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Arte e Islam

di Michela Secci

Numero 226 - Dicembre-Gennaio 2021-2022

Yannick Lintz, direttrice del dipartimento delle Arti Islamiche del Museo del Louvre, ci racconta questo grande viaggio alla scoperta del Medioriente, fatto di 18 mostre in 18 città francesi


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Una serie di 18 mostre in 18 città della Francia, presentate in un museo, in una mediateca, in una biblioteca o anche in uno spazio culturale è l’evento inaugurato il 20 novembre scorso e che si protrarrà fino al 27 marzo 2022. « Arts de l'Islam. Un passé pour un present » è il titolo dell'iniziativa nazionale rivolta ad un vasto pubblico ed in particolare alle giovani generazioni. -taglio-Nata dalla collaborazione tra il Louvre, Réunion des musées nationaux – Grand Palais e Fondation de l'Islam de France. Il suo intento è mostrare e apportare uno sguardo nuovo sulle arti e sulle culture islamiche ma anche far vedere l'importanza degli stretti scambi del passato tra la Francia e l'Oriente. La direttrice del dipartimento delle Arti Islamiche del Museo del Louvre, Yannick Lintz, è il commissario generale dell’operazione nazionale e ha curato tutte le mostre con grande competenza e passione. Ho l'occasione di visitare in sua presenza, le esposizioni di Clermont-Ferrand, Limoges e Angoulême dove sono presentate 10 opere, provenienti da collezioni pubbliche. In questa circostanza le porgo alcune domande. Come nasce la sua passione per le arti e le culture islamiche? “La mia passione è nata prima di tutto dalla passione per l'Oriente. Ho fatto degli studi di letteratura classica, latino e greco, ho conseguito una laurea e un DEA (master) sull’immagine della Persia presso i Greci. Inoltre ho cominciato a lavorare con gruppi di turisti in Giordania e in Siria, ho anche imparato l'arabo. Questo è l’itinerario della mia passione per l'Oriente, iniziata all’età di 21 anni. Nel 2013 mi sono candidata per entrare nel dipartimento delle Arti islamiche del Museo del Louvre convinta che questo era il settore da sviluppare negli anni a venire.” Nelle 18 esposizioni delle diverse città sono esposte solo 10 opere, perché e qual è il criterio di scelta? “Penso che per far scoprire l'arte in generale è importante, per me, non caricare l’offerta. Noi vogliamo concentrarci sulle 10 opere d’arte per far scoprire, finalmente, cos'è l'Islam come civilizzazione e con la sua diversità geografica. Per questo ogni opera illustra una regione diversa: la Turchia, il Mediterraneo, l'Iran, l’India… una selezione che permette di vedere la sua diversità ma anche di far scoprire, finalmente, di che cosa si tratta quando si parla di arte islamica. Non si parla solo di arte religiosa ma, come nell'arte europea, anche di arte profana. Con 10 opere si possono far vedere molte cose, senza saturare la gente e senza far paura. La scelta delle opere è frutto di riflessione.” Da dove provengono queste opere?-taglio2- “Alcune opere sono prestiti del dipartimento delle Arti islamiche del Louvre, altre appartengono al patrimonio locale. Può sorprendere ma ci sono anche opere provenienti da chiese. L'arte islamica dal Medioevo costituiva una creazione artistica di lusso, di alto livello per il materiale utilizzato e per la tecnica. Tutti i centri artistici del mondo islamico del Mediterraneo, sia Al Cairo o in Siria e un pò più tardi in Iran, producono oggetti di lusso, in avorio, in cristallo di rocca, in seta. Questi prodotti, se voglio parlare in maniera commerciale, interessavano molto l’aristocrazia della cristianità europea e in particolare le chiese che dal Medioevo hanno costituito dei tesori. Questi oggetti eccezionali si trovano in tanti Paesi europei come in Francia, in Italia, in Germania… I più grandi musei dell'arte islamica sono le chiese. Questo patrimonio ci appartiene da più secoli anche se è venuto da lontano.” Che cosa si aspetta che provino i visitatori davanti a queste opere? “Mi aspetto che i visitatori provino piacere, penso ai giovani che non si interessano tanto ai musei e alle opere d’arte. Spero che in questo clima di isteria quotidiana che viviamo si trovi un barlume di luce e, un respiro di piacere davanti a queste opere d’arte, le quali sono una specie di ambasciatrici di tradizione culturale. Dire anche che vale la pena ammirare queste opere e, trovare il tempo per uno scambio. Il dialogo delle culture non ha mai cessato nella nostra storia e deve continuare ad ispirarci, perché è indispensabile per la comprensione reciproca.” Conosceva tutte le opere di questi percorsi espositivi? “Ci sono delle opere che non conoscevo, come a Clermont-Ferrand, e questa è la magia dell’operazione militante e patrimoniale.” Fra le opere del passato è esposta anche un’opera di un artista contemporaneo, qual è il messaggio? “Ogni esposizione propone un’opera di un artista contemporaneo di un Paese del mondo islamico, riflesso di una visione del mondo attuale e del rapporto della loro eredità. Per me l’idea è formidabile, non si parla solo di passato, ed è importante per la sensibilizzazione delle persone. Si è voluto creare un dialogo tra le opere del passato e del presente ed esprimere interrogazioni ma anche dei messaggi attuali. Ogni opera è là, a modo suo, per testimoniare che l'Islam non è solo il mondo religioso ma è anche arte e cultura ed è una civilizzazione. In conclusione, apparteniamo tutti alla stessa umanità.”





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