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Daniel Day Lewys

Grandi ritorni

di Tommaso Martinelli

Numero 266 - Dicembre-Gennaio 2026

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Dopo una pausa di otto anni dalle scene, l’attore Premio Oscar ritorna sul set diretto dal figlio Ronan per “Anemone”, un film intimista ed intenso


Da diversi anni è considerato uno dei più talentuosi e versatili della sua generazione, Daniel Day Lewys. L'attore britannico, sin dagli anni 80 è stato in grado di costruire una carriera degna di nota iniziando nel teatro per poi fare il suo debutto cinematografico con il film "My Beautiful Laundrette" nel 1985. -taglio- Ha ottenuto riconoscimenti internazionali per le sue interpretazioni in film come "Il mio piede sinistro" (1989), "Gangs of New York" (2002), "Il petroliere" (2007) e "Lincoln" (2012). E ha vinto tre premi Oscar come Miglior Attore: per "Il mio piede sinistro", "Il petroliere" e "Lincoln". Un tris che lo ha reso in assoluto uno degli attori con il maggior numero di premi Oscar nella categoria. Noto per il suo approccio intenso e metodico alla recitazione, spesso immergendosi completamente nei personaggi che interpreta, anche al di fuori del set, questo lo ha sempre portato a vivere come il ruolo da lui interpretato per tutta la durata delle riprese. A sorpresa, contro ogni previsione, otto anni fa ha spiazzato tutti, dopo aver recitato nel film "Il filo nascosto", annunciando il suo ritiro dall'industria cinematografica. Tutto questo, ha reso ancora più emozionante il suo arrivo all'ultima edizione del festival Alice nella Città, a Roma, dove ha tenuto una masterclass in compagnia di suo figlio Ronan che lo ha diretto in “Anemone”. Daniel, come nasce questo tuo ritorno sul grande schermo? “Tutto è iniziato dal mio desiderio di creare qualcosa insieme a mio figlio Ronan. Abbiamo collaborato fin da quando era bambino e ho seguito la sua crescita come pittore, pur sapendo che un giorno si sarebbe dedicato alla regia. Io, nel frattempo, mi ero allontanato da quel mondo. Tuttavia, abbiamo iniziato a immaginare un progetto intimo e contenuto, e l'idea di raccontare la storia di due fratelli ci ha affascinato entrambi. Ci siamo anche sentiti pronti ad esplorare territori sconosciuti." Che tipo di regista è Ronan? “Come regista, Ronan è unico nel suo genere. Essendo un pittore, possiede una straordinaria immaginazione, alimentata da un impulso profondo a creare immagini. Ma quando si tratta di dirigere, è fondamentale saper collaborare con gli altri. Questa era una novità per lui, dato che da pittore lavora da solo, in un dialogo intimo con la propria tela e i propri materiali, affrontando le sfide in solitudine e decidendo quando il lavoro è completo. Questa volta, invece, ha dovuto fare affidamento su un team di persone di grande talento. Ci siamo sempre incontrati di persona, anche se a volte passavano lunghi periodi senza poter lavorare insieme. Ma ogni volta che ci ritrovavamo, accadeva qualcosa di speciale. I personaggi ci portavano a scoprire nuove sfaccettature delle loro vite. Hai diviso il set con Sean Bean. Come ti sei trovato con lui? “Con Sean abbiamo condiviso del tempo in Irlanda, creando una connessione profonda. Ci siamo compresi a vicenda. Ronan ha esperienza di vita con i suoi fratelli, mentre io non l'ho avuta. Tuttavia, attraverso l'amicizia, ho cercato e trovato quel senso di fratellanza. Con Sean ci siamo fidati l'uno dell'altro e abbiamo intrapreso questa avventura un po' alla cieca." Qualche anno fa hai annunciato il tuo allontanamento dal set e oggi eccoti tornato finalmente in scena... “Avrei dovuto restare in silenzio qualche anno fa. All'epoca, prendere una pausa mi sembrava la scelta giusta. Stare lontano dal lavoro mi avrebbe dato nuova linfa. Per me, il lavoro è sempre stato una fonte di nutrimento, ma non apprezzo lo stile di vita che spesso lo accompagna: non amo gli aspetti pubblici di questa professione. Quando sei in questo campo, tutti osservano il tuo comportamento, e non ho mai imparato a gestire questa attenzione.” Un futuro dietro la macchina da presa, oggi, come lo vedresti? “Riguardo alla regia, ho riflettuto, ma non credo di avere la sensibilità e la mentalità necessarie per gestire tutti gli aspetti e le responsabilità di un regista.”

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