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Dati Virali

di Lucia de Cristofaro

Numero 208 - Marzo 2020

Mai come ora, nel momento in cui scriviamo, causa Corona Virus, la tecnologia è risultata l’unica possibilità di restare in contatto con il mondo


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Tra pensieri contrastanti abbiamo considerato le tecnologie interattive, come qualcosa di negativo e virtualmente virale, che condizionava, spesso in modo negativo il comportamento umano. Oggi ci rendiamo conto che non sono le tecnologie interattive a modificare le abitudini umane, ma è l’uomo e la donna ad averne fatto un uso inappropriato e bulimico delle stesse, -taglio-considerandole come un gioco, come un poter osare con gli altri un dialogo a distanza, che di persona non si sarebbe riusciti a sostenere. In questo momento storico molto complesso, con divieti governativi che ci sottraggono la socialità fisica, ecco che sono proprio le tecnologie a venirci in aiuto, per continuare a lavorare, rispettando la prevenzione, per continuare a mantenere il nostro contatto con il mondo ed interagendo con esso. Personalmente non credo che “la cultura dei dati” uccida la creatività, essa distingue l’uomo sin dal suo primo disegno all’interno di una caverna e nulla potrà mai contrastarla, anzi le tecnologie, i dati e quant’altro ci arrivi da un mondo interattivo potranno solo essere di aiuto a realizzarla, in modo sempre positivo, a perfezionarla per così dire. Ma riflettiamo un attimo sulla “socialità” umana, essa è una necessità e interagisce con l’affettività, l’intelligenza, la spiritualità, le quali per svilupparsi hanno bisogno proprio del rapporto con gli altri. L’influenza dell’ambiente sociale esercita uno sviluppo importante per l’essere umano a livello psicologico, nessuno è passivo nei confronti dell’ambiente sociale. Infatti la mancanza di socialità che stiamo vivendo porta ad un’altra importante riflessione, ovvero la diminuzione dell’uso dei social da parte delle persone. Quante volte abbiamo detto che le persone erano ormai perse in piazze virtuali e non vivevano più le piazze reali? Ebbene questa emergenza, che ci tiene isolati gli uni dagli altri , ha portato ad una netta diminuzione di presenze su facebook, Istagram ed altri social. Ciò fa intendere, questa volta positivamente, che tali social non erano un surrogato delle piazze reali, ma solo il racconto delle stesse, il racconto virtuale della vita reale di ognuno di noi. Ed ora che questa vita è sospesa tra le mura delle nostre case, ecco che non avendo più di cosa raccontare,-taglio2- usiamo meno quelli che di fatto, allora, sono solo dei mezzi e non dei surrogati sociali. Il bene comune, dipendendo da un sano pluralismo sociale, si nutre del rapporto con gli altri. La nuova frontiera dell'evoluzionismo dice che la natura è ricca di comportamenti altruistici, e che i punti di forza dell'homo faber sono il gruppo, la creatività e l'innovazione. A questo dobbiamo pensare, guardando al futuro con positività e pensando al momento di emergenza che viviamo, come a qualcosa di temporaneo, e che quando finirà potremo tutti noi ritornare a rivivere la nostra socialità, che non ci deve far dimenticare, però, che anche in periodi problematici possiamo esternare un altro elemento importante della nostra umanità, ovvero l’altruismo, sostenere gli altri nella comunità cui si appartiene, con le nostre professionalità, con il nostro aiuto personale. Se gli organismi più semplici si sono messi insieme, si sono uniti ‘per la vita’, dando origine a strutture più complesse, come possiamo noi organismi complessi, non metterci insieme, anche se virtualmente, per sostenerci a vicenda a aiutarci, anche se solo psicologicamente a superare, le ansie e le paure dei tempi che viviamo? E’ un periodo di crisi, certo! Ma sono proprio le crisi a cambiare le regole del gioco, a far guardare alla vita con occhi diversi, con gli occhi della creatività, appunto, la flessibilità, la plasticità, le possibilità di immaginare altri mondi. L'Homo faber ce l’ha fatta grazie alla sua socialità, ma anche al fatto che ha un cervello plastico, capace di apprendere e soprattutto di uscire dai problemi con l’innovazione e la creatività. E se recitare un mantra ci può essere di aiuto e sostegno, diciamo insieme: “Io non mi arrendo. Se inizio a salire il primo scalino, presto sarò in cima alla scala e saprò che tutto è andato bene.”





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