logo-rubriche

Credere nella Pace

di Franco Salerno

Numero 230 - Maggio 2022

Anche nella caput mundi la guerra era considerata come una delle ultime opzioni, all’insegna di una coesistenza pacifica


albatros-credere-nella-pace

Bestiale. Barbara. Sacrilega. Questi, gli aggettivi terribili con cui Papa Francesco ha giustamente denominato la guerra della Russia contro la martoriata Cecenia. E naturalmente ogni guerra. Dei tre aggettivi il più pesante è il terzo, perché il termine “sacrilego” significa etimologicamente “ladro di cose sacre”.-taglio- Di guerra è purtroppo intessuta la storia della nostra società e le vittime sono i più deboli: bambini, donne, anziani, persone innocenti su cui la guerra cala come la mannaia del boia. Pensavamo che la guerra, come in un film, potesse risolversi in poche ore per poi liberare la mente e dedicarci ad altro. Il conflitto russo-ucraino invece continua. La speranza è che in questa drammatica situazione si faccia strada il ricorso alla trattativa, alla discussione e al dialogo piuttosto che alle armi. Nel mese di marzo è sembrato apparire uno spiraglio, anche se esile, per la soluzione pacifica. Entriamo allora, per meglio chiarire la questione, nel significato etimologico e fono-simbolico dei due termini “pace” e “guerra”. Il che equivale a scoprire il valore che i cittadini del mondo antico attribuivano a questi due vocaboli. La parola “Pace” deriva dal verbo latino “pangere”, che vuol dire “stabilire un patto”: dunque un termine che è molto dolce all’ascolto soprattutto per la pacatezza che suggerisce la sillaba finale “ce”, ma al tempo stesso che rinvia ad una decisione forte e “decisa” (nel senso puro della parola) sulla positività di presupposti valoriali come il rispetto, la solidarietà, il bene comune. Il termine “Guerra” invece deriva dal germanico medievale (sec. XIII) “werra” che significa “mischia” e (più fortemente della parola “bellum”) dà già l’idea dello scontro senza patti e senza regole dell’un contro l’altro armato.-taglio2- A livello fono-simbolico, dunque al semplice ascolto di questa parola, prevalgono i seguenti suoni: la “w” (“doppia vu”) che ricorda il “vulnus”, cioè la ferita, il vuoto che si dispiega davanti a noi e in noi. A rinforzare questa negatività del senso coopera il ricorso alla doppia “r”, che indica -in maniera rafforzata- il rotolare, il precipitare, il ruinare costante e irrefrenabile. Gli antichi Romani, pur guerrafondai, inventarono la positività della pace (magari ottenuta con vittorie militari). Così l’imperatore Augusto (63 a.C. -14) volle che la sua epoca fosse permeata dalla Pace: fece pertanto costruire nel Campo Marzio un grande altare alla Pace di Augusto, l'Ara Pacis Augustae. E in questo clima di “Pace Augusta” (aggettivo che dà l’idea dell’aumento) egli propose (o “sognò” o forse “impose”, se vogliamo prestar fede a Tacito, che riportò le parole con cui Calgaco denunciò il carattere sottilmente violento del Principato augusteo) la restaurazione dei valori sociali e religiosi. Gli intellettuali si posero sulla scia di questo messaggio. E così Virgilio con l’Eneide affermò l’origine quasi sacra e religiosa di Roma e profetizzò il ritorno ad una nuova età dell’oro, in cui una Virgo, madre del Puer, avrebbe fatto morire il serpente (questi elementi furono esaltati dagli intellettuali medievali, che parlarono di Virgilio come Profeta di Cristo).





Booking.com

Booking.com