I genitori non capiscono il mondo in cui vivono i figli: le dinamiche del mondo del lavoro, l’approccio alla tecnologia, il modo di vivere gli hobbies, i rapporti sentimentali e le amicizie, l’approccio al divertimento, agli eccessi, alla sessualità
Il tema del rapporto tra generazioni è sempre complesso, fatto di incomprensioni, recriminazioni, polemiche a volte inutili e la costante incapacità di comprendersi fino in fondo per capire come convivere e come aiutarsi a vicenda. I padri coi figli, i nonni coi padri e così via, nel corso dei decenni non hanno fatto altro che vivere un costante contrasto,-taglio- che oscillava tra estremi di disinteresse totale e conseguenze non belligeranza, a faide continue e costanti fino ad una pace che, spesso, va a coincidere col passaggio di una delle parti a miglior vita. Del resto l’aveva capito già Freud che per raggiungere un’autonomia psicologica (e personale in generale), un passaggio chiave era il “taglio del cordone ombelicale”, che metaforicamente continuava ad unire anche nella maggiore età i figli ai genitori, rendendo i primi in tutto e per tutto asserviti/succubi dei secondi, fino a quando non si crea una necessaria benché traumatica separazione, che vede quindi il ragazzo diventare adulto ed iniziare così a ragionare solo con la propria testa ed il proprio istinto, prendendosi le proprie responsabilità ed imparando anche e soprattutto a sbagliare. Come detto è questo un fenomeno che c’è sempre stato, e di cui abbiamo ancora prove viventi nel nostro quotidiano – chi ha fatto la II Guerra Mondiale vs i figli dei fiori, quelli del boom economico vs i paninari e yuppies anni ’80, ma andando indietro anche quelli della Prima Guerra Mondiale (la cosiddetta “Grande Guerra”) vs i figli che hanno fatto la Seconda, ai loro occhi (paradossalmente) meno importante. Tuttavia se prima le generazioni si avvicendavano con più frequenza (si facevano i figli quasi sempre prima dei 30 anni), ed avevano cambiamenti molto più lenti negli usi e costumi, così da limitare la reciproca incomprensione, negli ultimi anni la situazione è radicalmente cambiata, e gli ultimi due cambi generazionali, diciamo dalla fine degli anni ’80 ad oggi, stanno causando tanti problemi socio-culturali di massa che vengono da molti pericolosamente ignorati. Per farla breve, i genitori non capiscono il mondo in cui vivono i figli: le dinamiche del mondo del lavoro, l’approccio alla tecnologia, il modo di vivere gli hobbies, i rapporti sentimentali e le amicizie, l’approccio al divertimento, agli eccessi, alla sessualità, per chi ha oggi figli under 25 e sono over 50 o giù di lì la situazione è drammatica. In molti, per scherzare, sottolineano che anche il vocabolario dei giovani d’oggi sia a tratti incomprensibile, sia quello parlato sia nell’utilizzo delle chat, ma questa non è che la punta dell’iceberg di una generazione che, conseguentemente, sta crescendo senza alcun riferimento, navigando a vista in un mondo che diventa sempre più complesso. Fino ai 20-25 anni il mare potrebbe anche rivelarsi relativamente tranquillo, soprattutto se si vive non nelle grandi città e, tra un libro e un film, si è riusciti a capire in parte come sopravvivere, -taglio2- ma quando arriva il momento di prendere delle decisioni importanti e determinanti per gli anni a venire, c’è il crollo, il panico totale, la ricerca matta e disperata di un qualche appiglio/consiglio buono che possa in parte sgravare dalla propria responsabilità, sebbene siano tutti ben consci che non sarà che un procrastinare scelte che prima o poi andranno fatte. E da chi vanno i giovani? Per naturale propensioni da chi li ha generati e nutriti, da quelli che stavano nel buco nero, nel dimenticatoio di una generazione rincoglionitasi tra lavoro totalizzante ed alienante, reel di Facebook, feste comandate in famiglia, calcio (o tennis) e vacanze al mare. Quelli diventano (per comodità, sia ben chiaro) i fari illuminanti a cui i giovani si ritrovano ad affidarsi quando devono decidere se comprare casa o andare in affitto, se fare il mutuo o fare la questua per comprare soldi alla mano, se sposarsi o andare a convivere, se accettare o meno un’offerta di lavoro, se provare un progetto imprenditoriale o lasciar perdere, e l’elenco potrebbe non finire mai. E chi si trovano di fronte? L’italiano medio, la maschera di Lino Banfi che consigliava a Zalone il posto fisso ad oltranza, delle persone incapaci di capire il futuro ma anche il presente che li circonda, che difatti nelle loro vite incasellate finiscono per non vivere, col risultato di dare consigli dal pulpito di chi, banalmente, ha paura di tutto e tutti, è disincantato e rassegnato alla propria vita, probabilmente perché, come diceva Eros, “i pugni presi a nessuno li han mai resi, e dentro fanno male ancor di più”. Cosa succede quindi? Niente, assolutamente niente, predomina l’immobilismo, un caos calmo, un “poi vedremo” che diventa invisibile spada di Damocle sulla propria testa. E così ci ritroviamo i figli a 30 anni ancora in casa, o vittime di scelte sbagliate di cui pagano le conseguenze (economiche e professionali), o peggio ancora incapaci di decidere e conseguentemente in balia del mondo, di altri che scelgono per loro, pronti a farsi andare bene tutto pur di non avere l’ansia di sbagliare. Tanto il divano con la partita è lì che ci aspetta, la casa prima o poi ce la lascerà qualcuno, il matrimonio è sopravvaluto, per i figli c’è ancora tempo, e alla fine un lavoro sempre si trova. E ora mammà, butta la pasta che si è fatto orario…