi soggetti”?

“Nasce dagli editori della Volume Audiobooks, a dir la verità. Mi contattarono due anni fa per propormi questo progetto ed in qualche modo, nonostante qualche mia iniziale riserva, sono poi riusciti a persuadermi ad accettare di cimentarmi nell’impresa ed a lavorare al meglio per la realizzarla.”

Quali sono i “Cattivi soggetti” di cui parla tuo padre?

“È volutamente un gioco di parole, arte in cui mio padre era maestro, fra soggetti cinematografici di film che venivano scartati e le caratteristiche dei personaggi degli stessi.”

Che effetto ti ha fatto leggere racconti scritti da tuo papà Luciano?

“Ho sentito una grande responsabilità, nel senso di voler cercare di restituire lo spirito dei racconti ed in particolare della penna che li scrisse. Ho cercato di essere totalmente al servizio di questo scopo e credo di essermi impegnato al massimo. Era peraltro la prima volta che mi misuravo con un lavoro di questo tipo. È stato anche l’occasione per trascorre, per certi aspetti, un po’ di tempo con lui.”-taglio-

Ce n’è uno in particolare, tra i vari racconti, che ha un significato speciale per te?

“Li metto tutti sullo stesso piano ed è chiaramente un piano affettivo il mio. Se sono ‘figli’ di mio padre, sono anche un po’ miei fratelli infondo.”

Quale pensi sia l’eredità più grande che tuo padre ha lasciato al mondo del cinema?

“Sicuramente alcune sue regie, in particolar modo le prime, quelle in cui lanciò Tognazzi come attore protagonista ma anche l’aver scoperto altri artisti quali Ennio Morricone, o l’aver capito per primo la vena comica della Vitti, così come l’esser riuscito a trasporre il romanzo di Villaggio ‘Fantozzi’ ed a girarne i due primi film, oggi assurti allo status di cult. Fu soprattutto un artista poliedrico, che ebbe modo di esprimersi in Teatro, alla radio, in Televisione e nella Musica. Sempre con la stessa professionalità e sempre divertendosi.”

Che papà è stato, Luciano Salce?

“‘Aveva altri talenti’! In un monologo che porto a teatro oramai da una decina di anni riassumo così il concetto. L’ho perduto presto (avevo 23 anni) e troppo presto si separò da mia madre (avevo poco più di un anno) per avere con lui il tempo necessario a costruire una ‘quotidianità’, resta per me una delle persone più brillanti che non ho avuto modo di conoscere quanto avrei voluto.”

Nella tua vita e nel tuo lavoro, cos’ha significato portare un cognome così importante e prestigioso?

“Userei nuovamente il termine ‘responsabilità’. Si sa in partenza che verrai associato al ricordo di tuo padre, sono le regole del gioco. Forse per questo ho atteso così a lungo nel voler intraprendere un mio percorso artistico. Oggi ho sicuramente raggiunto una dimensione mia ed a fine giornata se per caso è stato ricordato il nome di mio padre in un qualche contesto, sono ben felice che sia accaduto.”

Quando non lavori, come trascorri il tuo tempo libero?

“Ho da poco preso coscienza piena del concetto di tempo che passa, sarà da imputare al giro di boa dei cinquant’anni suppongo. Il tempo ‘libero dal lavoro’ ha la stessa valenza di quello trascorso lavorando per me. Cerco in entrambi i casi di dare un senso al suo scorrere facendo cose che abbiano un significato concreto, così da non dovermi chiedere troppo spesso che sto facendo o perché, ivi compreso il relax. Direi comunque che viaggiare, in special modo negli ultimi anni, sia fra le mie occupazioni predilette.”

A quali altri progetti ti stai dedicando attualmente?

“Al momento sono in Teatro con ‘La cena delle belve’, poi comincerò una nuova commedia e dovrebbe anche uscire una fiction girata lo scorso inverno. Navighiamo a vista!”

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“Oggi ho sicuramente raggiunto una dimensione mia”

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