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Diritto alla fantasia

di Lucia de Cristofaro

Numero 205 - Dicembre 2019

Non credo che ci sia bisogno della scienza per affermare che a detenere ancora il “diritto alla fantasia” ed ad applicarlo, siano proprio i bambini, che fuori dagli schemi convenzionali sono il motore della visione futura per tutto il Pianeta


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Nonostante gli studi scientifici sull’argomento, non credo che ci sia bisogno della scienza per affermare che a detenere ancora il “diritto alla fantasia” ed ad applicarlo, siano proprio i bambini, che fuori dagli schemi convenzionali sono il motore della visione futura per tutto il Pianeta. Sono loro ad indicarci la strada dei desideri, per continuare a sognare e perseguire i propri desideri, ovvero quello che desideriamo più profondamente che si avveri, riguardante sia cose grandi, che possiamo desiderare tutta la vita, sia piccole cose, che desideriamo anche solo per pochi minuti. -taglio-Esprimiamo, tali desideri, quando soffiamo sulle candeline della torta al compleanno oppure quando vediamo una stella cadente, essi sono la parte più vera di noi stessi, quella più profonda. Dai bambini agli adulti, tutti inevitabilmente abbiamo dei desideri, solo che spesso non osiamo dichiararli, quasi che a citarli potremmo profanarli e non farli avverare, anche se non sempre sono realmente realizzabili, come ad esempio: di rimanere giovani per sempre, di essere felici per tutta la vita, di non perdere mai la persona amata, di essere sempre in buona salute, oppure ricchi e famosi senza sforzi. Ma andiamo ad esplorare il mondo infantile, per capire se al pari degli adulti anche i loro desideri sono cambiati o restano sempre uguali. Guardandoli mentre in un museo tematico sono affascinati dai vecchi giocattoli più che dalle cose nuove, moderne, che si trovano comunemente, si comprende come in quei giocattoli vedano qualcosa di vivo, con cui far viaggiare la propria fantasia. Una bambola di biscuit, un cavallino a dondolo, un bambolotto in ebano, un trenino, diventano il passaporto per un altrove dove far avverare le proprie storie fantasticamente magiche. Un altrove vissuto insieme alla propria famiglia, perché giocare con questi giocattoli appartenenti al secolo della concretezza, in una società solida, in contrapposizione a quella attuale della leggerezza e cosiddetta “liquida”, significa dare vita a delle storie comuni, in cui i giochi di ruolo erano reali e fanno parte di momenti familiari, in cui fantasticare insieme. Una semplice scopa, poteva, e poi, diventare un cavallo su cui cavalcare per sentieri inesplorati. Si può, quindi, affermare che i bambini sono coloro che hanno conservato la facoltà originaria dell’uomo antico, di muoversi con qualche consapevolezza su di un terreno immaginario dove percepire presenze che, all’adulto, rimangono -taglio2-irrimediabilmente precluse. In questo quadro generale rientra anche il discorso sui cosiddetti “amici immaginari” o “compagni di giochi immaginari” dei bambini, o meglio di quei bambini che vivono che dicono di vedere, parlare e frequentare dei bambini che restano invisibili agli adulti, e che questi ultimi dichiarano senz’altro essere delle pure e semplici creazioni della loro fantasia. Però, chiediamoci, come mai le apparizioni Mariane, hanno sempre prediletto i bambini, non è forse questa loro capacità di vedere oltre e di credere grazie al loro animo puro, che li ha considerati i “prescelti”, per comunicare al mondo il suo destino? La domanda è destinata a restare senza risposta, anche se considerando il sogno come una via d’accesso alle dimensioni “altre” della realtà, e non semplicemente un gioco del nostro inconscio; se nel sogno noi possiamo viaggiare, come gli sciamani siberiani, in luoghi remoti sia di questo, che di altri mondi, fino ai più lontani pianeti spirituali, cosa ci impedisce di pensare che i bambini, non ancora condizionati dal paradigma mentale degli adulti, basato sui concetti di spazio, tempo e causalità, possano accedere molto più facilmente di noi ad altri livelli di coscienza. Certo queste sono tutte ipotesi non dimostrabili, ma che i bambini possano vivere sul limitare di una consapevolezza diversa da quella dell’adulto è un fatto. Per essi il prima e il poi, la causa e l’effetto, il qui e il laggiù, non hanno lo stesso significato che rivestono nella mente degli adulti. Questo stato di apertura concettuale sul mondo, questa condizione di assoluta disponibilità a credere, a credere con forza e con fiducia, fa del bambino un essere qualitativamente diverso, un essere di fede piuttosto che di ragione. Un piccolo uomo, una piccola donna davvero speciale. Guardandoli potremmo davvero imparare molto.





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