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Basket al femminile

di Maria Paola Di Palma

Numero 219 - Aprile 2021

Protagonista del Basket femminile da diversi anni Beatrice Attura è sempre ai massimi livelli


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“Sono onorata che una squadra di altissimo livello come Venezia mi abbia voluto fortemente e ringrazio la società per la fiducia. Venezia è una Città meravigliosa, ho avuto la possibilità di visitarla già una volta e non vedo l’ora di tornarci. Dall’estero ho seguito molto la realtà maschile del mondo Reyer,-taglio- ma anche la squadra femminile ha sempre fatto stagioni di alto livello, Venezia è sempre stata competitiva. Inoltre a me piace molto il Taliercio! Sono molto carica, ho avuto modo di fare un paio di allenamenti qui, conoscendo già Elisa Penna, alcuni membri dello staff e della dirigenza. Ho voglia di aiutare la squadra e mettermi a disposizione. Reyer è una società molto ambiziosa e anche io lo sono, sono molto contenta. Non vedo l’ora di iniziare, conoscere le mie nuove compagne e tutti i tifosi veneziani.” – questa la dichiarazione di Beatrice Attura al suo ingresso lo scorso anno in Umana Reyer Venezia. Beatrice Attura vive la sua vita tra l’Italia e gli USA. Classe ’94, nata a Roma, ma vissuta negli States dove l’ha condotta il lavoro del padre. La sua crescita cestistica e non solo è così stata di impronta a stelle e strisce, ma in Italia è tornata con Vigarano, nella stagione 2019-2020, prima di approdare alla Umana Reyer Venezia e di debuttare in Nazionale. Partiamo dagli States, ovvero dai ricordi della Northwestern State University. Che tipo di vita era, quella da student-athlete? “Una vita molto impegnativa, perché non hai tempo di fare null’altro. Devi solo andare all’allenamento a fare pesi e andare in classe, ma è un’esperienza che non cambierei. Con il mio ateneo abbiamo vinto due campionati in quattro anni, che di sicuro è un bel risultato. Dal punto di vista dello studio, la mia scuola era molto disponibile per le atlete, giustificando eventuali assenze alle lezioni per allenamenti o partite, ma comunque ci doveva essere anche un forte impegno di studio. Diciamo fare il meglio dentro e fuori il campo.” Due anni di gioco in Germania, come descriveresti il campionato tedesco? “Il campionato tedesco è, secondo me, a livello un po’ più basso di quello italiano, però in Germania mi sono trovata benissimo. Lì si gioca una pallacanestro meno impegnata a livello fisico,-taglio2- quindi mi sono dovuta abituare. Al secondo anno abbiamo vinto il campionato e la coppa, mi posso dire fortunata di essere arrivata in due buone annate.” Ai parlato di fisicità nel gioco. Ci spieghi meglio? “Secondo me un po’ di fisicità ci vuole nella pallacanestro, ecco perché preferisco i Campionati Europei. Nel college, invece, appena tocchi una persona è fallo, quindi è molto più difficile giocare in difesa, più difficile esprimere un gioco più atletico, perché se non puoi toccare una persona perché è subito fallo il gioco diventa molto soft.” Sport e Pandemia, quale la tua esperienza? “Rimanere fermi non è mai una bella cosa, ma la ripresa con una sola partita a settimana ci ha dato la possibilità di rimetterci in forma evitando il rischio di infortuni. Parlando poi di EuroCup e del sistema “Bolla”, posso dire di essere stata nella “bolla” della Nazionale ed è tutto organizzato benissimo, quindi penso che per una questione di salute sia la cosa migliore. Sono in favore della ‘bolla’.“ Una giornata tipo all’interno della cosiddetta “bolla”a Riga? “Prima di tutto avevi stanze singole, quindi stavi sempre in stanza da sola. Ti svegliavi a colazione, poi subito dopo un allenamento, poi tornavamo per fare la doccia, perché non si poteva fare in palestra. Doccia, pranzo, un riposino dopo pranzo, poi c’era o un team meeting o scarico coi fisioterapisti, avevi 3-4 ore a giornata per riposare e poi c’era un altro allenamento la sera e cena molto tardi. Ci hanno dato degli orari non buonissimi perché pranzavamo e cenavamo molto tardi, quindi non era ideale. Però facevamo anche colazione tardi e quindi potevi dormire un po’ di più.” La Nazionale, ti aspettavi di farne parte? “Devo essere sincera, no. E’ sempre stato il mio sogno, ma non ci speravo. Io cerco di dare il meglio di me in squadra e in campo, forse è questo che è stato notato. Di sicuro mi fa piacere fare parte di un progetto di Basket Nazionale.”





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