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Bruno Di Bello

di Joanna Irena Wrobel

Numero 198 - Aprile 2019

Un fervido sperimentatore nel campo della fotografia e della luce, un paladino di innovazione tecnica e foto/grafica, un maestro della forma e dell’immagine, un esploratore di altri “luoghi” e di nuove “bellezze” nel campo dell’arte contemporanea


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Un fervido sperimentatore nel campo della fotografia e della luce, un paladino di innovazione tecnica e foto/grafica, un maestro della forma e dell’immagine, un esploratore di altri “luoghi” e di nuove “bellezze” nel campo dell’arte contemporanea, Bruno Di Bello (1938, Torre del Greco – 2019, Milano), si è spento qualche giorno fa. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Napoli con Emilio Notte, negli anni ’50 partecipa alla grande stagione di rinnovamento, che vede Napoli prender parte ai movimenti dell’avanguardia artistica internazionale. Tra i protagonisti del Gruppo 58, sostenitore di una “pittura nucleare” in sintonia con i movimenti artistici milanesi, attivo redattore della rivista “Documento Sud”, Di Bello si dedica in quel decennio ad un linguaggio di matrice informale, in linea con le coeve sperimentazioni di Guido Biasi, Luca (Luigi) Castellano, Lucio Del Pezzo, Sergio Fergola e Mario Persico. L’adesione al gruppo napoletano coincide con l’inizio di una personale ricerca segnica in cui la matrice iconica perde ogni suggestione figurativa per divenire linea generatrice di un linguaggio autonomo che si apre a nuove possibilità di lettura. -taglio-Già in questa fase, Di Bello mostra una spiccata attenzione per il segno grafico e le sue molteplici possibilità combinatorie e ritmiche, che lo porteranno presto a sperimentare nuove soluzioni espressive, sia in ambito della pittura, che della fotografia. Il segno, veicolato dal gesto, lascia il posto all’oggettività del pensiero analitico, fondamento di tutti i procedimenti sperimentali dell’artista. Comincia la scomposizione delle parole ridotte a singole lettere, sovrapposte una sull’altra attraverso degli stampini. Segni grafici, svuotati da ogni funzionalità comunicativa, si trasformano in puri elementi visivi. La pittura si evolve verso le tecniche sperimentali, che includono elementi di fotografia e di collage, in cui, i segni pittorici e grafici vengono contaminati con frasi prelevate dal linguaggio di massa, secondo un’ottica Pop e neodada. L’innovativa ricerca artistica del pittore torrese, viene presto notata da Lucio Amelio, che gli propone una personale nello spazio della sua Modern Art Agency di Napoli. Nel ’67 Di Bello si trasferisce a Milano, dove prosegue la costante indagine stilistica, basata sulle nuove possibilità di scomposizione dell’immagine, sulle icone dei protagonisti delle avanguardie storiche e dei propri miti artistici (come Klee, Duchamp, Man Ray, Mondrian e i costruttivisti russi), sviluppando così un’idea di arte come riflessione sulla storia moderna. Le sue installazioni, composte da decine di tele fotografiche, contengono segni grafici frutto della -taglio2-scomposizione dell’intero alfabeto: parole e concetti, che una volta disgregati e poi di nuovo ricomposti, danno inizio ad un gioco di perdita e di ritrovamento del significato. Negli anni ’70 e ’80, i lavori di Di Bello si basano sull’utilizzo del raggio di luce proiettato direttamente sulle tele fotosensibili. Realizza una serie di opere definite “scritture di luce e di segni di luce” in cui traccia punti, segni, intervalli realizzati dalla luce impressa sulle tele fotosensibili in una camera oscura. Successivamente, si concentra sul nuovo metodo di usare la tecnica fotografica, giustapponendo tra la fonte luminosa e la tela, figure umane, sagome, oggetti, che proiettando le proprie ombre, creano la base per ulteriori interventi pittorici. Le larghe pennellate di un rivelatore chimico sulla tela fotosensibile, compongono l’opera “Apollo e Dafne”, eseguita per la collezione “Terrae motus” di Lucio Amelio. A partire dagli anni ’90, Bruno Di Bello si dedica allo studio di nuove tecnologie digitali, svolgendo ricerche sulle immagini sintetiche, sulle nuove geometrie, sulle possibilità di resa e di visualizzazioni rielaborate al computer. La sua vasta produzione artistica tocca l’apice nella sperimentazione fotografica, nell’amore per il segno e per la luce intesa come materia. Sullo sfondo, resta sempre la convinzione che l’arte di oggi, debba avere in ogni caso, una stretta relazione con le condizioni culturali, sociali, politiche e tecnologiche.


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