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CLAUDIO AMENDOLA

A cuor “leggero”

di Tommaso Martinelli

Numero 195 - Gennaio 2019

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Siamo abituati a vederlo in molteplici ruoli, dal poliziotto al padre di famiglia, dai film d’autore alla tv: l’attore romano continua a non sbagliare un colpo


Dopo anni di lontananza dal piccolo schermo, è tornato in tv nei panni di un poliziotto indurito dalla vita, ma che nasconde un grande cuore. Claudio Amendola, protagonista di “Nero a metà”, la nuova serie poliziesca di Raiuno, ancora una volta, ha fatto centro conseguendo eccellenti ascolti. Proprio durante le riprese di questa fiction, lo scorso settembre, l’attore romano è stato colto da infarto. Un brutto spavento, oggi fortunatamente solo un ricordo lontano. Dopo aver voltato pagina, il simpatico Claudio si racconta con la consueta schiettezza tra soddisfazioni professionali e gioie familiari che lo accompagnano sempre e comunque. Noi di Albatros lo abbiamo incontrato in esclusiva.

Come definiresti Carlo Guerrieri, il personaggio che hai interpretato nella prima stagione di “Nero a metà”?

“Carlo è un uomo un po’ ‘ciancicato’ dalla vita e dal carattere ruvido. Un poliziotto istintivo, ribelle, un po’ allergico alle regole. Ma c’è del tenero in lui, non a caso è molto amato dalla sua squadra di lavoro e soprattutto da sua figlia.”

Perché questo suo personaggio è stato definito “Nero a metà”?

“Perché esiste una parte di lui molto oscura e profonda. Si tratta di un fardello che appartiene al passato, una ferita che viene da lontano che si crede essere ormai guarita, ma che, invece, tornerà a riaprirsi e a sanguinare. Questo metterà a dura prova il personaggio di Carlo ed il suo rapporto con gli altri.”

Con il collega, il vice ispettore Soprani, Guerrieri costituisce una sorta di “strana coppia”, non a caso sono espressione di due modi di vivere e lavorare profondamente diversi...

“Sì. Abbiamo scelto la chiave dell’ironia e dell’autoironia per trattare temi seri, come i disagi che incontra nella sua vita quotidiana un poliziotto come lui, italiano, ma di colore. Miguel Gobbo Diaz, l’attore che interpreta Malik Soprani, ha attinto al suo vissuto, visto che ha origini domenicane, ma vive a Vicenza dall’età di tre anni. L’insieme di queste due personalità differenti ha creato uno strano equilibrio, che spesso si perde, ma che in fin dei conti non dispiace a nessuno dei due!”

Invece con il resto del cast come sono andate le riprese della fiction?

“Ho avuto la fortuna di lavorare con attori davvero capaci che, come tutti si sono accorti puntata dopo puntata, hanno davvero rappresentato e rappresentano il sale di questa serie. Quando si lavora con i giovani si recupera quell’entusiasmo che noi attori maturi magari abbiamo un po’ perso per strada. A contatto con loro, invece, ci si ricorda quanto è bello questo mestiere, già solo perché ti permette di leggere l’entusiasmo e la gioia nei loro volti, nei loro occhi. Ho lasciato un pezzetto di cuore su quel set... purtroppo nel senso più vero dell’espressione, visto che un infarto mi ha colpito appena dieci giorni dopo l’inizio delle riprese. Tutti, però, mi hanno aspettato.”-taglio-

Questa serie affronta tra le sue tante tematiche quella del pregiudizio. Agli inizi della tua carriera, lo hai avvertito su di te per il fatto di essere "figlio di..." (Amendola è figlio degli attori e doppiatori Ferruccio Amendola e Rita Savagnone, ndr)?

“Poco, per fortuna. Il mio, d’altra parte, è un ambiente pieno di figli d’arte. Se non sei bravo, però, duri al massimo un paio d’anni e devi trovarti un altro lavoro, anche perché c’è gente che investe soldi (e tanti) in questi progetti e quindi se non funzioni devi cambiare mestiere. Chi fa televisione, per esempio, entra in casa degli italiani e può continuare a farlo se il pubblico esprime gradimento nei suoi confronti. Diventi uno di famiglia e per rimanere tale, per ripagare la loro fedeltà, devi essere autentico e coerente. Sempre. Ecco io ‘mangio’ a casa degli italiani da una vita e ne vado fiero.”

Il tuo ispettore è un papà piuttosto geloso. Lo sei stato anche tu delle tue figlie nella realtà?

“No, sono stato molto diverso… attento sì, ma geloso no. Ho conquistato la loro fiducia e non penso esista traguardo più importante per un genitore. Non credo nella severità e ritengo non funzioni in un rapporto genitore-figlio. É difficilissimo fare il genitore, lo dico da nonno ormai!”

Al tuo ultimogenito,Rocco, piacerebbe ripercorrere le orme professionali di mamma (Francesca Neri, ndr) e papà?

“No, Rocco non ha velleità artistiche, vorrebbe fare il dirigente sportivo. É romanista come papà.”

Con Francesca Neri, il 10 dicembre, hai festeggiato otto anni di matrimonio e state insieme da più di venti. Qual è il segreto di un’unione così solida e duratura?

“Ci ha aiutati molto il fatto di esserci incontrati tardi, in età matura, con il nostro bagaglio di esperienze e la nostra voglia di stabilità e famiglia. Negli anni abbiamo imparato a rispettarci, a sopportare vicendevolmente i nostri piccoli difetti, quindi a perdonarci. E alla fine ami anche i difetti della persona che hai accanto, proprio perché sono suoi, perché fanno parte di lei. Devo ammettere che non abbiamo fatto fatica a stare insieme tutti questi anni. É stato bello persino affrontare assieme le difficoltà. Ci amiamo ancora tanto, lo dimostra il fatto che se sono fuori qualche giorno, lei mi manca e anche molto. L’incontro con Francesca è stato fondamentale per me, mi ha cambiato la vita.”

In che modo?

“Beh, Francesca mi ha fatto scoprire come e quanto si possa amare una persona, anche al di là di se stesso. Un sentimento talmente importante che sarebbe un peccato mortale sciupare, o sprecare. Per questo motivo, lo coltivi, ti rendi conto della fortuna che hai avuto e quella persona te la tieni stretta.”

È iniziato un nuovo anno, in cosa la vedremo impegnato?

“Non posso dire ancora i prossimi progetti, però di sicuro sarò presente al cinema ed in televisione.”

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