Un viaggio sensoriale tra mare, ricordi ed emozioni quello di Paul Robino col suo nuovo album “I sensi del mare”
Cittadino del Mondo, da sempre musicista e compositore, Paul Robino non ha mai smesso di continuare a cercare, sperimentare e imparare per continuare a emozionare con la musica. -taglio- Ha cercato la sua musica in mezzo alla natura, nelle spiagge d’inverno o in mezzo al mare su una barca a vela e così è nato il suo ultimo lavoro “I sensi del mare” un concept album che unisce il suono del pianoforte a quello di strumenti classici quali i violini e più moderni come batteria e tastiere elettriche. “I sensi del mare” è anche un concerto per pianoforte e voce narrante con cui Paul Robino ha voluto unire musica e letteratura dando vita a un format originale in cui due forme d’arte dialogano insieme creando un coinvolgimento emotivo intenso. Fondamentale è stata, per la realizzazione di questo format, il testo “I sensi del mare” edito da Acqua dell’Elba, una raccolta di saggi firmati da rappresentanti del mondo accademico filosofico italiano contemporaneo, testo di cui è in corso una riedizione speciale che vedrà la distribuzione del disco insieme al libro nei prossimi mesi. Dopo il grande successo riscosso de "i sensi del mare" a New York, Monaco di Baviera, Eindhoven, Parigi, Madrid con delle speciali anteprime di questo nuovo concerto per pianoforte Paul Robino porterà presto in tour “I sensi del mare” in Europa e non solo con l’intento di rafforzare e smuovere la coscienza del pubblico con un progetto che arriva dritto al cuore. “I sensi del mare": come nasce l'idea di questo nuovo progetto in musica? “Nasce da un ascolto profondo. Non solo del mare in sé, ma di ciò che è capace di smuovere dentro di me: ricordi, silenzi, viaggi, attese. È un progetto maturato lentamente, come le maree, nato dal desiderio di raccontare il mare non in modo descrittivo, ma sensoriale ed emotivo. Volevo che la musica diventasse onda, respiro, riflesso. Tante notti passate in riva al mare ad ascoltarlo arrivare sulla spiaggia e poi allontanarsi, io sdraiato sulla sabbia a guardare il cielo, la notte e le stelle luminose. Emozioni semplici e profonde che molti provano e che io, da musicista, cerco di tradurre e suonare con il mio pianoforte.” Come è nato l'incontro e la preziosa collaborazione con il grande maestro Vince Tempera? “L’incontro con Vince Tempera è stato naturale e profondamente umano, ancora prima che artistico. Lo conosco da 10 anni, ma solo due anni fa mi sono fatto coraggio e gli ho detto, Maestro ascolta queste tracce e questo progetto che ho in mente… e lui mi ha preso sul serio, lo ha ascoltato attentamente e mi ha detto, proviamoci! Poi ci accomuna una visione della musica come linguaggio narrativo, capace di evocare immagini e mondi interiori. Lavorare con lui è un privilegio enorme: è un maestro nel senso più autentico del termine, generoso, curioso, libero. Per me rappresenta una guida e, allo stesso tempo, un vero compagno di viaggio. Nel senso più concreto del termine, perché insieme attraversiamo l’Italia e l’estero portando il nostro messaggio legato al mare, alla tutela dell’ambiente e a una musica che parla di pace, ascolto e consapevolezza.” Sei un cittadino del mondo che non ha mai smesso di cercare e di cercarsi. Da dove nasce la tua musica? “La mia musica nasce dal movimento. Dai luoghi che ho attraversato, dalle persone incontrate, ma soprattutto dal dialogo costante con me stesso. Ogni progetto è una tappa di ricerca, un tentativo di dare forma sonora a ciò che cambia dentro di me. Non amo le etichette: mi interessa contaminare, sperimentare, restare aperto. Proprio da questa visione nascono, per l’estate, due percorsi diversi ma profondamente affini, due modi di far viaggiare la musica e portarla nei porti del Mediterraneo, unendo arte, mare e racconto. Art Odyssey a Vela è un progetto itinerante che combina arte, storia e navigazione nel Mediterraneo. Guidato dallo storico dell’arte e navigatore Lorenzo Cipriani e dal Circolo della Vela di Marciana Marina, il progetto mira a valorizzare il patrimonio culturale e naturale del Mediterraneo attraverso il racconto delle antiche civiltà, delle tradizioni e dell’identità elbana. Un viaggio in barca a vela che esplora coste e isole, intrecciando navigazione, arte e incontri culturali, e che spesso si collega a eventi come il SEIF con la fondazione “Acqua dell’Elba”celebrando il mare come un vero e proprio “museo diffuso”. Accanto a questo nasce MIMAY, un viaggio nel Mediterraneo che ha preso il via nell’estate 2025 dalle isole Eolie. Una scelta dettata dall’amore e dalla profonda familiarità con queste sette isole, ognuna unica e straordinaria. Luoghi che hanno ispirato grandi registi e narratori. Per chiunque voglia davvero comprendere la Sicilia, andare in barca e sostare nei porti è un’emozione singolare, sospesa tra storia, luce e mare.”