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Carlo Cracco

Cogli l’attimo

di Gennaro Santarpia

Numero 183 - Dicembre 2017

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Anche uno dei più grandi chef italiani ha deciso di voltare pagina, dopo l’addio al suo storico ristorante ed al programma tv Masterchef, il sex symbol degli chef è pronto a mettersi in gioco


Negli ultimi anni l’interesse nei confronti della ristorazione è aumentato, facendo zapping televisivo ci si rende subito conto che sono una marea, ormai, i programmi culinari e allo stesso modo le persone che si cimentano ai fornelli. Carlo Cracco è certamente uno degli chef italiani che ha dato il via a tutto questo entusiasmo: grazie alla sua grande professionalità ed il suo fascino, con Masterchef è riuscito a tenere incollati allo schermo milioni di italiani. Durante le varie edizioni del programma, parecchi avevano provato a sgretolare la sua credibilità di chef: “Non sa cucinare”, “Non è un vero chef” e così via. Cracco, però, non si è mai lasciato minimamente scalfire dalle critiche ed ha continuato per la sua strada. Quest’anno, però, ha detto addio alla kermesse di Masterchef, ma il suo ritiro è pieno di rivalsa proprio a voler dimostrare che in cucina ci sa fare eccome! Da qui, ecco spiegate, le successive scelte professionali dello chef veneto; una tra tutte l’apertura della nuovissima e scintillante insegna milanese all’interno della Galleria Vittorio Emanuele. È questo l’inizio di una nuova fase nella vita di Carlo Cracco, fatta di sperimentazione e crescita personale e professionale.

Ultimamente è stato proclamato Ambasciatore del Gusto, con lo scopo di dare risalto e valorizzate le eccellenze italiane gastronomiche...

“Si, anche se per me significa ‘fare squadra’, uniti e tutti con un unico scopo. Mi riferisco a tutti i miei colleghi cuochi, senza dover fare distinzione tra i ristoranti o i luoghi in cui si opera la nostra professione. L’Associazione che mi ha permesso di essere un ambasciatore del gusto, è la prima che si occupa meramente delle persone che fanno questo mestiere, che si riconoscono nelle caratteristiche che permettono di portare avanti con grande orgoglio tutto il Made in Italy.” -taglio- In che modo è possibile fare un buon lavoro di squadra?

“La cosa fondamentale è avere un’idea ben precisa di quello che si vuole andare a creare, e di conseguenza un progetto meticoloso e ben programmato. Nel caso di quest’associazione, è necessario fare il nome di Cristina Bowerman: si è fatta carico di tutta l’enorme responsabilità ma, allo stesso tempo, ha sempre avuto le idee molto chiare. Da parte nostra, dobbiamo aiutarla e cercare di svolgere le parti che ci competono al massimo della professionalità. Inoltre, per fare squadra come dicevo prima, bisogna essere uniti, sempre. Noi siam bravissimi, tutti, ma se riuscissimo a farlo in modo compatto avremo molta più forza.”

Lei si riferisce alla parte dei cuochi affermati, invece, cosa direbbe ad un giovane cuoco alle prime armi?

“Di buttarsi a capofitto e di cercare sempre di andare oltre. Affrontare ogni giorno le difficoltà, quelle ci saranno sempre, e di non abbattersi mai. I ragazzi devono approcciarsi a questo tipo di lavoro con un obiettivo da raggiungere, altrimenti non faranno mai strada. Inoltre, i giovani cuochi non devono avere fretta di diventare subito qualcuno, c’è bisogno di pazienza e dedizione. Se sei bravo, i risultati prima o poi arrivano!”

C’è aria di cambiamenti nella sua vita: ha lasciato il ristorante Cracco, per tuffarsi in un nuovo progetto. Pensa di aver fatto la scelta giusta?

“Beh, ho passato diciassette anni lì, quindi come prima sensazione c’è certamente la nostalgia. Però, c’è una momento nella vita, in cui hai il coraggio di guardare avanti, di fare qualcosa di nuovo. La cucina è un mondo in continua evoluzione, bisogna stare al passo coi tempi, è inutile cullarsi sulle cose fatte in passato. Quest’ultime sono state certamente un successo, ma non amo rimanere ‘statico’, ho bisogno di avere davanti a me nuove sfide, e questa è una di quelle.”

Quindi anche Mastechef era diventata una ‘cosa statica’ per lei?

“Masterchef è stata un’esperienza fantastica, all’inizio eravamo veramente tre pellegrini. Ci siamo impegnati, abbiamo creduto al fatto che potesse diventare qualcosa di bello e alla fine ci credi e ci metti molto del tuo. Il risultato finale non è tanto la popolarità, che ti aiuta tantissimo ma è pur sempre un effetto mediatico, ma il fatto che ti regala tutta quella parte bella del nostro Paese e dei nostri prodotti, che lì vanno in scena. È vero, non è che si vedano tantissimo, la gente si sa vuole la storia; però intanto noi ogni anno giravamo posti diversi, andavamo a conoscere prodotti diversi, produttori diversi, per cui alla fine è un’esperienza che ti dà tantissimo. È un ripasso per noi, un aggiornamento. Un’esperienza unica, davvero difficile da replicare. Per me era giusto lasciare in questo momento, anche se continuerò a guardarlo!”

Ha mai vissuto un momento di Burnout?

“A fasi alterne! Mi spiego meglio… lavorare come cuoco comporta uno stress non indifferente, specialmente se si è parte di una grande cucina, dove non sei solo tu a lavorare, ma sei circondato da almeno altre cinque/sei persone se ti va bene. Detto questo, è capitato che ci fossero periodi più frenetici durante i quali mi sono sentito decisamente sotto stress, non riuscivo a dare il massimo ed anche il rapporto con i mei colleghi ne risentiva. Poi, però, mi fermavo un attimo, realizzavo che quello che stavo facendo era il sogno di una vita e ritrovavo, quindi, la forza per ricominciare più gasato che mai!”

L’abbiamo vista cucinare, assaggiare, dirigere una brigata, ha mai pensato di dedicarsi ad altro?

“Per il momento non è ancora successo! Nella vita, però, non si sa mai… può essere che tra dieci anni avrò voglia di cambiare totalmente ed inizierò a fare altro. L’importante, per come la vedo io, è metterci sempre il massimo impegno! Attualmente il mondo della ristorazione rappresenta ancora il mio tutto, quindi mi risulta difficile pensare ad un possibile cambiamento, però in generale sono una persona che non ha paura di cimentarsi in nuove avventure!”

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“I ragazzi devono approcciarsi a questo tipo di lavoro con un obiettivo da raggiungere, altrimenti non faranno mai strada”

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