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‘Chiacchiere’ e parole

di Pasquale Matrone

Numero 197 - Marzo 2019

Sempre più difficile, oggi, mettersi in comunicazione con gli altri col giusto equilibrio, con la volontà di capire e di farsi capire, individuando i codici più adatti e condivisibili...


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Sempre più difficile, oggi, mettersi in comunicazione con gli altri col giusto equilibrio, con la volontà di capire e di farsi capire, individuando i codici più adatti e condivisibili. Ciò che più di tutto crea difetto di comprensione è, spesso, una interpretazione frettolosa o monca dell’altrui messaggio. Come accade, ad esempio, a chi, avendo letto sul giornale, in un articolo, un breve accenno a Heidegger, ne ha superficialmente dedotto una totale difesa del pensiero del filosofo tedesco. Peggio ancora, ha etichettato lo scrivente come sostenitore acritico e ostinato di una certa ideologia... Fretta e scarsa disposizione all’ascolto sono nemiche della parola e fomentatrici di chiacchiere, purtroppo. -taglio- Caso vuole, a tal proposito, che proprio Heidegger abbia operato una distinzione netta tra “chiacchiera” e “parola”, definendo la prima, brusio, venticello malato, molesto rumore di una mente ottusa e la seconda, invece, musica, frammento di verità, cellula necessaria e viva della sostanza, voce dell’Essere nell’Esserci. La parola, dunque, dice svela costruisce, perché ricca di sostanza, vera. La chiacchiera, al contrario, vuota e inconcludente, è cicaleccio vaniloquio maldicenza bugia, diceria distruttiva. La chiacchiera è frutto di una scarsa attenzione nei confronti degli altri, della tendenza a emettere giudizi, partendo dal presupposto di aver capito, di possedere più senso critico… La parola, invece, si nutre di ascolto, con umiltà e sete di conoscenza, ed è perennemente tesa a chiarire, sottolineare, argomentare... Chi, di essa, ha rispetto, lungi dal mettere arbitrariamente in discussione lo spessore culturale e il senso critico altrui, mira proprio a -taglio2- far luce su equivoci, preconcetti, pregiudizi, deliri di onnipotenza e onniscienza. I social, oggi, come ogni altro strumento di comunicazione, sono aggrediti da maldicenze, bufale sparse da cretini o da autentici farabutti; morbose insinuazioni generate da sessualità repressa e da ataviche frustrazioni. Individui, totalmente immersi nel proprio narcisistico guscio, cercano di coinvolgere una platea sempre più ampia nello stagno melmoso prodotto da vere e proprie cloache mentali. La brevità della vita e il sacro rispetto della “Parola” esigono scelte rigorose: la prima è quella di nulla concedere a qualsivoglia forma perverso delirio di personalità disturbate; la seconda è quella di onorare il mezzo di comunicazione, facendone sempre più veicolo di conoscenza, fonte di reciproco arricchimento, stimolo costante per la crescita personale e collettiva, leale e feconda palestra di dialogo.





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