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Anno nuovo, vita vecchia

di Adriano Fiore

Numero 195 - Gennaio 2019

Ha fatto scalpore ed alimentato tante polemiche l’esternazione video di Giorgia Meloni in cui si scaglia contro la possibilità che venga approvato il Global Compact


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Ha fatto scalpore ed alimentato tante polemiche l’esternazione video di Giorgia Meloni in cui si scaglia contro la possibilità che venga approvato il Global Compact che a livello internazionale regolamenta il diritto all’emigrazione. Secondo il Presidente di Fratelli d’Italia, infatti, non è ammissibile che le persone scappino dalla fame o dalla povertà, che secondo lei è riassumibile in un “perché gli va”, magari cercando l’isola felice proprio nel nostro paese. A parte il razzismo neanche troppo latente di queste gravi affermazioni, volevo riflettere sulla frase chiave del suo sfogo. Quel “perché gli va” che a mio avviso è proprio ciò che crea il gap tanto temuto, la grande distanza non tra popoli, culture o stati ma tra persone, tra possibilità. -taglio-Oggi la vera ricchezza è permettersi di fare ciò che si vuole: stare con chi vogliamo, mangiare con chi vogliamo, lavorare quando, come e dove vogliamo, vivere come vogliamo. Tanti danno tutto questo per scontato, o addirittura pensano che è così che conducono le proprie vite, mentre in realtà questi assoluti sono ben lontani dal loro quotidiano. Quante volte ci troviamo a dover frequentare, o almeno passare del tempo, con persone che non ci piacciono? Quante volte dobbiamo mangiare cibi che sono non più che commestibili? Quanto sul posto di lavoro ci lamentiamo per colleghi o condizioni? Sono purtroppo certo che tutto questo sia molto più comune di quanto si creda, e soprattutto di quanto credano chi ci governa a Roma o chi influenza il mondo della comunicazione nei vari divani televisivi e talk show. Il “perché gli va” è un lusso che alcuni non vogliono concedere pensando che sia un bene prezioso da noi conquistato dopo lunghi anni di sofferenze. Non si accorgono che le persone normali, purtroppo, non hanno alcuna possibilità di fare “come gli va”, ne loro ne chi gli sta intorno, e lo stesso vale per gli immigrati, che se -taglio2-scappano non fanno “come gli va” ma come devono, per rimanere vivi e/o per continuare ad avere una speranza. Sarebbe bello poter fare ognuno come ci pare, non con lo spettro dell’anarchia totale ma con l’idea di un mondo felice, rilassato e tranquillo, dove tutti fanno ciò che li rende delle persone migliori e dove non c’è odio ma voglia di vivere bene e per il bene, in tutte le sue sfaccettature. Siamo ad inizio anno, e come sempre – fortunatamente – risuonano ancora in giro le note de “L’anno che verrà” di Lucio Dalla. Quel “si farà l'amore ognuno come gli va” simbolico di una tanto agognata libertà in tutto. Ma il tempo passa e le sue predizioni continuano a non avverarsi. Siamo ancora coi sacchi di sabbia vicino alla finestra, la sera si esce sempre meno, compreso quando è festa, e si sta senza parlare per settimane. E purtroppo, come descritto, rimane ancora troppo tempo a quelli che non hanno niente da dire. Vogliamo pensare che sia l’anno buono affinché qualcosa cambi? Facciamolo, ma le premesse non sono certo le migliori, ed anche la televisione di annunci, ahinoi, è da tempo che non ne fa.





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