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Comunicare senza comunicare

di Alfredo Salucci

Numero 213 - Settembre 2020

Oggi diamo per scontate le nostre capacità comunicative, infatti chi invia il messaggio, ossia il mittente, ritiene di aver espresso nel modo corretto quello che intende dire, quindi comunicare, mentre dall’altro lato diamo per certe le capacità di chi riceve il messaggio, ossia il destinatario, di interpretarlo. Ma siamo proprio sicuri di questa cosa?


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Tutti riescono a capire i termini inglesi sempre più frequenti che deturpano la nostra lingua, o a comprendere termini della nostra lingua inusuali e difficili che di tanto in tanto appaiono e dopo un certo periodo non si sentono più, come se fossero passati di moda? Personalmente nutro molti dubbi. -taglio-Oggi anche alle persone più colte risulta spesso veramente difficile capire che cosa vogliano dirci i comunicatori che siano politici, giornalisti radiotelevisivi o della carta stampata. Il paradosso è che sono sempre gli stessi comunicatori a sbraitare sulla necessità e il dovere di chi informa di farsi capire. Ma, con tutta sincerità, vi capita di seguire un telegiornale o un radiogiornale senza ascoltare parole inglesi? Prima si limitavano a qualche termine oggi ce ne sono molti di più, tanto che non è raro udire nella stessa edizione termini come lockdown, welfare, jobs act, spending review, exit poll, splitting, leader, impeachment, per non dire di altri termini come mission, bipartisan, startup, target, meeting, brand, b-movie, videoclip, star, playback, teenager, assist, pole position, ma ce ne sono tanti altri. Molte di queste parole, poi, scritte al computer non sono nemmeno più segnate in rosso, in pratica sono considerate a tutti gli effetti far parte della lingua italiana. Questi termini siamo costretti democraticamente ad ascoltarli ripetutamente per radio e televisione, ma quando li incontriamo in un giornale o in una rivista, per chi non conosce l’inglese la frustrazione è ancora più grande giacché in questo caso raddoppia, infatti oltre a non conoscere il termine non riesce nemmeno a pronunciarlo.
Ma come se non bastasse per rendere ancora più difficile la comprensione al povero utente o al lettore, oggi è anche in voga l’uso di termini che sembrano utilizzati di proposito per impedire che si capisca quello che si dice, e questa cosa non appartiene solo alla classe politica, in tal caso qualcuno potrebbe ritenere che la cosa possa rientrare nelle astuzie del parlamentare, come avveniva nell’antichità con l’uso della retorica: -taglio2-l’arte del saper parlare, in realtà l’arte del saper persuadere usando le parole. Prendiamo in esame un termine come parlamentarizzare. Siamo convinti di stare utilizzando un vocabolo utile alla comunicazione? Tutti conoscono il significato di questa parola? Il Dizionario Italiano Olivetti ci informa che parlamentarizzare significa: inserire un movimento extraparlamentare all’interno del sistema politico parlamentare. Questo termine è quindi un neologismo, ossia un termine di nuovo conio per far fronte a nuove esigenze linguistiche, ma siamo certi di questa esigenza? Poi, stranamente questa necessità si avverte soprattutto in politica, i cui rappresentati introducono sempre termini nuovi o già esistenti, che spesso hanno una durata, veramente, breve. Tanto per fare un esempio oggi vanno di gran moda parole come sovranismo, populismo, ribaltone, ecc. Da un po’ è in uso un altro vocabolo che forse sentiremo ancora per qualche tempo: resilienza. In questo caso il termine è molto dotto e fa riferimento, in psicologia, alla capacità di superare un periodo di difficoltà; come a dire, tanto per fare un esempio: considerate le conseguenze del lockdown, confidiamo nella nostra resilienza e nel recovery fund, anche in vista di una revisione della spendimg review.
Ma davvero con una situazione linguistica già tanto compromessa sotto l’aspetto comunicativo, abbiamo bisogno di coniare termini incomprensibili per molti o scovare parole sempre più difficili da capire? Intanto ricordiamo che essere informati è un diritto di tutti, anche di chi non conosce la lingua inglese e di chi non conosce le parole forbite di tanti pseudo colti? Mentre è un dovere di chi informa farsi capire?





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