Vite nuove

di Maresa Galli

Numero 183 - Dicembre 2017

Un Festival che accende i riflettori sui diritti negati, violati, calpestati, con la volontà di andare oltre senza, però, dimenticare


La IX edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, che si è svolta a Napoli lo scorso mese di novembre, si intitola “Mari, muri e filo spinato”. L’evento gode del patrocinio del Consiglio d’Europa, di Amnesty International Italia e dell’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. Il Festival è stato presentato nella Sala Giunta del Comune di Napoli dall’assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele che ha sottolineato l’identità di Napoli quale città della pace, della solidarietà, città rifugio e del dialogo interreligioso, antichissima, più della polis, “Atena nera” di tolleranza e culla di civiltà. “Siamo orgogliosi - ha affermato Daniele - di avere a Napoli dei Festival del Cinema che non si preoccupano del red carpet ma si impegnano a costruire una strada di intelligenza critica e di un nuovo umanesimo. Questa è la via su cui bisogna continuare a camminare". Gratuito, su un palcoscenico itinerante, il Festival accende i riflettori sui diritti negati/violati/calpestati: migranti, uranio impoverito, tortura, salute mentale. Ospiti illustri come Erri De Luca, Ilaria Cucchi, Domenico Lucano, sindaco di Riace, accendono le riflessioni. “Nel nostro Festival – spiega Maurizio Del Bufalo, coordinatore della rassegna - c'è spazio per voci di donne e uomini che sognano nuove vite, ma anche per chi è rinchiuso in un braccio del penitenziario napoletano di Poggioreale; insieme a noi prenderanno forma i fantasmi degli ospedali psichiatrici. Tenteremo di capire cosa si nasconde dietro la strage dei militari italiani colpiti dalle radiazioni dell’uranio impoverito e scopriremo che la tortura, che abbiamo raccontato in tanti film sudamericani, vive anche dietro le porte chiuse di casa nostra, delle nostre caserme”. -taglio- Il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli fa parte, dal 2009, del circuito Human Rights Film Network (HRFN) al quale appartengono oltre 40 Festival che promuovono il cinema di impegno sociale e, tra questi, Fi Sahara, che si svolge nel territorio Saharawi. Tanti gli appuntamenti, aperti il 6 novembre scorso dalla proiezione del film di Antonio Manco, “Ni un pibe de menos”, nel carcere di Poggioreale alla presenza, tra gli altri, del Sindaco di Napoli. Dall’incontro è scaturito un dibattito che proseguirà nei prossimi mesi con la collaborazione della Direzione della casa Circondariale e dell’Asl 1 di Napoli centro. Una giornata dedicata alle stragi silenti ha visto il dibattito con studenti che hanno appreso delle morti silenziose provocate dall’uranio impoverito e dei danni provocati agli esseri umani, all’ambiente e agli animali da altre sostanze usate nelle installazioni militari. Dibattiti poi sul tema delle sparizioni forzate, di cui sono stati vittime, tra tanti altri, i familiari di Julio Santucho, fondatore del festival argentino DerHumAL, da cui ha preso spunto l’iniziativa napoletana. Un ricordo di Giulio Regeni, per il quale si attendono ancora verità e giustizia, ha acceso l’incontro sui Paesi nei quali lo Stato ancora sequestra, tortura e uccide. E ancora si è parlato del “modello Riace”, con la presentazione del libro di Tiziana Barillà “Mimì capatosta. Mimmo Lucano e il modello Riace”, con la scrittrice e Domenico Lucano. Il Festival ha ricordato Mario Dondero nello spazio comunale Piazza Forcella, con una proiezione di sue immagini curata dalla Fototeca di Fermo, commentate dalla sua compagna Laura Strappa e dal regista Alessandro Negrini. -taglio2- Oltre 200 le pellicole presentate al pubblico, tra documentari, lungometraggi, corti e film d’animazione. I migliori sono stati premiati nella Biblioteca dedicata ad Annalisa Durante, a Forcella. Per la categoria “Human Rights Animation” ha vinto il cortometraggio “Teddy Bear” del regista Hermes Mangiaraldo, che ha raccontato i viaggi dei migranti dai campi d’accoglienza fino a quelli per mare. Menzione speciale alla regista argentina Irene Blei con “A letter from Leticia”. Nella sezione “Human Rights Shorts” per i migliori cortometraggi è stato scelto “Barber Shop” del regista Luc Vrydaghs. Per “Human Rights Doc”, sezione dedicata ai documentari ed ai lungometraggi, la giuria ha premiato con una menzione speciale “Complicit”, della regista Heather White che ha aperto una riflessione sul diritto alla salute degli operai cinesi impegnati alla lavorazione dei materiali che compongono i cellulari moderni. Il primo premio è andato a “Coffee for all Nations” della regista palestinese Wafa Jamil. Ancora premi da parte della giuria popolare del Festival, che ha conferito il primo posto a “El color de camaleon” del giovane regista cileno Andrès Lubbert: un film ispirato al trauma di chi ha vissuto gli anni della dittatura di Pinochet. Una preziosa panoramica sul lavoro di cineasti coraggiosi, unici, da sostenere, per non disperdere le storie difficili e spesso rischiose che raccontano. Una grande rete che si amplia e schiera dalla parte dei diritti umani, per denunciare e resistere attraverso lo sguardo del cinema di impegno.





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