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Banderas

Impariamo a sorridere

di Tommaso Martinelli

Numero 231 - Giugno 2022

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Il sex symbol più amato di Hollywood è tornato sul grande schermo con una pellicola che svela il suo lato più umoristico, “che bisogna curare sempre”


Fascino latino e tenebroso, regista, produttore ma, soprattutto, attore protagonista di molte pellicole amate dal pubblico, l'attore spagnolo Antonio Banderas vanta una lunga carriera costellata di grandi successi che gli hanno assicurato un posto stabile nel firmamento hollywoodiano. Dall'exploit di "Legami" di Pedro Almodovar, che lo ha scoperto nel 1982, a "Intervista col vampiro", -taglio-"La maschera di Zorro" e “Spy Kids” passando per la commedia "Two Much - Uno di troppo" dove, proprio sul set, incontra un suo grande amore, Melanie Griffith - suggellato da un matrimonio naufragato nel 2014 dopo 18 anni insieme - e che, tra l'altro, ha diretto nel film "Pazzi in Alabama" del 1999. Dopo essere tornato a lavorare con Almodóvar in “Dolor y Gloria” - interpretazione che gli ha permesso di vincere il premio come miglior attore al Festival di Cannes, il Los Angeles, il New York, il San Francisco Critics' Award e l’US Association Critics Award, e ottenere una nomination all'Oscar come migliore attore – Antonio, legato dal 2015 alla consulente finanziaria olandese Nicole Kimpel, lo scorso 21 aprile è sbarcato al cinema con Finale a sorpresa – Official Competition, commedia spagnola diretta da Gastón Duprat & Mariano Cohn presentata in concorso all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, tra le presentazioni speciali al Festival di Toronto e nella sezione di apertura del Festival di San Sebastian. Banderas, insieme a Penélope Cruz e Oscar Martínez, interpretano con ironia e intelligenza tre personaggi che racchiudono i peggiori cliché dello star system cinematografico. Antonio, di cosa parla questa tua ultima fatica cinematografica? “Interpreto il divo sciupafemmine di Hollywood Félix Rivero che viene scritturato insieme al capofila del cinema e del teatro impegnato Iván Torres (interpretato da Oscar Martínez, ndr) da Lola Cuevas, a cui presta il volto Penélope Cruz, un’eccentrica e affermata regista a cui è stata commissionata la regia di un film da un imprenditore miliardario megalomane deciso a lasciare il segno nella storia. I due saranno costretti da Lola ad affrontare delle prove esilaranti e originali che li metteranno a dura prova…” Come descriveresti il tuo personaggio? “Félix è un attore estremamente carismatico e molto popolare a livello internazionale, interprete di oltre quaranta film. Vanta una vasta esperienza davanti alla macchina da presa, conosce i meccanismi e le scorciatoie per manipolare le emozioni del grande pubblico di tutto il mondo.” Cos’hai in comune con lui? “Se Félix fosse stato molto simile a me, non avrei accettato la parte. Lui è furbo e maschilista, i suoi obiettivi non sono nobili, non mi somiglia affatto. E poi è molto egocentrico, vuole stare sempre al centro della scena. Ha un lato positivo, però: è molto trasparente.” Cosa lo distingue dal suo antagonista, Iván? “Iván è più sibillino. Dietro al suo essere così intellettuale e politicamente corretto si nasconde ben altro. Incarna la supponenza di certi intellettuali o politici.” Qual è il messaggio del film? “Penso che questo film abbia raggiunto il suo obiettivo: ridere con intelligenza dell’arte. Abbiamo passato al setaccio tutte le caratteristiche dell’essere umano. L’ironia va maneggiata con attenzione e intelligenza e noi ci abbiamo provato ridicolizzando le varie situazioni: il successo, l'invidia, la competizione, le insicurezze sono tutti elementi chiari all'interno del film. Il genere della commedia ci ha permesso di giocare e non potevamo scegliere momento migliore perché in questo periodo la risata sembra qualcosa di sovversivo e clandestino.” Qual è il ricordo più divertente avvenuto sul set? “In una scena io e Penélope inveiamo l’uno contro l’altra. Dovevo urlare così tanti insulti che ad un certo punto lì ho appuntati e letti perché non riuscivo a ricordarli tutti. Preso dall’improvvisazione ho usato anche parole incredibili e senza senso che ho sentito nel corso degli anni.” Alcune cose che vediamo nel film ti sono capitate veramente? “Certo (ride, ndr). Ci sono attori, per esempio, che si preparano alla scena urlando. Una volta un collega sul set prima di ogni ciak faceva un verso che ricordava molto quello di una mucca. Non solo era fastidioso ma non permetteva di concentrarci anche a noi che eravamo lì e cercavamo di lavorare. Un’attrice, invece, camminava su e giù ripetendo senza sosta ad alta voce sempre la stessa parola.” Pensi che il narcisismo appartenga solo agli artisti? “Il narcisismo non è solo di chi si guarda allo specchio: c’è anche un narcisismo intellettuale che supera molte barriere che sembrano impenetrabili. Quindi si può applicare a qualsiasi ambito, che va dalla politica all’imprenditoria passando per la cultura.” Ti piacerebbe girare un sequel di questo film? “Se così fosse mi piacerebbe inserire tra i personaggi dei giornalisti. Lì ci sarebbe da divertirsi (ride, ndr).”

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