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Alessandro Kokocinski

di Joanna Irena Wrobel

numero 178 - Giugno 2017

La vita e la maschera, l’anima e lo specchio, l’Angelo e il Pulcinella, il Clown dal viso greve di biacca e il funambolo etereo: il mistero che aleggia ovunque, tra identità, il doppio, la dis-identità. Il mito e la finzione, il folklore e la realtà, le atmosfere dal forte impatto scenografico ed evocativo, regnano nelle opere di Alessandro Kokocinski...


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Dipinti, sculture, altorilievi, installazioni, disegni, libri d’artista, dove la cartapesta è protagonista assoluta, medium essenziale di quasi tutti i lavori, elemento coagulante, materia dell’effimero, materiale poverissimo, che assurge al ruolo di una pietra preziosa. Opere indiscutibilmente innovative nella complessa struttura e fortemente segnate dalla profonda ricerca artistica. Una straordinaria e ricca opera omnia ispirata e dedicata al significato, alla valenza e alla metamorfosi della “maschera”. La maschera, che l’artista definisce “mediatrice fra noi e il vuoto insondabile celato”, la cui iconografia accompagna da sempre la storia dei popoli e la storia dell’arte. Alessandro Kokocinski (1948) nasce a Porto Recanati, figlio di un militare polacco e di una pittrice russa: due transfughi alla ricerca di una terra promessa. -taglio- Una vita di stenti e di colpi di scena, una infanzia turbolenta tra gli indios delle foreste pluviali e una adolescenza tra i saltimbanchi di uno sgangherato circo equestre. La storia artistica di Kokocinski è strettamente legata ai drammatici episodi del ‘900 latinoamericano: le repressioni del peronismo in Argentina e il golpe di Pinochet in Cile. Un’ esistenza traumatica e impossibile, con guizzi da lieto fine: un Uomo spodestato dalla terra e apolide per destino, che elegge il cielo a Patria universale, liturgica, assoluta e lucente. Il sogno dell’Artista che si compie giorno per giorno, la realtà contro l’inganno, la lotta incessante per una libertà illimitata, lo costringono al ritorno in Europa, dove dopo un breve soggiorno in Francia, approda prima in un borgo di 80 anime sulle rive del Lago di Piediluco, per poi mettere le radici a Tuscania: luogo autentico, di pace e di infiniti silenzi. L’ arte di Alessandro Kokocinski va letta sempre in parallelo alla sua intricata esperienza di vita. Mai come in questo caso, è impossibile separare l’Uomo dall’Artista, per non cadere nel banale errore di ridurre la storia dell’arte al mero processo creativo senza considerare che, dietro all’ingegno e alla superba tecnica, si nasconde il percorso esistenziale e interiore del suo autore. -taglio2- Benché sia un autodidatta, l’arte di Kokocinski si manifesta da sempre, colta e raffinata. Un artista visionario, dalla cangiante personalità, un poeta delle immagini, alchimista del gesto, architetto dell’anima, che costruisce sotto un ideale tendone del circo (con il colore e con la materia grumosa) un Universo complesso, mistico e multiforme. Sfilano sulle tele i cortei sinuosi di figure mascherate in continua trasformazione. Perturbanti processioni di esseri e di esistenze nascono dal fantastico mondo della fiaba russa, si combinano con gli elementi del realismo sudamericano, traggono gli spunti dalla tradizione pittorica italiana e spagnola, si mescolano con gli elementi del teatro popolare napoletano. Un carosello di figure eleganti e flessuose, reminiscenze del mondo classico, dai gesti concisi, caratteri atletici appena abbozzati, forme celestiali ed evanescenti, voli angelici dai riflessi iridescenti, si librano in aria. Talvolta è un assalto al cuore colmo, una colata di lapilli incandescenti dal ritmo tragico e malinconico. Nella cancellazione del reale si attua il mistero. Tutto si annulla, per poi ricominciare.





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