Uscita di emergenza

di Yvonne Carbonaro

Numero 182 - Novembre 2017

Vi presentiamo l’ultimo spettacolo andato in scena allo storico Teatro San Ferdinando: tra storia e sarcasmo è impossibile non restare estasiati


L’incontro di un grande autore come Santanelli e di un grande attore come Rigillo ottiene l’effetto di trattenere l’attenzione degli spettatori presenti al Teatro San Ferdinando dalla prima all’ultima battuta, anche grazie alla sapiente regia e alla recitazione di Claudio di Palma nel ruolo del viscido Pacebbene. Rigillo è un Cirillo ironico e autoironico, saggio, pacato e insieme strampalato, che vive dei ricordi di gloria di quando lavorava come suggeritore “souffleur” seguendo “la grande signora” in tournée. Sono due disperati, due uomini soli che invece di farsi compagnia si azzannano a vicenda con dispetti e sospetti, soprattutto da parte di Pacebbene, per ritrovarsi occasionalmente abbracciati nei fuggevoli momenti di terrore delle scosse sismiche. Queste due patetiche solitudini a causa del bradisismo-terremoto, presenza costante e simbolica in questa terra ballerina, si sono rifugiati e chiusi in una casa isolandosi dal resto del mondo. -taglio- Casa che, lo scenografo Luigi Ferrigno, rende con immagine onirica e iperrealistica insieme: una grande lastra sghemba che schiaccia un ammasso di statue e reperti antichi, il corpo di Napoli, sfingi egizie, pezzi di capitelli. Il passato e il sottosuolo della città, la sua identità perduta. E perdute sono le identità di questi due uomini che cercano di cancellare del passato i ricordi più pesanti e insostenibili. Nello sfondo la parete nera lascia talvolta intravedere strati di scheletri (e di drammi) accumulatisi nei tempi remoti della storia. Troneggia in alto al centro la stanza da bagno con il wc, dove Pacebbene di frequente si rifugia sia per necessità fisiologiche sia per pontificare, da tale posizione rialzata, sulle scritture e sui luoghi comuni delle proprie convinzioni di bigotto ex-sacrestano. Da quel luogo, inoltre, con una scala si arrampica sul tetto per guardare fuori: unica apertura all’esterno di quella specie di claustrofobica prigione in cui i due si sono volontariamente relegati. Giuste e suggestive le musiche di Paolo Coletta ed espressivi i giochi di luci di Gigi Saccomandi. Una regia ed un’edizione decisamente ben riuscita, anzi tra le migliori, di un testo che colpisce per la sua scabra attualità pur se scritto nel lontano 1978. Da allora è stato interpretato da differenti attori e con differenti modalità. All’estero è stato tradotto e messo in scena in più lingue, a riprova del talento di un drammaturgo come Manlio Santanelli, classe 1938, che già dagli esordi, insieme a Ruccello e Moscato, -taglio2- crea un nuovo indirizzo contenutistico e formale rompendo con certa napoletanità oleografica e prendendo anche le distanze sia dalla tradizione eduardiana, riflesso della società piccolo borghese, sia da quella di Viviani più vicina al mondo proletario. Dal secondo novecento, che ha visto confondersi, classi sociali, ideologie e valori, senso etico e senso civico, cultura e non cultura, lingue e linguaggi, Santanelli trae flash di caustica incisività sull’oggi. Il contrasto tra due elementi apparentemente inconciliabili: il senso tragico della vita e l’ironia, lo rende autore originalissimo, inoltre il suo impagabile senso dell’humor spinge ad immediata ilarità. Comico, tragico e grottesco s’intrecciano in situazioni che nell’apparente paradosso altro non sono che specchio della vita vera. A partire dal suo grande primo successo: “Uscita di emergenza” appunto, va considerato come uno degli scrittori più innovativi sul piano sia linguistico che dei temi focalizzati, decisamente proiettato nel panorama letterario europeo. Davvero felice possiamo considerare l’incontro con Rigillo, che egli stesso definisce “attore di razza”. Rigillo che, si sa, ha a suo attivo un curriculum lunghissimo e prestigioso per le tante interpretazioni indimenticabili in vari generi teatrali e cinematografici con la sua perfetta dizione sia in lingua italiana che in quella napoletana, anche in questa occasione ha offerto una magnifica “prova d’attore” degna della sua fama.





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