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Covid-19: una lezione per il futuro

di Alfredo Salucci

Numero 213 - Settembre 2020

Il difficile periodo che stiamo vivendo e che sta mettendo a rischio non solo la salute di tante persone, ma anche l’economia mondiale, impone una profonda riflessione sul modo di affrontare situazioni sanitarie che potrebbero ripresentarsi in futuro per non farci trovare nuovamente impreparati come si è verificato per il Covid-19


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Eppure non sono mancate le avvisaglie sul possibile scoppio di una pandemia nel corso degli ultimi decenni. Basti pensare all’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita), alla SARS (sindrome respiratoria acuta grave), patologia virale provocata da un virus appartenente alla famiglia dei coronavirus, segnalata per la prima volta in Cina nel 2002.-taglio- Abbiamo avuto l’Ebola, una malattia virale documentata per la prima volta nel 1976 in Sudan e poi nello Zaire. Ma ricordiamo anche l’influenza aviaria che colpisce molte specie di uccelli selvatici e domestici, malattia virale, il cui virus può essere trasmesso dagli uccelli all’uomo, come ampiamente dimostrato. Ma oltre a queste epidemie, relativamente recenti, abbiamo avuto nel secolo scorso l’influenza Spagnola, patologia virale che nel 1918 provocò circa 50 milioni di morti e l’Asiatica, altra malattia virale, che nel 1957 provocò 2 milioni di morti. Nel 1968, poi, abbiamo avuto l’Influenza Hong Kong con circa 20000 decessi, e nel 1977 l’Influenza Russa, che causò 360000 morti. A parte queste recenti epidemie e pandemie, la storia della medicina è ricca di avvenimenti drammatici del passato legati alle malattie infettive. Infine, non si possono non ricordare il romanzo La peste di Albert Camus, la peste manzoniana, e quella boccaccesca del 1348. Questo per dire che la nostra esistenza è stata sempre in balia delle malattie infettive, e spesso è stata gravemente segnata per la loro gravità, per l’elevato numero di morti e per il crollo dell’economia, che ha prodotto di conseguenza altra precarietà e altri morti. Però, nonostante la storia della medicina, i grandi romanzieri, le tante avvisaglie e i tanti mezzi tecnologici a disposizione ci siamo lasciati sorprendere in malo modo dal Covid-19. Da questa grave situazione, che tutto il mondo sta patendo, è emerso un dato sicuro: la nostra incapacità a fronteggiare e gestire un evento sanitario non atteso. E questa incapacità ha conseguentemente evidenziato tutta la nostra umana fragilità di fronte a certi avvenimenti. -taglio2-In questi casi il rimedio non può essere trovato quando si vive il dramma, nel momento in cui nessuno riesce più a ragionare a mente sgombra, e la possibilità di commettere errori è molto più alta. Quindi sarebbe fuori luogo fare processi. Forse, non si poteva fare più di quanto è stato fatto. Ma è certo che si doveva fare di più soprattutto prima che la pandemia si presentasse. Ci siamo tutti un po’ illusi. Infatti, è apparso chiaro che il rischio di catastrofi del genere non era stato messo in conto o era stato nettamente sottostimato a tutti i livelli. Ora è evidente che le cose non stanno così, e basta un virus o un batterio per mettere in ginocchio l’umanità intera. E tanto maggiore è il rischio che l’umanità possa cadere vittima di questi agenti patogeni quanto minore è l’attenzione rivolta a questa eventualità e minori sono le risorse investite per trovare soluzioni onde evitare che queste malattie si presentino improvvisamente con grande rischio per la salute e per l’economia. Ma l’attenzione verso questo rischio sanitario non deve essere solo di singoli Stati, in questo caso sarebbe del tutto insufficiente. È necessario uno sforzo a livello mondiale e una politica sanitaria comune e solidale. Anche a livello dell’Unione europea si deve fare di più. L’Europa, infatti, si è fatta trovare completamente impreparata alla pandemia. Così ogni singolo Stato ha scelto come proteggersi dal Covid-19, senza poter attuare una strategia comune. Anche a livello mondiale le cose non sono andate meglio e non vanno meglio. E al momento non sappiamo ancora come andrà a finire.





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