-taglio2- Nato a Salemi, in provincia di Trapani, praticamente sul mare. Che cos’è il mare per te? “Il mare per me è origine e ritorno. È un maestro di rispetto, di ascolto, di equilibrio. Crescere così vicino al mare significa interiorizzarne i ritmi, la forza e la fragilità. È uno spazio dell’anima, un luogo in cui torno ogni volta che sento il bisogno di verità. Dalle colline di Salemi lo sguardo abbraccia il mare tutto d’intorno, da Trapani a Mazara, con i tramonti nitidi sulle Egadi. Da lì il mare racconta tutto: se è calmo o agitato, se la pioggia sta arrivando all’orizzonte. Sono paesaggi che sembrano dipinti, vere e proprie opere d’arte naturali, il mare è movimento, è l’impossibilità di restare fermi. Posso avere tanti difetti, ma non quello di restare immobile. Mi muovo continuamente, alla ricerca delle vie della mia pace e della mia serenità, e il mare, in questo cammino, mi ha sempre aiutato.” Le 12 tracce del disco raccontano il mare in tutte le sue sfaccettature. È un richiamo al legame primordiale tra uomo e acqua? “Sì, assolutamente. Il mare è memoria ancestrale, è una vocazione naturale. In queste dodici tracce ho voluto raccontarne la bellezza, ma anche il mistero, la paura e la nostalgia. È un omaggio a quel legame antico che ci unisce all’acqua, l’elemento da cui tutto nasce e a cui tutto ritorna. Alcuni brani parlano di questo richiamo in modo molto personale, come per esempio “Profondo Blu”, che mi riporta le mie immersioni nella riserva naturale dello Zingaro: l’acqua color smeraldo, il silenzio profondo, e quel suono del mare che entrava nel mio corpo fino a mescolarsi con il battito del sangue nelle vene. In quei momenti il confine tra me e il mare scompariva, ed è proprio quella sensazione che ho cercato di trasformare in musica.” “I sensi del mare” è anche un concerto per pianoforte e voce narrante. Qual è stato il processo creativo? Il processo creativo è stato profondamente multidisciplinare. Musica e parola sono nate in dialogo continuo: non una al servizio dell’altra, ma entrambe al servizio dell’emozione. Ho immaginato I sensi del mare come un viaggio, in cui il pianoforte guida e la voce narrante accompagna, creando un racconto intimo da condividere con il pubblico. Da oltre un anno porto in scena questo concerto insieme ad Arianna Brandolini, prof di Filosofia, nella forma di pianoforte e voce narrante. Finora abbiamo scelto di affidarci a poesie e testi di grandi poeti, scrittori e filosofi – da Alda Merini a Jacques Brel, da George Byron ad Arthur Rimbaud – lasciando che le loro parole dialogassero con la musica. Un’importante fonte di ispirazione è stata anche il libro I sensi del mare, edito da Acqua dell’Elba in collaborazione con la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, sotto la guida del preside, il dottor Roberto Mordacci. Stiamo inoltre valutando l’inserimento di un testo originale di un grande autore e amico, Luca Contato, che racconta un porto e le storie delle barche che vi approdano, ognuna con la propria vita e il proprio carico di esperienze. Per questo motivo I sensi del mare può esistere in due versioni diverse, adattandosi ai luoghi e ai contesti in cui viene rappresentato, mantenendo però intatto il suo nucleo emotivo.” Dopo i concerti internazionali, tornerai presto in tour con il nuovo disco. Cosa deve aspettarsi il pubblico dai live? “Il pubblico deve aspettarsi un’esperienza immersiva e sensoriale. Nei live convivono diversi linguaggi: i video che scorrono sullo sfondo, la musica del pianoforte e, in alcune date, anche il quartetto d’archi — lo stesso che in studio ha suonato tutti gli arrangiamenti scritti dal maestro Vince Tempera. Accanto alla musica, ci sono la poesia e i racconti, che diventano un vero e proprio viaggio emotivo: un movimento continuo, a volte lento e contemplativo, a volte burrascoso, a volte profondamente romantico. Ogni concerto è diverso dall’altro, perché nasce dall’energia del momento e dall’incontro con il pubblico. Per me l’adrenalina del palco è sempre una rinascita. Tornare in tour con questo disco, dopo i concerti internazionali (New York, Parigi, Madrid, Eindhoven, Monaco di Baviera…) ha un significato speciale: portare la musica italiana nel mondo è un’emozione intensa e una grande responsabilità, perché significa raccontare chi siamo, con verità e autenticità.”