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Civiltà della parola

di Pasquale Matrone

Numero 217 - Febbraio 2021

Relazioni sociali e come affrontarle


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Per mettersi in relazione con gli altri, sono necessari gli strumenti retorici, come lo sono quelli grammaticali sintattici e stilistici. Altrettanto indispensabile è la padronanza di un lessico nutrito, sempre aperto alla ricerca del senso autentico dei vocaboli e delle risorse in essi racchiuse e ancora inespresse. -taglio-Ogni parola ha una sua dignità e una sua funzione; e vale solo se chi ne fa uso si rende conto dell’incidenza che essa ha nella realtà. Una parola è in grado di fare tante cose: rasserena, costruisce, incoraggia, illumina, svela; o, al contrario, turba, distrugge, scoraggia, disorienta, nasconde… Disciplina dello scrivere, del parlare e dell’agire, la retorica può essere utilizzata male, come metodo per raggirare il prossimo con sofismi e luoghi comuni… Di conseguenza e scanso di equivoci, chi parla deve avere: cose da dire; idoneità a organizzarle; un linguaggio e uno stile adeguati al tema; una memoria allenata; la capacità di esporre l’argomento con tono e mimica giusti. Il suo obiettivo, infatti, è informare, intrattenere, esortare e convincere. Dietro la tecnica, è indispensabile che ci siano: l’intenzione di difendere il bene e la verità; il rispetto del diritto naturale e di quello civile; la volontà di onorare la giustizia... L’oratore, inoltre, deve guadagnarsi la fiducia del pubblico, coinvolgerlo, elencare, infine, con chiarezza e rigore, i passaggi del suo ragionamento.-taglio2-

Affinché ci sia vera comunicazione, il discorso deve assumere il ritmo del senso alternato, cioè di dialogo o discussione, in ambiente dove i mezzi non diventino essi stessi, a dirla con McLuhan, il messaggio. Sapere ascoltare e saper parlare, perciò, sono precondizioni irrinunciabili. Ascoltare in silenzio. E parlare senza interruzioni, dunque… L’attuale società, governata dalla Civiltà dell’immagine, ha bisogno di riappropriarsi delle norme basilari di comportamento, nel privato, nella società, nella politica e nelle molteplici ‘piazze ’messe a disposizione dai social. Occorre, perciò, che ciascuno si riabitui a dialogare, non per affermare a ogni costo le ragioni proprie, bensì per capire anche quelle degli altri, in un confronto leale e costruttivo.

I social; la televisione, coi suoi dibattiti spettacolo; certi parlamentari incolti arroganti e prepotenti; tuttologi veline e macchiette da avanspettacolo; pataccari indovini e lestofanti… sono campanelli d’allarme. Avvertono che è ormai diventato indispensabile riscoprire la Civiltà della parola, come valore ed espressione di un nuovo modo di essere nel mondo.





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