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Coesistere o resistere

di Lucia De Cristofaro

Numero 215 - Novembre 2020

Al giorno d’oggi, l’American Psychological Association (APA) e gli altri organi preposti allo studio psicologico di comportamenti sociali, hanno un codice di condotta molto preciso in materia di etica negli esperimenti psicologici


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Gli sperimentatori devono rispettare norme relative a diversi aspetti, dalla riservatezza, -taglio- lla tutela dei partecipanti, al consenso informato. Ma se la famiglia suo malgrado diventa laboratorio sperimentale di interazione sociale del gruppo costretto a vivere chiuso in casa? Quale effetto potrebbe avere sull’equilibrio psicofisico di adulti e/o adolescenti e bambini costretti a convivere 24 ore su 24 insieme, tenendo come rapporti sociali altri solo quelli interattivi? Tutti noi abbiamo infatti la sensazione di vivere una realtà alterata da DPCM, che cambiano alla velocità di un battito di ciglia, che ci fanno sempre di più somigliare ai protagonisti di quei primi Reality Show, antenati del Grande Fratello degli anni 2000, ossia cavie di un esperimento scientifico, come quello svolto nel 1974 da due psicologi Usa (William Griffitt e Russell Veitch), per studiare le dinamiche tra individui in clausura e in condizioni estreme, oppure l’esperimento svedese del 1997, in cui 16 concorrenti dovevano sopravvivere in situazioni difficili. Ebbene le situazioni difficili dovute alla pandemia ci sono tutte, l’esperimento sociale dovuto ai comportamenti che si estremizzano con il passare dei giorni, pure, mancherebbero le telecamere, quelle che ricordando il famoso “1984” di Orwell, hanno dato nome al Reality, ovvero “Il Grande Fratello”, ma considerati i social e tutto il loro patrimonio fotografico e video, la “famiglia” va in scena ad ogni ora del giorno e della notte e con ogni comportamento. Molti hanno messo in risalto negli scorsi mesi di lockdown la bellezza di riscoprire il proprio “IO”, di riconquistare il “tempo” rallentato, ma è davvero così? Sul serio costretti alla convivenza forzata tutto diventa improvvisamente idilliaco, o al contrario vengono a galla tutte le cose non dette, tutte le parole rimandate a momenti migliori, tanto tra vita in casa e fuori casa, ognuno il proprio equilibrio riusciva a trovarlo? L’esperimento sociale del “vogliamoci bene” è riuscito e siamo pronti a sopportare il pericolo di un altro lockdown, o dentro di noi sentiamo di non farcela più a cedere sulla invasione della propria privacy, alla vicinanza esagerata gli uni con gli altri, e soprattutto a non poter avere una vita sociale allargata, fosse anche sul lavoro, che meglio faceva sopportare la propria quotidianità? Non bisogna dimenticare, infatti, che quando lo stare insieme dipende da un legame che funziona, allora ecco che lo stare in gruppo, gomito a gomito per molto tempo, diventa un potere funzionale, -taglio2-del sostenersi, del darsi coraggio, non perdendo mai la speranza verso il futuro senza pandemia, ma quando il legame non funziona e prende il sopravvento la sua disfunzionalità, ecco che lo stare insieme nella stessa casa, che si sente in quel caso come una prigione, diventa distruttivo. Ecco qual è il vero problema, cercare l’equilibrio, quando la famiglia ben lontana da essere quella da “Mulino Bianco” per intenderci, deve comunque imparare a convivere ed ad adeguarsi al cambiamento di copione: prima sempre nel fuori, oggi sempre di più nel dentro. Adeguarsi significa ridefinire le relazioni con gli altri componenti la famiglia, scoprire un nuovo ritmo che diventa sempre più dilatato, sempre più dipendente dagli altri, anche perché in questa convivenza forzata in cui siamo costretti a giornate di iperconnessione, tra didattica a distanza e smart working e meeting in zoom, sentiamo la necessità di disconnetterci e quindi di non correre più a chiuderci ognuno nella propria stanza con il proprio smatphone per commentare le nostre esperienze quotidiane in presenza, ma di parlare con chi è con noi, di provare a vivere nel “dentro” ciò che ci viene proibito nel “fuori”, vivere cioè una relazione reale. Solo ora forse ci rendiamo conto quanto sia deleterio per la nostra psiche venire privati della propria libertà, di sentirsi imprigionati in casa propria, di quanto possa essere devastante non poter invitare i propri amici per una pizza insieme e una chiacchierata, uno scambio di opinioni. L’uomo, e la donna naturalmente, animali sociali sin dalla loro apparizione, non sono nati per viaggiare in solitaria, anche se con il ristretto gruppo familiare e per quanto ci si voglia convincere della necessità di cambiare le regole sociali, sono convinta che nessuno potrà mai accettare e condividere l’isolamento, perché una cosa è vivere un esperimento da Reality Show, che si sa finirà, a lungo o a breve termine, ma finirà, altra cosa è pensare di vivere le proprie convivialità attraverso uno schermo, di vivere gli affetti nascenti guardando un video e pensare che questo sarà per sempre. Continuiamo, dunque, a sperare che tutto quello che ci sta accadendo sia una emergenza, e che in quanto tale finirà, perché un futuro in cui al posto della faccia, abbiamo uno schermo non so quanto potremo resistere, senza veramente andare fuori di testa.





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