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Attraverso le note

di Maresa Galli

Numero 183 - Dicembre 2017

Alla scoperta dell’ultimo lavoro discografico di Nicola Dragotto, poliedrico artista con tanto da raccontare


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Avvocato e cantautore, Nicola Dragotto ha pubblicato quest’anno il suo primo album, “L’ultima causa”, prodotto dalla Polosud Records di Ninni Pascale e arrangiato da Giovanni Block. Cantattore, compositore, autore con la stoffa di “chansonnier per vocazione” d’altri tempi, Dragotto si racconta con il suo stile di teatro canzone, di ruvida poesia. Da quattordici anni esprime il proprio mondo attraverso spettacoli musicali che, con presenza scenica, fondono reading e cabaret d’autore, monologhi spiazzanti e brani in stile cantautorale. -taglio- Nel 2003 spiazza con il suo primo spettacolo di monologhi e canzoni, “Anickov Most”, nel quale si avvale dei musicisti Angelo Cioffi ed Erasmo Petringa, spettacolo con il quale gira l’Italia fino al 2008 per raccontarsi in un intenso teatro canzone che ha triturato la lezione di Gaber, Jannacci, Conte, trovando una propria cifra stilistica originale. Ha collaborato con attori e autori teatrali quali Ferdinando Maddaloni (“Anna Politkovskaja, concerto per voce solitaria”), Carmen Femiano, Peppe De Vita, Emilio Polcaro. Sperimentatore, promotore di laboratori di teatro canzone, coautore di spettacoli quali “Frammenti di poetica resistenza” per Altro Verso, da anni è coinvolto nel collettivo Be Quiet Night – la notte dei cantautori, movimento cantautorale napoletano. Proprio le esperienze maturate nello scambio artistico con gli umori underground del Be Quiet hanno influenzato “L’ultima causa”. -taglio2- L’album, che si avvale della partecipazione di Vincenzo Rossi (Diversamente Rossi), Giuseppe Di Taranto (La Bestia Carenne), Alessandro Freschi (Freschi Lazzi e Spilli) ed altri musicisti della scena contemporanea, esprime la maturazione artistica di Dragotto, artista ispirato e sincero che mai dimentica gli affetti preziosi nel sostenerlo e incoraggiarlo. Vale ancora la pena lottare per farsi ascoltare, e il mezzo migliore è sempre la musica, per dirla con l’autore di “Sabbie mobili”, “Sola solitudine”, “Oggi ho voglia di...”, le poetiche ed eleganti “Riti e cipria”, “Fiore d’aprile”, “E stong ancora ccà”. Il progetto grafico di Francesca Dell’Aversano e le foto del booklet di Davide Visca ben rappresentano il viaggio intimo/sonoro del cantautore, un’apparizione ai confini del mondo (in)esplorato da esorcizzare con una canzone. Un bell’album dagli arrangiamenti curati, dai testi ispirati, mai banali.





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