Vagabondo innamorato

di Laura Fiore

Numero 176 - Aprile 2017

Tante sono le storie raccontate nel nuovo album del cantautore romano David Boriani, che ha provato a scrivere un disco sull’amore, “sperando di esserci riuscito…”


Il panorama della musica italiana cantautoriale, ha dato il benvenuto ad un nuovo giovane artista: David Boriani. La sua passione per la musica ha radici molto profonde, e nel 2008 inizia la sua avventura con la band “Duren and the Catering” con la quale pubblica l’EP “Il nostro quadro”. Questa del gruppo, però, non è la dimensione artistica più adatta a David, così qualche anno dopo decide di chiudere il progetto per intraprendere la strada da solista. Il 2016 è stato l’anno della svolta, esce “Becker” il suo album d’esordio, che vanta la collaborazione di Daniele Sinigallia, produttore di fama internazionale. In “Becker” ritroviamo tutti i batticuori quotidiani di Boriani, la maggior parte del disco è caratterizzato dalla presenza di figure femminili. Donne cui l’artista ha voluto bene e con le quali ha condiviso tante esperienze. Ogni canzone è un mondo a se stante, il filo conduttore del disco è David e la sua vita.

Il tuo nuovo album “Becker” delinea il tuo senso di non appartenenza, lo hai definito un disco “solo pop”, spiegaci meglio… -taglio- “Hai detto bene, il disco esprime bene la mia identità che paradossalmente è pervasa da un sentimento di non appartenenza. Si tratta di un concetto abbastanza pesante, o meglio, da intellettuale, ma poiché non mi definisco tale, ho cercato di alleggerirlo un po’. L’unica maniera per rendere l’album più fruibile era quello di dargli un titolo che avesse in se questa spensieratezza, ma in maniera molto blanda. Così è nato tutto: alludendo a Tom Becker, filosofo del calcio disegnato. Sono cresciuto con il cartone animato ‘Holly e Benji’, uno dei personaggi era appunto Tom Becker, in lui mi sono sempre molto riconosciuto. Come Tom, ho cambiato spesso casa, amici, e intrapreso nuovi progetti e strade. Nessun luogo mi appartiene in maniera definitiva, sono innamorato di tutte le esperienze che ho fatto e non mi sento parte di qualcosa di specifico.”

In uno dei brani dell’album, “Julienne Juliette” canti di un non-amore, o meglio, di qualcosa di non riuscito che ha lasciato un bel ricordo per l’anima. Ti sei mai trovato in una simile situazione?

“Certo, questo lavoro non è altro che una cronaca di quello che ho vissuto. Nel brano c’è l’inquietudine di quando stai bene con una persona, ma sai che quei momenti non sono destinati a durare nel tempo. Due persone totalmente differenti che hanno cercato di andarsi incontro ma non ci sono riuscite. Probabilmente non hanno intrapreso il percorso giusto per arrivare all’insieme.”

Nel disco c’è anche una cover: “Passaggio a livello” di Jannacci. Come mai questa scelta?

“Sono legato tanto alla scrittura di Jannacci, lui mi ha molto influenzato artisticamente. La sua ironia mi fa sentire meno imbecille quando scrivo qualcosa sull’amore. Questa canzone è di tanti anni fa, in pochi la -taglio2- conoscono, e Tenco la riprese a sua volta. Tenco è un altro dei miei cantautori preferiti, con una canzone sono riuscito a rendere omaggio a due grandi della musica italiana.”

Com’è stato collaborare con Daniele Sinigallia?

“Lo studio di Daniele è il tempio della musica! Prima di iniziare a registrare il disco, avevo mandato tutto il materiale da ‘esaminare’ e la cosa particolare fu che il singolo che ha lanciato il disco ‘È Francesca’ è una canzone scritta parecchi anni fa, e che non pensavo potesse essere inserita nell’album. Per Daniele funzionava. Io non l’avevo mai contemplata, ma lui ha avuto la giusta intuizione. Non ho potuto fare a meno di prendere Daniele come esempio, un vero e proprio mentore.”

Come sei cambiato artisticamente dal primo EP “Il nostro quadro”?

“Crescere è un lusso, quello che oggi mi rappresenta è qualcosa di totalmente diverso dal passato. Nel primo EP, pubblicato con la band, era un’altra musica, un altro approccio. Cos’era? Ero io. Non sono mai stato contento di quel primo lavoro, non perché non valesse, però non ne ero sicuro. Era più pop e meno ricercato, comunque genuino, vero e non sarei la persona che sono oggi se non avessi fatto questo step precedente. Nel 2012 ho deciso di sciogliere la band per mettermi in proprio, avevo altre cose da dire, altre canzoni da suonare e volevo presentare quello che davvero era ed è David.”

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

“Riuscire a portare a più persone il mio progetto, e suonare. Inoltre, auguro a tutti gli artisti di andare in tour, perché è una delle esperienze più belle di questo ‘mestiere’. Voglio che la mia passione possa diventare a tutti gli effetti un lavoro, anche se poi non è più lavoro quando fai qualcosa che ami.”





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