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Antonio BANDERAS

“Il nuovo me”

di Laura Fiore

Numero 199 - Maggio 2019

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L’attore spagnolo, protagonista dell’ultimo film di Almodóvar, trionfa all’ultimo Festival di Cannes confermando di essere uno dei migliori attori in circolazione


Che Antonio Banderas fosse un grande attore non avevamo dubbi, ma all’ultimo Festival di Cannes ha praticamente stracciato la concorrenza vincendo il premio come miglior attore per il ruolo di Pedro nella pellicola del regista Pedro Almodóvar “Dolor y Gloria”: la storia di un regista in crisi fisica e psicologica e della sua infanzia, ricostruita tramite sogni a occhi aperti-flashback nei quale appare bambino con la madre (interpretata da Penélope Cruz). È proprio con Almodóvar che l’attore spagnolo debuttò nel 1982 nel film “Labirinto di passioni”, i due nel tempo hanno instaurato un grande rapporto professionale e di amicizia, che li porterà a collaborare numerose volte. Si tratta della terza volta al Festival di Cannes per Banderas, la prima nel 1995 per il film “Desperado”, la seconda per “La pelle che abito” , la terza quest’anno. Della serie: non c’è due senza tre! Noi di Albatros l’abbiamo incontrato in esclusiva durante i suoi ultimi giorni nella città francese.

Non ha mai fatto mistero della sua grande amicizia con il regista Almodóvar, che cosa ha significato per lei conquistare un premio così importante proprio con un suo film?

“È stato incredibile! Pedro – Almodóvar ndr - è l’uomo che ha cambiato la mia vita e al quale devo la mia carriera, ed essere riuscito ad interpretare il ruolo del suo alter ego in questo film ha significato tanto per me. Non appena ho avuto la parte ho deciso che sarebbe stato necessario mettersi completamente a nudo per questa prova attoriale, infatti lo stesso Pedro durante le riprese mi ha detto: ‘C'è qualcosa di diverso in te da quando hai avuto un infarto: non nasconderlo, non cercare di essere più giovane’. Effettivamente aveva ragione lui… ed ora eccomi qui.” -taglio- Non deve essere stato semplice interpretare un film così intimo ed autobiografico…

“No, anche se all’inizio non era così chiaro. Quando Pedro mi ha dato la sceneggiatura, mi ha detto che avrei trovato un sacco di riferimenti a persone di mia conoscenza, compreso me stesso. Non avrei mai immaginato che avrei dovuto avere i capelli come i suoi e indossare i suoi vestiti. Persino l’appartamento nel quale abbiamo girato è la copia esatta del suo a Madrid. A quel punto ho capito: ‘Devo interpretare Pedro’. Per lui questo film è un modo per riconciliarsi con la sua famiglia, con gli attori con i quali ha lavorato. Per esempio non credo che Pedro abbia mai detto a sua madre: ‘Mi dispiace di essere come sono’ che è quello che, invece, fa dire al mio personaggio. Pedro era così coinvolto emotivamente che, durante le prove, non riusciva a leggere le mie battute.”

Ha dichiarato che l’esperienza sul set di “Dolor y Gloria” è stata una delle migliori della sua vita, come mai?

“Sì, abbiamo finito di girare una settimana e mezzo prima del previsto. Tutto è andato incredibilmente liscio. Con tutto lo staff si è instaurato un rapporto stupendo, siamo diventati una grande famiglia e per l’ennesima volta ho capito quanto forte sia il legame che ho con Pedro. Quando abbiamo collaborato insieme a ‘La pelle che abito’ nel 2011, erano passati 22 anni dall’ultima volta che avevamo lavorato insieme. Mi presentai con una zaino pieno di tutti i miei importanti riconoscimenti: tutto quello che avevo fatto in quegli anni. Ne ero molto orgoglioso, ma Pedro mi disse: ‘Questa è solo merda. Voglio te, il vero te’. Da allora la nostra relazione durante il film è stata, creativamente, come prendersi a schiaffi tutto il tempo. Quando mi ha chiamato per ‘Dolor y Gloria’ sapevo di non dover commettere lo stesso errore: volevo ascoltare, essere umile e capire quello che voleva da me. Si tratta però di una sofferenza, perché devi liberati di tutto quello che sapevi prima, devi rimanere senza difese, è come ricominciare da zero. Il personaggio soffre e io ho usato la mia personale sofferenza nel film. Il mio infarto, per esempio.”

Dopo tanti anni in America è tornato a vivere in Europa, aveva nostalgia di casa?

“Assolutamente sì – ride ndr. Scherzi a parte, ormai l’industria del cinema è globale e Hollywood non è più lo stessa, è solo un marchio. I film si girano ovunque nel mondo. Poi, con la nascita di tutte queste piattaforme come Netflix e Disney plus, l’industria del cinema ha subito un duro colpo e per questo sta cercando di adattarsi il più possibile. Io, in particolare, avevo bisogno di ritornare alle origini. Prima ho accennato al mio infarto, beh è stato come ricevere un pugno in faccia! Pensi di essere giovane per sempre, che nulla potrà mai accadere, e invece poi quando ti ritrovi a lottare con la vita capisci che nulla è eterno e che devi vivere ogni momento in pace con te stesso e col mondo.”

Prossimamente in cosa sarà impegnato?

“Beh, al momento mi godo un attimo di pausa. Sai, alla mia età ormai bisogna ponderare bene le scelte; con questo però non rinnego niente, anzi ho sempre cercato di fare del mio meglio anche facendo ‘Zorro’. L’anno prossimo compirò 60 anni e non mi sono mai sentito così pieno di vita, quindi di sicuro mi tufferò in tante nuove collaborazioni. Mi considero come rinato, e voglio trasmettere a tutti la gioia che provo quando recito.”

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“Quando ti ritrovi a lottare con la vita capisci che nulla è eterno e che devi vivere ogni momento in pace con te stesso e col mondo”

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