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BERNARDINE EVARISTO

di Maresa Galli

Numero 216 - Dicembre 2020 Gennaio 2021

PERSONAGGIO DI DICEMBRE-GENNAIO


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“Girl, Woman, Other” (“Ragazza, donna, altro”, Edizioni Sur) è il nuovo romanzo di Bernardine Anne Mobolaji Evaristo. Nata a Londra nel ’59, da madre inglese e padre nigeriano, è scrittrice, poetessa, regista, attrice, docente universitaria, lavora per la BBC e per giornali nazionali. -taglio-Autrice di otto romanzi e di testi teatrali e critici, è vicepresidente della Royal Society of Literature, membro della Royal Society of Arts e dell’Ordine dell’Impero Britannico. Nel 2019 ha ricevuto (prima scrittrice anglo-nigeriana), il Booker Prize ex-aequo con “I Testamenti” di Margaret Atwood. “Il mio scopo – spiega – è che l’establishment diventi meno esclusivo e discriminatorio”. Nei suoi scritti parla di “loro”, delle escluse, delle invisibili, e vuole far comprendere la Gran Bretagna contemporanea con le sue contraddizioni. Dal 1997, anno di pubblicazione di “Lara”, il suo primo romanzo autobiografico in prosa poetica, racconta l’universo femminile, l’inclusione dell’ “other” (altro) e gli “othered” (esclusi), ovvero donne, nere, non etero, di contro la cultura dominante di bianchi, maschi, etero. Nei suoi romanzi pone il problema dell’identità costruita anche attraverso l’appartenenza etnica, sessuale, culturale, di censo. Regista di nicchia, negli anni ’80 apparteneva alla comunità artistica delle donne nere. Grazie al Theatre of Black Women, che stimolava a creare il proprio teatro, la scrittrice diviene femminista, scelta non scontata in un’epoca che divideva il femminismo bianco della classe media da quello della working class. Punto di riferimento artistico di Evaristo, Audre Lorde,- la poetessa e scrittrice statunitense considerata tra i massimi esponenti del femminismo afroamericano. Nell’ultimo romanzo compaiono dodici protagoniste, interconnesse. -taglio2-“Lo scopo del libro – spiega l’autrice - è espandere la rappresentazione di chi siamo noi donne nere britanniche. Per fare ciò avevo bisogno di una gran varietà di alterità. Il desiderio di scrivere queste storie nasce dal mio percorso di attivista e dalla carenza, nella letteratura britannica, di storie non stereotipate sulle donne nere”. E nel racconto distopico (sua prima opera in prosa), “Blonde Roots” (2008), immagina un capovolgimento geografico degli emisferi Nord e Sud del mondo, e di conseguenza, della storia dello schiavismo, con gli inglesi in condizioni inferiori. “Ho fatto ricerche sulla mia famiglia per scoprire le mie origini – rivela - e la storia dei neri britannici è completamente integrata in quella del paese, nonostante la storiografia ufficiale la escluda, così come la storia delle donne e quella della classe lavoratrice”. Il nonno proveniva dal Brasile e apparteneva ad un movimento di schiavi liberati; il bisnonno della madre era tedesco ed emigrò nel Regno Unito. Evaristo ha scoperto di essere per metà nigeriana ma anche in parte norvegese, irlandese e inglese. Conclude che siamo inevitabilmente tutti più interconnessi di quanto pensiamo. Ecco perché dedica i suoi romanzi “a tutta la famiglia umana”: donne, uomini, fratelli, sorelle, Lgbt, senza distinzioni, ponendosi in ascolto dei giovani che forse sapranno cambiare le cose superando muri e razzismo.





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